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Elezione di domicilio appello: la Cassazione decide

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile un ricorso, confermando che, a seguito della Riforma Cartabia, l’atto di appello deve essere accompagnato, a pena di inammissibilità, da una nuova e specifica dichiarazione o elezione di domicilio. La Corte ha stabilito che una precedente elezione di domicilio, effettuata nel primo grado di giudizio, non è più sufficiente. Questa nuova formalità, introdotta dall’art. 581, comma 1-ter c.p.p., è stata ritenuta non irragionevole né sproporzionata, in quanto finalizzata a garantire la certezza della conoscenza del processo d’appello da parte dell’imputato e la celerità del procedimento.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Elezione di Domicilio Appello: La Cassazione Conferma la Riforma Cartabia

Con la recente sentenza n. 24353/2024, la Corte di Cassazione ha fornito un chiarimento cruciale su un adempimento processuale introdotto dalla Riforma Cartabia: la nuova elezione di domicilio in appello. La pronuncia stabilisce in modo inequivocabile che, per presentare un appello ammissibile, non è più sufficiente l’elezione di domicilio effettuata nel primo grado di giudizio. Questo articolo analizza la decisione, le sue motivazioni e le implicazioni pratiche per imputati e difensori.

I Fatti del Caso

Il caso trae origine da una decisione della Corte d’Appello di Torino, che aveva dichiarato inammissibile l’appello proposto da un imputato avverso una sentenza di condanna del Tribunale. La ragione dell’inammissibilità risiedeva nella mancata deposizione, unitamente all’atto di impugnazione, della dichiarazione o elezione di domicilio, come richiesto dall’art. 581, comma 1-ter, del codice di procedura penale, introdotto dalla Riforma Cartabia.

L’imputato, tramite il suo difensore, ha quindi presentato ricorso in Cassazione, sollevando due questioni principali: una violazione di legge e un dubbio di legittimità costituzionale della nuova norma.

I Motivi del Ricorso e la necessità di una nuova elezione di domicilio in appello

La difesa sosteneva che la nuova norma dovesse essere interpretata in modo flessibile. Secondo il ricorrente, un’elezione di domicilio già effettuata e valida nel corso del procedimento avrebbe dovuto essere considerata sufficiente anche per il grado di appello, in linea con i principi di speditezza e semplificazione processuale.

Inoltre, veniva sollevata una questione di legittimità costituzionale. Si argomentava che la norma creasse un’irragionevole disparità di trattamento (violando l’art. 3 della Costituzione) e che limitasse in modo sproporzionato il diritto a un riesame della condanna, garantito da norme sovranazionali recepite tramite l’art. 117 della Costituzione.

La Decisione della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha respinto integralmente il ricorso, dichiarandolo inammissibile. I giudici hanno confermato la correttezza della decisione della Corte d’Appello, stabilendo che la nuova disposizione dell’art. 581, comma 1-ter, c.p.p. introduce un’ulteriore e specifica condizione di ammissibilità dell’impugnazione, che non può essere soddisfatta da adempimenti pregressi.

Le motivazioni: la ratio della nuova elezione di domicilio in appello

La Cassazione ha spiegato in modo approfondito la ratio legis dietro questa nuova formalità. La modifica normativa, inserita nel contesto della Riforma Cartabia, non è un mero formalismo, ma persegue due obiettivi fondamentali:

1. Certezza della Conoscenza: L’obbligo di rinnovare l’elezione di domicilio con l’atto di appello serve a garantire che l’imputato sia certamente a conoscenza dell’avvio del nuovo grado di giudizio e possa parteciparvi consapevolmente. La precedente elezione di domicilio, secondo la nuova formulazione dell’art. 164 c.p.p., non ha più una durata estesa ai gradi successivi.
2. Efficienza e Celerità: Fornire un domicilio aggiornato e specifico per il grado di appello consente una notifica rapida e sicura del decreto di citazione a giudizio, evitando ritardi che potrebbero compromettere la ragionevole durata del processo (art. 111 Cost.).

La Corte ha inoltre ritenuto la questione di legittimità costituzionale manifestamente infondata. L’onere imposto all’imputato è considerato un “sacrificio assolutamente limitato” e un atto di diligenza collaborativa, proporzionato e adeguato a tutelare beni giuridici di primaria importanza come il diritto di difesa e la corretta amministrazione della giustizia. Non si tratta di un formalismo eccessivo, ma di un requisito prevedibile e chiaramente indicato dalla legge, la cui omissione determina, per espressa previsione normativa, l’inammissibilità.

Le conclusioni

La sentenza in commento consolida un principio fondamentale introdotto dalla Riforma Cartabia: la presentazione dell’appello penale richiede un’attenzione scrupolosa ai nuovi adempimenti formali. Per gli imputati e i loro difensori, è ormai un dato acquisito che l’elezione di domicilio effettuata in primo grado non ha più alcuna validità per il giudizio successivo. È quindi indispensabile, al momento del deposito dell’atto di appello, allegare una nuova e specifica dichiarazione o elezione di domicilio. Omettere questo passaggio, come chiarito dalla Cassazione, comporta la conseguenza drastica e irreversibile dell’inammissibilità dell’impugnazione, precludendo ogni possibilità di esame nel merito.

Dopo la Riforma Cartabia, è ancora valida l’elezione di domicilio fatta nel primo grado di giudizio per l’atto di appello?
No. La sentenza chiarisce che, a seguito della modifica dell’art. 164 c.p.p., l’elezione di domicilio fatta nel grado precedente non ha più efficacia per i gradi successivi. È obbligatorio depositare una nuova dichiarazione o elezione di domicilio contestualmente all’atto di appello, come previsto dall’art. 581, comma 1-ter, c.p.p.

Perché la legge richiede una nuova dichiarazione o elezione di domicilio con l’atto di appello?
La norma persegue una duplice finalità: primo, garantire la certezza che l’imputato sia a conoscenza dell’avvio del giudizio di appello, rafforzando il suo diritto di difesa; secondo, assicurare la celerità e l’efficienza delle notificazioni del decreto di citazione a giudizio, contribuendo alla ragionevole durata del processo.

L’obbligo di depositare una nuova elezione di domicilio con l’appello viola i principi costituzionali o il diritto a un equo processo?
No. Secondo la Corte di Cassazione, questo requisito non è né irragionevole né sproporzionato. Si tratta di un onere di diligenza minimo per l’imputato, giustificato dall’esigenza di garantire la corretta amministrazione della giustizia e la piena consapevolezza processuale. Pertanto, non viola né l’art. 3 né l’art. 117 della Costituzione.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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