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Errore materiale: correzione nome dalla Cassazione

La Corte di Cassazione, con un’ordinanza, ha disposto la correzione di un errore materiale presente in un precedente atto giudiziario. Nello specifico, il nome di un ricorrente era stato trascritto in modo errato. La Corte, applicando l’articolo 130 del codice di procedura penale, ha ordinato la rettifica per garantire l’esattezza formale del documento, dimostrando la procedura standard per sanare questo tipo di sviste.

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Pubblicato il 28 novembre 2025 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Errore Materiale: Come la Cassazione Corregge gli Atti Giudiziari

L’accuratezza formale degli atti giudiziari è un pilastro della certezza del diritto. Un semplice sbaglio nella trascrizione di un nome o di una data può generare confusione e incertezze. Fortunatamente, l’ordinamento prevede uno strumento agile per rimediare a queste sviste: la procedura di correzione dell’errore materiale. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ci offre un esempio pratico di come questo meccanismo funzioni, anche ai massimi livelli della giurisdizione.

I Fatti del Caso: un Nome Trascritto Erroneamente

La vicenda nasce da un’inesattezza riscontrata nel dispositivo trascritto nel ruolo di una pubblica udienza. In tale documento, il nome di uno dei ricorrenti in un procedimento penale era stato indicato erroneamente. Invece del nominativo corretto, ne era stato riportato uno molto simile ma sbagliato. Si trattava di una classica svista, un refuso di trascrizione che, pur non alterando la sostanza della decisione, comprometteva la precisione formale dell’atto.

La Procedura di Correzione dell’Errore Materiale

Di fronte a un’evidente discrepanza, la Corte ha attivato la procedura prevista dall’articolo 130 del Codice di Procedura Penale. Questa norma consente al giudice di correggere, in qualsiasi momento, le sentenze, le ordinanze e i decreti che contengano errori od omissioni materiali non determinanti nullità. Si tratta di una procedura snella che non richiede un nuovo giudizio sul merito della questione, ma si limita a emendare l’atto per renderlo conforme alla reale volontà del giudice. L’obiettivo è ripristinare la corrispondenza tra il pensiero del giudicante e la sua espressione materiale nell’atto scritto.

La Decisione della Corte: l’Ordinanza di Rettifica

La Corte di Cassazione, rilevato il palese errore materiale, ha emesso un’apposita ordinanza. Con questo provvedimento, ha disposto formalmente la correzione del nome del ricorrente. La Corte ha ordinato che, laddove nel precedente atto era scritto il nome sbagliato, si dovesse leggere quello corretto. Infine, ha incaricato la Cancelleria di annotare la correzione sull’originale dell’atto, garantendo così che la rettifica avesse piena efficacia legale e fosse tracciabile.

Le Motivazioni

La motivazione alla base della decisione della Suprema Corte è stata concisa e diretta. I giudici hanno semplicemente constatato l’esistenza di un ‘mero errore materiale’ nella trascrizione del nome di un ricorrente all’interno del dispositivo del ruolo d’udienza. Riconosciuta la natura puramente formale della svista, che non intaccava in alcun modo il contenuto sostanziale della decisione precedentemente presa, la Corte ha ritenuto necessario intervenire per ripristinare la correttezza formale dell’atto. Il fondamento giuridico dell’intervento è stato esplicitamente individuato nell’articolo 130 del codice di procedura penale, norma che disciplina appunto la procedura per la correzione degli errori materiali, assicurando così un rimedio rapido ed efficace.

Le Conclusioni

Questa ordinanza, pur nella sua semplicità, sottolinea un principio fondamentale: l’importanza della precisione e dell’accuratezza in ogni fase del processo. Dimostra come l’ordinamento giuridico sia dotato di strumenti specifici per sanare le imperfezioni formali senza dover rimettere in discussione il merito di una decisione. Per i cittadini e gli operatori del diritto, ciò rappresenta una garanzia di affidabilità e certezza, confermando che anche un errore di battitura può e deve essere corretto per assicurare che la giustizia non sia solo sostanziale, ma anche formalmente ineccepibile.

Cos’è un errore materiale secondo la procedura penale?
È una svista puramente formale in un atto giudiziario, come un errore di trascrizione di un nome, che non influisce sul contenuto della decisione e può essere corretto con una procedura semplificata.

Come viene corretto un errore materiale da un giudice?
Il giudice, una volta rilevato l’errore, emette un’apposita ordinanza di correzione, come previsto dall’art. 130 del codice di procedura penale, ordinando alla cancelleria di annotare la modifica sull’atto originale.

Qual era l’errore specifico corretto in questo caso dalla Cassazione?
L’errore consisteva nella trascrizione sbagliata del nome di un ricorrente nel dispositivo del ruolo di una pubblica udienza. La Corte ha ordinato di sostituire il nome errato con quello corretto.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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