Errore Materiale: Quando la Giustizia si Corregge
Nel complesso mondo del diritto, la precisione è fondamentale. Tuttavia, anche negli atti giudiziari più importanti può insinuarsi un errore materiale, una svista che, sebbene non alteri la volontà del giudice, rischia di creare confusione. Un’ordinanza recente della Corte di Cassazione ci offre un chiaro esempio di come il sistema giudiziario disponga di strumenti per auto-correggersi, garantendo certezza e correttezza formale.
Il Caso: uno Scambio di Nomi in Sentenza
I fatti all’origine della vicenda riguardano un procedimento penale a carico di un individuo, imputato per il reato di cui all’art. 367 del codice penale. In tale procedimento si era costituita come parte civile una nota società assicurativa, chiamiamola Società Alfa S.p.A., per ottenere il risarcimento dei danni subiti.
La Corte di Cassazione, con una precedente sentenza, aveva dichiarato inammissibile il ricorso dell’imputato, condannandolo alla refusione delle spese processuali in favore della parte civile. Tuttavia, sia nell’intestazione (epigrafe) che nella parte decisionale (dispositivo) della sentenza, la società beneficiaria era stata erroneamente indicata come Società Beta S.p.A., un’altra compagnia assicurativa, invece della corretta Società Alfa S.p.A.
La Correzione dell’Errore Materiale da Parte della Corte
Accortasi della palese svista, la stessa Seconda Sezione Penale della Cassazione è intervenuta con una successiva ordinanza per porre rimedio. Il Collegio ha riconosciuto che si trattava di un mero errore materiale, un’evidente svista che non intaccava il merito della decisione ma che necessitava di una pronta emenda per evitare problemi pratici e giuridici.
La Corte ha quindi disposto la correzione formale della precedente sentenza, ordinando che, in ogni punto in cui compariva il nome della Società Beta S.p.A., si dovesse intendere e leggere il nome corretto, ovvero Società Alfa S.p.A.
Le Motivazioni della Decisione
La motivazione alla base di questa ordinanza è semplice e diretta: l’errore era evidente e non frutto di una nuova valutazione nel merito. La volontà dei giudici era, fin dall’inizio, quella di condannare l’imputato al pagamento delle spese in favore della parte civile effettivamente costituita e vittoriosa nel giudizio, cioè la Società Alfa S.p.A. L’indicazione di un’altra società è stata una semplice imprecisione redazionale.
La procedura di correzione dell’errore materiale serve proprio a questo: a sanare le inesattezze formali senza dover rimettere in discussione l’intera decisione. Questo strumento garantisce l’efficienza del sistema giudiziario, permettendo di rettificare rapidamente refusi o sviste che potrebbero compromettere l’esecutività di un provvedimento.
Conclusioni e Implicazioni Pratiche
Questa vicenda, sebbene semplice, sottolinea un principio fondamentale: la giustizia deve essere non solo sostanziale, ma anche formalmente corretta. Un errore materiale, come un nome sbagliato, può creare ostacoli significativi, ad esempio nell’esecuzione forzata di una condanna al pagamento delle spese.
L’ordinanza di correzione dimostra la capacità del sistema di garantire che gli atti giudiziari rispecchino fedelmente la realtà processuale e la volontà del giudice. Per le parti coinvolte, ciò significa avere la certezza che i loro diritti, come quello al risarcimento delle spese legali, siano correttamente attribuiti e possano essere fatti valere senza ambiguità. In conclusione, questo caso è un esempio didattico dell’importanza della precisione negli atti legali e dell’esistenza di meccanismi efficaci per preservarla.
Cosa si intende per errore materiale in una sentenza?
Per errore materiale si intende un’inesattezza palese e involontaria, come un errore di battitura o l’indicazione di un nome errato, che non influisce sulla sostanza della decisione del giudice ma riguarda solo la sua formulazione scritta.
Qual è stata la conseguenza dell’errore materiale nel caso specifico?
L’errore ha portato all’indicazione di una società assicurativa sbagliata come beneficiaria della condanna alle spese processuali. Se non corretto, questo errore avrebbe impedito alla parte civile corretta di riscuotere quanto le spettava.
Come ha risolto la Corte di Cassazione il problema?
La Corte ha emesso un’apposita ordinanza di correzione, disponendo che il nome errato della società venisse sostituito con quello corretto in tutte le parti della sentenza originale, sanando così l’inesattezza formale.
Testo del provvedimento
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 2 Num. 24317 Anno 2024
Penale Sent. Sez. 2 Num. 24317 Anno 2024
Presidente: COGNOME NOME
Relatore: COGNOME NOME
Data Udienza: 21/05/2024
ORDINANZA
sul ricorso proposto da: parte civile RAGIONE_SOCIALE nel procedimento a carico di: COGNOME NOME nato a MELITO DI PORTO SALVO il DATA_NASCITA avverso la sentenza del 07/03/2024 della CORTE DI CASSAZIONE di ROMA udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME; lette le conclusioni del P. G., che ha chiesto correggersi l’errore materiale; ricorso trattato con contraddittorio scritto ai sensi dell’art. 23 co. 8 D.L. n.137/2020 e successivo art. 8 D.L. 198/2022.
RITENUTO IN FATTO E IN DIRITTO
Con sentenza n. 13950/2024 pronunciata all’udienza pubblica del 7 marzo 2024, la Seconda Sezione di questa Corte ha deciso sul ricorso R.G.N. 18898/2023, proposto )1 COGNOME NOME, imputato per il reato di cui all’art. 367 cod. pen., in relazione al quale era LL costituita parte civile società RAGIONE_SOCIALE
La Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso ed ha condannato l’imputato alla refusione delle spese processuali sostenute dalla parte civile, erroneamente indicata nella RAGIONE_SOCIALE, in luogo che nella RAGIONE_SOCIALE
Ritiene il Collegio che trattasi all’evidenza di mero errore materiale, che deve dunque essere emendato.
Va, dunque, disposta la correzione dell’errore materiale intervenuto nell’epigrafe e nel dispositivo della sentenza n. 13950/2024 pronunciata all’udienza pubblica del 7 marzo 2024, disponendo che, laddove si legge «RAGIONE_SOCIALE», deve invece leggersi «RAGIONE_SOCIALE».
P. Q. M.
Dispone la correzione dell’errore materiale contenuto nell’epigrafe e nel dispositivo della sentenza n. 13950/2024 resa da questa Corte ,Seconda sezione penale,all’udienza pubblica del 7/3/2024 nei confronti di COGNOME NOME, nel senso che, laddove si legge «RAGIONE_SOCIALE», deve invece leggersi «RAGIONE_SOCIALE».
Manda alla Cancelleria per le conseguenti annotazioni.
Così deciso in Roma, il giorno 21 maggio 2024.