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Diversità del fatto: quando il giudice può decidere?

La Corte di Cassazione ha annullato una sentenza di una Corte Militare d’Appello che, in un caso di insubordinazione, aveva restituito gli atti al Pubblico Ministero per una presunta diversità del fatto. La Suprema Corte ha stabilito che tale potere può essere esercitato solo quando la diversità del fatto è accertata e non meramente ipotetica. Un dubbio sull’orario di commissione del reato non è sufficiente a giustificare una regressione del procedimento, che in questo caso è stato considerato un atto abnorme.

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Pubblicato il 4 gennaio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Diversità del fatto: la Cassazione fissa i paletti per i giudici

Una recente sentenza della Corte di Cassazione, la n. 39570 del 2024, offre un importante chiarimento sul concetto di diversità del fatto nel processo penale. La Corte ha stabilito che un giudice non può restituire gli atti al Pubblico Ministero basandosi su un semplice sospetto o su una circostanza non accertata. Questa decisione rafforza le garanzie difensive e previene inutili regressioni del procedimento. Analizziamo insieme il caso per comprendere la portata di questo principio.

I Fatti di Causa

Un militare veniva accusato di insubordinazione con ingiuria nei confronti di tre suoi superiori. In primo grado, il Giudice dell’udienza preliminare del Tribunale militare, pur ritenendo provato il fatto, decideva per il ‘non luogo a procedere’ a causa della particolare tenuità del fatto, condannando comunque l’imputato al risarcimento dei danni in favore delle parti civili.

L’imputato, non soddisfatto della decisione, proponeva appello, sostenendo l’insussistenza delle prove a suo carico.

Il Giudizio d’Appello e la Presunta Diversità del Fatto

La Corte Militare d’Appello, esaminando gli atti, si è trovata di fronte a un’incongruenza. Il fatto, secondo l’accusa, era avvenuto il 4 aprile 2022 alle ore 12:30. Tuttavia, dalle prove emergeva che a quell’ora né l’imputato né uno dei superiori offesi erano presenti in caserma. La Corte, pur non escludendo che l’episodio potesse essere avvenuto in un orario precedente, ha ritenuto che questa discrepanza configurasse una diversità del fatto rispetto a quello contestato.

Di conseguenza, applicando l’articolo 521, comma 2, del codice di procedura penale, ha disposto la trasmissione degli atti al Procuratore militare per un nuovo esame, di fatto azzerando il processo e facendolo regredire alla fase delle indagini preliminari.

La Decisione della Cassazione sulla diversità del fatto

Il Procuratore Generale ha impugnato questa decisione dinanzi alla Corte di Cassazione, sostenendo che la Corte d’Appello avesse errato. La Cassazione ha accolto il ricorso, annullando la sentenza d’appello e rinviando il caso a un’altra sezione della stessa Corte per un nuovo giudizio.

Le Motivazioni della Suprema Corte

La Cassazione ha chiarito un punto cruciale: il potere del giudice di trasmettere gli atti al PM per diversità del fatto non può essere esercitato in via meramente esplorativa o ipotetica. L’articolo 521 c.p.p. richiede che il ‘fatto diverso’ sia stato accertato nel corso del dibattimento, non solo prospettato o ipotizzato.

Nel caso specifico, la Corte d’Appello non aveva accertato un fatto diverso, ma si era limitata a rilevare una situazione di incertezza (‘situazione dubbia’) riguardo all’orario. Aveva evidenziato che l’episodio non poteva essere avvenuto alle 12:30, ma non aveva escluso che potesse essersi verificato prima. Questa incertezza non costituisce un ‘fatto diverso’ accertato, ma solo un’ipotesi.

La Suprema Corte ha ribadito che una modifica della mera descrizione del fatto (come l’orario esatto), che non incide sulla sua storicità e non pregiudica il diritto di difesa, non viola il principio di correlazione tra accusa e sentenza. In assenza di un accertamento preciso di un evento radicalmente diverso da quello contestato, il giudice d’appello non aveva il potere di far regredire il procedimento.

Le Conclusioni

La decisione della Corte d’Appello è stata definita un ‘provvedimento abnorme’, ovvero un atto che si pone al di fuori del sistema processuale e crea una stasi ingiustificata. L’imputato aveva appellato solo la sentenza di primo grado; pertanto, il giudice d’appello poteva solo confermare la sentenza di non luogo a procedere o emetterne una più favorevole (ad esempio, un’assoluzione piena), ma non poteva innescare una nuova fase di indagini basata su una semplice ipotesi. La sentenza della Cassazione riafferma un principio di garanzia fondamentale: il processo deve progredire verso una decisione di merito, e la sua regressione è un’eccezione che può essere applicata solo nei casi tassativamente previsti e sulla base di fatti certi, non di mere congetture.

Quando un giudice può dichiarare la ‘diversità del fatto’ e inviare gli atti al Pubblico Ministero?
Secondo la Cassazione, il giudice può farlo solo quando, nel corso del processo, emerge e viene accertato con certezza un fatto storico sostanzialmente diverso da quello descritto nel capo d’imputazione. Non è sufficiente un semplice dubbio o un’ipotesi.

Cosa deve fare il giudice d’appello se sospetta che i fatti siano diversi ma non ne ha la certezza?
Il giudice deve decidere sulla base delle prove raccolte. Se le prove non sono sufficienti a confermare l’accusa così come formulata, deve pronunciarsi di conseguenza (ad esempio, con un’assoluzione), ma non può restituire gli atti al PM in via ‘esplorativa’ per accertare un fatto solo ipotizzato.

Perché la decisione della Corte Militare d’Appello è stata considerata un ‘atto abnorme’?
Perché, in assenza di un fatto diverso accertato, ha disposto una regressione del procedimento non prevista dalla legge, creando una paralisi processuale. Essendo l’appello stato proposto solo dall’imputato, la Corte avrebbe dovuto decidere nel merito del gravame, senza poter peggiorare di fatto la sua posizione innescando un nuovo potenziale procedimento penale.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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