Errore di Fatto: Quando il Ricorso Straordinario in Cassazione è Inammissibile
L’ordinanza in esame della Corte di Cassazione offre un importante chiarimento sui limiti di applicazione del ricorso straordinario per errore di fatto, uno strumento eccezionale nel nostro ordinamento processuale penale. Il caso analizzato dimostra come questo rimedio non possa essere utilizzato per contestare valutazioni giuridiche o per introdurre censure non ammesse dalla legge. La vicenda, caratterizzata da un lungo e complesso iter processuale, culmina in una declaratoria di inammissibilità che ne ribadisce la natura rigorosa.
Il Complesso Iter Giudiziario del Caso
La vicenda processuale ha origine da una condanna per due reati, uno dei quali successivamente oggetto di assoluzione. Inizialmente, la pena complessiva era stata fissata in due anni e sei mesi di reclusione e 12.000 euro di multa. A seguito dell’assoluzione per il reato satellite, la Corte di Appello, in sede di rinvio, rideterminava la pena per il reato residuo (più grave) in due anni di reclusione e 10.000 euro di multa.
Questa decisione veniva però annullata una prima volta dalla Cassazione perché la Corte di merito non aveva esplicitato il calcolo che l’aveva portata a quella determinazione. Tornato il processo in Appello, i giudici chiarivano finalmente il percorso logico: la pena originaria per il solo reato principale, già in primo grado, era stata fissata in due anni e 7.000 euro, partendo da una base di tre anni e 15.000 euro, ridotta di un terzo per le attenuanti generiche. L’aumento per la continuazione era stato espunto a seguito dell’assoluzione.
Contro questa ricostruzione, l’imputato proponeva un ulteriore ricorso in Cassazione, che veniva rigettato. Infine, avverso quest’ultima sentenza, presentava il ricorso straordinario per errore di fatto oggetto della presente analisi.
Il Ricorso per Errore di Fatto e la Decisione della Suprema Corte
L’imputato, tramite il suo difensore, ha lamentato che la Cassazione avesse commesso un errore di fatto non considerando una presunta riduzione di pena indicata in una precedente sentenza della stessa Corte. In sostanza, sosteneva che i giudici di legittimità avessero ignorato un dato processuale, determinando così una pena errata. Inoltre, sollevava una censura relativa alla mancata astensione del giudice estensore della sentenza impugnata.
La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso manifestamente infondato e, pertanto, inammissibile. La decisione è stata presa de plano, ovvero senza udienza, come consentito dall’art. 625 bis, comma 4, del codice di procedura penale quando il ricorso è palesemente privo di fondamento.
Le Motivazioni: Nessun Errore di Fatto nella Sentenza Impugnata
La Corte ha spiegato in modo cristallino perché non vi fosse alcun errore di fatto. La precedente sentenza di annullamento con rinvio non aveva fissato alcun calcolo di pena, ma si era limitata a rilevare un’incertezza e una carenza motivazionale nella decisione della Corte di Appello. Non esisteva, quindi, alcun ‘fatto’ processuale (come una pena già determinata) che la sentenza successiva avesse ignorato o travisato. I giudici di legittimità hanno correttamente evidenziato che la sentenza di rinvio aveva semplicemente richiesto un chiarimento, che è stato poi fornito dalla Corte territoriale. L’impugnazione successiva era dunque infondata, non viziata da un errore di percezione.
Per quanto riguarda la seconda censura, relativa alla mancata astensione del consigliere relatore, la Corte ha ribadito un principio consolidato: tale doglianza è del tutto estranea all’ambito del ricorso straordinario per errore di fatto o materiale e non può essere introdotta con questo specifico mezzo di impugnazione. Questo strumento è confinato alla correzione di sviste materiali e non può diventare un’occasione per riesaminare il merito della decisione o sollevare questioni di altra natura.
Conclusioni: I Limiti del Ricorso Straordinario
La decisione in commento è un’utile lezione sui confini del ricorso straordinario. Esso non costituisce un terzo grado di giudizio di legittimità né uno strumento per rimettere in discussione valutazioni giuridiche. L’errore di fatto che ne giustifica l’ammissibilità deve essere un errore percettivo evidente, un’errata lettura degli atti processuali, e non un preteso errore di giudizio. In questo caso, la Corte di Cassazione, dichiarando l’inammissibilità, ha riaffermato la natura eccezionale e rigorosa di questo rimedio, condannando il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria, a monito contro l’abuso degli strumenti processuali.
Cos’è un ricorso straordinario per errore di fatto secondo l’art. 625 bis c.p.p.?
È un mezzo di impugnazione eccezionale che consente di chiedere la correzione di errori materiali o di fatto (cioè sviste nella lettura degli atti processuali) contenuti in sentenze o ordinanze della Corte di Cassazione che non sono ulteriormente impugnabili.
Perché la Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile nel caso specifico?
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché manifestamente infondato. La Corte ha stabilito che non sussisteva alcun errore di fatto, in quanto la sentenza impugnata non aveva ignorato un dato processuale, ma aveva correttamente valutato che una precedente pronuncia della stessa Corte si era limitata a richiedere un chiarimento sul calcolo della pena, senza stabilire alcun vincolo.
È possibile contestare la mancata astensione di un giudice tramite un ricorso per errore di fatto?
No. La Corte ha chiarito che le censure relative alla mancata astensione di un giudice non rientrano nell’ambito del ricorso straordinario per errore di fatto e sono inammissibili se proposte con tale mezzo di impugnazione.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 2 Num. 47895 Anno 2023
Penale Ord. Sez. 2 Num. 47895 Anno 2023
Presidente: COGNOME COGNOME NOME
Relatore: COGNOME NOME
Data Udienza: 19/10/2023
ORDINANZA
Sul ricorso ex art. 625 bis cod. proc.pen. proposto da
COGNOME NOME NOME a Lecce DATA_NASCITA
Avverso la sentenza resa il 4 Aprile 2023 da questa Corte di Cassazione
visti gli atti, il provvedimento impugNOME e il ricorso;
udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME;
RITENUTO IN FATTO E IN DIRITTO
1.Con la sentenza impugnata la sesta sezione di questa Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso proposto da COGNOME NOME avverso la sentenza resa dalla Corte di appello di Lecce il 4 Marzo 2022.
Avverso la detta sentenza propone ricorso straordinario ex art. 625 bis cod. proc.pen. l’imputato, tramite difensore di fiducia, deducendo:
2.1 Illegittimità dell’impugnata sentenza per errore di fatto causato dall’omessa valutazione da parte della Corte di legittimità della riduzione effettuata per i riconoscimento delle attenuanti generiche, determinando la pena finale in anno uno mesi quattro di reclusione ed euro 7000 di multa come indicato nella sentenza di questa Corte dell’Il maggio 2021.
Il ricorrente inoltre si duole che l’estensore della sentenza impugnata non si sia astenuto.
1.11 ricorso è inammissibile perché manifestamente infondato e la decisione può essere assunta de plano ex art. 625 bis comma 4 cod. proc.pen.
Occorre premettere il travagliato iter decisorio di questo giudizio.
Con sentenza del 10 Aprile 2019 la Corte di Appello, decidendo in sede di rinvio dall’annullamento parziale disposto da questa Corte, aveva assolto l’odierno ricorrente dal reato di cui all’art. 512 bis codice penale, rideterminando la pena in relazione al residuo e più grave reato di cui agli articoli 30 e 311.646/1982 nella misura di anni due di reclusione e 10.000 C di multa.
Con pronunzia dell’Il maggio 2021 questa Corte di Cassazione annullava la sentenza del 10 Aprile 2019, rilevando come a fronte della pena originariamente inflitta all’imputato, determinata in anni due mesi sei di reclusione ed euro 12.000 di multa per entrambi i reati, e all’esito dell’assoluzione dal reato di intestazione fittizia c doveva considerarsi reato satellite, la Corte di merito aveva omesso di illustrare le modalità di calcolo della pena. Chiedeva pertanto al giudice di rinvio di esplicitare i termini del calcolo operato per la pena residua.
La Corte di merito, rispettando il mandato della sentenza rescindente, ha rilevato che nel giudizio di primo grado il Tribunale di Lecce aveva condanNOME l’imputato per il reato di cui agli articoli 30 e 31 legge 646 del 1982 alla pena di anni due di reclusione ed euro 7000 di multa, in quanto aveva ridotto la pena di anni tre di reclusione ed euro 15.000 di multa di un terzo per le attenuanti generiche, e ha ritenuto di confermare detta pena ( nella misura di anni due di reclusione ed euro 7000), espungendo dall’originaria pena complessiva inflitta in primo grado, la sanzione di mesi sei di reclusione ed euro 5000 di multa, applicata come aumento per la continuazione con il reato per cui era intervenuta l’assoluzione.
La sentenza della Suprema Corte, oggetto del presente ulteriore ricorso, ha bene spiegato che l’impugnazione proposta dall’imputato avverso la sentenza resa dalla Corte di appello il 4 Marzo 2022 era infondata e all’evidenza non è incorsa in alcun errore di calcolo; nessun vincolo in ordine al calcolo della pena può essere determiNOME dalla sentenza rescindente dell’Il maggio 2021, poiché quella pronunzia aveva rilevato una situazione di incertezza in merito all’entità della sanzione, che rendeva necessario un chiarimento da parte del collegio di rinvio.
Le ulteriori censure formulate con il ricorso in merito alla mancata astensione del consigliere relatore della sentenza impugnata sono inammissibili poiché non possono essere introdotte con questo mezzo di impugnazione.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della cassa delle ammende.
Il Presidente
NOME COGNOME ;COGNOME
Roma 19 ottobre 2023
Il Consigliere estensore
NOME COGNOME