Errore Manifesto e Patteggiamento: Limiti al Ricorso in Cassazione
L’ordinanza in esame offre un importante chiarimento sui limiti del ricorso per Cassazione avverso le sentenze di patteggiamento. La Corte Suprema ha specificato le condizioni stringenti per contestare la qualificazione giuridica del fatto, focalizzandosi sul concetto di errore manifesto qualificazione giuridica. Questo principio è fondamentale per comprendere quando e come sia possibile impugnare un accordo sulla pena, evitando di incorrere in una dichiarazione di inammissibilità e nelle conseguenti sanzioni economiche.
Il Caso: Un Allontanamento di Pochi Minuti e il Ricorso
Il caso trae origine da un ricorso presentato avverso una sentenza di patteggiamento emessa dal Tribunale di Livorno. La condotta contestata consisteva in un allontanamento di soli otto minuti. La parte ricorrente ha adito la Corte di Cassazione lamentando un vizio di violazione di legge, in particolare un’errata qualificazione giuridica della condotta. L’obiettivo era ottenere una revisione della classificazione del reato, ritenuta non corretta.
Tuttavia, il ricorso si scontrava con i limiti specifici imposti dall’articolo 448, comma 2-bis, del codice di procedura penale, che regola l’impugnazione delle sentenze di patteggiamento.
L’Errore Manifesto nella Qualificazione Giuridica secondo la Cassazione
La Corte ha colto l’occasione per ribadire un principio consolidato in giurisprudenza: la possibilità di ricorrere in Cassazione contro una sentenza di patteggiamento per errata qualificazione giuridica è circoscritta a ipotesi eccezionali.
I Limiti dell’Art. 448, comma 2-bis, cod. proc. pen.
Questa norma stabilisce che il ricorso è ammesso solo per motivi specifici, tra cui, appunto, l’erronea qualificazione giuridica del fatto. Tuttavia, l’interpretazione della Corte restringe notevolmente il campo di applicazione. Non è sufficiente una semplice divergenza interpretativa o una diversa valutazione giuridica del fatto. È necessario che l’errore sia ‘manifesto’.
Quando un Errore è “Manifesto”?
Secondo la Suprema Corte, un errore manifesto qualificazione giuridica si configura solo quando la classificazione del reato risulta, con indiscussa immediatezza e senza margini di opinabilità, palesemente eccentrica rispetto al contenuto del capo di imputazione. In altre parole, l’errore deve essere così evidente da saltare agli occhi senza necessità di complesse argomentazioni giuridiche. Nel caso di specie, un allontanamento di otto minuti non presentava gli estremi di un errore così palese nella sua qualificazione.
Le Motivazioni della Decisione
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile basandosi sulle seguenti motivazioni. In primo luogo, ha stabilito che nel caso esaminato non sussisteva un errore manifesto. La qualificazione giuridica operata dal giudice di merito non appariva eccentrica o palesemente errata. Di conseguenza, il motivo del ricorso non rientrava tra quelli consentiti dalla legge per impugnare una sentenza di patteggiamento.
In secondo luogo, la Corte ha proceduto con una procedura semplificata e senza formalità, proprio perché il ricorso era stato proposto per motivi non ammessi. La conseguenza diretta di tale inammissibilità è stata la condanna della ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma di tremila euro a favore della Cassa delle ammende. La Corte ha inoltre specificato che, in questi casi, non si può ritenere che la parte abbia agito senza colpa, giustificando così l’imposizione della sanzione pecuniaria, in linea con i principi stabiliti dalla Corte Costituzionale.
Le Conclusioni: Implicazioni Pratiche
La decisione in commento rafforza la stabilità delle sentenze di patteggiamento, limitando le possibilità di impugnazione a casi di errori giuridici macroscopici e indiscutibili. Per gli operatori del diritto, ciò significa che la scelta di contestare una qualificazione giuridica in sede di Cassazione dopo un patteggiamento deve essere ponderata con estrema attenzione. È necessario valutare se l’errore sia davvero ‘manifesto’ e non una mera opinione giuridica alternativa. In caso contrario, il rischio è non solo di veder respinto il ricorso, ma anche di subire una condanna economica significativa.
È sempre possibile impugnare una sentenza di patteggiamento per errata qualificazione giuridica del fatto?
No, la possibilità è limitata ai soli casi di ‘errore manifesto’. Questo significa che l’errore deve essere palese, indiscutibile ed eccentrico rispetto a quanto descritto nel capo di imputazione, senza lasciare spazio a diverse interpretazioni.
Cosa si intende per ‘errore manifesto’ secondo la Corte di Cassazione?
Per ‘errore manifesto’ si intende un errore nella qualificazione giuridica che è immediatamente evidente e riconoscibile, senza necessità di un’analisi complessa. Deve trattarsi di una classificazione del reato palesemente illogica o sproporzionata rispetto ai fatti contestati.
Cosa accade se un ricorso contro un patteggiamento viene dichiarato inammissibile?
La parte che ha presentato il ricorso viene condannata al pagamento delle spese processuali e di una somma in denaro a favore della Cassa delle ammende. Questo avviene perché la legge presume che il ricorso, essendo basato su motivi non consentiti, sia stato proposto con colpa.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 17901 Anno 2024
Penale Ord. Sez. 7 Num. 17901 Anno 2024
Presidente: COGNOME NOME
Relatore: COGNOME COGNOME
Data Udienza: 22/03/2024
ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
TRAVISANO NOME NOME a VALLATA il DATA_NASCITA
avverso la sentenza del 07/09/2023 del TRIBUNALE di LIVORNO
dato avviso alle parti; l udita la relazione svolta dal Consigliere COGNOME;
OSSERVA
rilevato che NOME COGNOME, con un unico motivo di ricorso, deduce il vizio di violazione di legge in ordine alla qualificazione giuridica della condotta, consistita in un allontanamento di otto minuti;
considerato che, in tema di applicazione della pena su richiesta delle parti, la possibilità di ricorrere per cassazione deducendo, ai sensi dell’art. 448, comma 2-bis, cod. proc. pen., l’erronea qualificazione giuridica del fatto contenuto in sentenza è limitata ai soli casi di errore manifesto – non sussistente nel caso in esame – configurabile quando tale qualificazione risulti, con indiscussa immediatezza e senza margini di opinabilità, palesemente eccentrica rispetto al contenuto del capo di imputazione (cfr. tra le tante, Sez. 2, n. 14377 del 31/03/2021, Paolino, Rv. 281116);
ritenuto, pertanto, che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile, con procedura semplificata e senza formalità, perché proposto per motivi non consentiti dalla legge, con la condanna della ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende, non potendosi ritenere che la stessa abbia proposto il ricorso senza versare in colpa nella determinazione della causa di inammissibilità (Corte cost. n. 186 del 2000).
P. Q. M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna la ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
Così deciso il 22 marzo 2024
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Il Presidente