LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Elezione domicilio appello: requisiti e validità

La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso, chiarendo i requisiti per la validità dell’elezione di domicilio in appello. La sentenza n. 24739/2024 stabilisce che, ai sensi dell’art. 581, co. 1-ter c.p.p., la dichiarazione deve essere fatta personalmente dall’imputato, anche se inserita nell’atto di impugnazione, e non può essere validamente effettuata dal solo difensore. Questa formalità, introdotta dalla Riforma Cartabia, è essenziale per la procedibilità del gravame.

Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 29 novembre 2025 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Elezione domicilio appello: la firma personale dell’imputato è decisiva

Con la recente sentenza n. 24739 del 2024, la Corte di Cassazione è tornata a pronunciarsi su un tema cruciale della procedura penale post Riforma Cartabia: i requisiti per una valida elezione di domicilio appello. La pronuncia ribadisce un principio fondamentale: la dichiarazione o elezione di domicilio da allegare all’atto di impugnazione deve provenire personalmente dalla parte che impugna, a pena di inammissibilità. Vediamo nel dettaglio la vicenda e le importanti chiarificazioni fornite dai giudici.

I Fatti del Caso

Il caso trae origine da un’ordinanza della Corte di Appello che aveva dichiarato inammissibile l’appello proposto da un’imputata avverso una sentenza di condanna di primo grado. Il motivo della declaratoria era puramente formale: la mancata allegazione, all’atto di appello, della dichiarazione o elezione di domicilio effettuata dall’imputata stessa dopo la pronuncia della sentenza impugnata, come richiesto dall’art. 581, comma 1-ter, del codice di procedura penale.

L’imputata, tramite il suo difensore, ha quindi proposto ricorso per cassazione, sostenendo che la legge non richiedesse espressamente che la dichiarazione fosse fatta direttamente dalla parte, né che dovesse essere contenuta in un atto separato. Inoltre, si lamentava la violazione delle norme sul domicilio digitale, avendo l’imputata (di professione avvocato) indicato un proprio indirizzo PEC.

La Decisione della Corte di Cassazione e l’elezione di domicilio appello

La Sesta Sezione Penale della Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, dichiarandolo inammissibile e confermando così la decisione della Corte di Appello. I giudici hanno colto l’occasione per delineare con precisione la portata e la finalità della norma introdotta dalla Riforma Cartabia, sottolineando come la corretta elezione di domicilio appello non sia un mero cavillo burocratico, ma un requisito strutturale dell’atto di impugnazione.

Le Motivazioni: la dichiarazione deve essere personale

Il cuore della motivazione della Suprema Corte risiede nella ratio della norma. L’articolo 581, comma 1-ter, c.p.p. è stato introdotto per garantire celerità ed efficienza al processo, assicurando che le notificazioni per il giudizio di impugnazione avvengano in un luogo certo e confermato dall’interessato dopo la sentenza di primo grado. Questo evita le incertezze che in passato potevano portare a nullità processuali e ritardi.

La Corte chiarisce due punti fondamentali:

1. Conferma di un domicilio preesistente: Non è sempre necessaria una dichiarazione completamente nuova. È possibile confermare un domicilio già eletto nel corso del procedimento, purché tale conferma sia depositata unitamente all’atto di gravame.

2. Personalità della dichiarazione: Questo è l’aspetto decisivo del caso in esame. La Corte afferma che, a prescindere dal fatto che la dichiarazione sia in un foglio a parte o in calce all’atto di appello, essa deve essere riconducibile con certezza alla parte privata. Ciò significa che deve essere eseguita e sottoscritta personalmente dall’appellante, con firma autenticata dal difensore. La sola dichiarazione fatta dal difensore, anche se per conto del cliente, non è sufficiente.

Secondo la Cassazione, questa esigenza garantisce che l’imputato sia effettivamente a conoscenza dell’impugnazione proposta e del luogo scelto per le notifiche, rafforzando le garanzie difensive senza imporre un onere sproporzionato. La norma, quindi, non limita il diritto di difesa, ma ne definisce una modalità strutturale per un corretto esercizio.

Conclusioni: Implicazioni Pratiche per gli Appelli Penali

La sentenza in commento offre un’indicazione operativa inequivocabile per avvocati e imputati. Per evitare una declaratoria di inammissibilità, è imprescindibile che l’atto di appello sia accompagnato da una dichiarazione o elezione di domicilio che rechi la firma autografa dell’appellante. Il difensore dovrà quindi curare di far sottoscrivere personalmente al proprio assistito tale atto (o la parte dell’atto di impugnazione che la contiene) e provvedere ad autenticarne la firma. Ignorare questo requisito significa esporre l’impugnazione a un rischio fatale, impedendo al giudice di entrare nel merito delle doglianze.

È necessario presentare una elezione di domicilio completamente nuova con ogni appello penale?
No. La Corte di Cassazione chiarisce che una dichiarazione già effettuata nel procedimento di primo grado può essere utilizzata, a condizione che venga specificamente confermata e depositata insieme all’atto di appello, con la firma personale dell’appellante.

Il difensore può effettuare la dichiarazione di domicilio per conto del proprio cliente nell’atto di appello?
No. La sentenza stabilisce in modo inequivocabile che la dichiarazione deve essere personale dell’appellante. Deve essere sottoscritta da quest’ultimo, con firma autenticata dal difensore, per essere considerata valida. Una dichiarazione fatta unicamente dal legale non è sufficiente.

L’indicazione di un indirizzo di posta elettronica certificata (PEC) soddisfa il requisito dell’elezione di domicilio per l’appello?
No. Sebbene il domicilio digitale sia rilevante, la semplice indicazione di un indirizzo PEC non sostituisce il requisito formale previsto dall’art. 581, comma 1-ter, c.p.p., che richiede una dichiarazione o elezione di domicilio personalmente sottoscritta dall’appellante.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)

Articoli correlati