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Dissequestro: inammissibile il ricorso in Cassazione

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso presentato da un privato contro l’ordinanza di un tribunale che rimetteva al giudice civile la decisione su un’istanza di dissequestro. Il ricorrente sosteneva l’abnormità del provvedimento, affermando che la titolarità della somma sequestrata fosse certa. La Suprema Corte ha invece stabilito che l’ordinanza emessa ai sensi dell’art. 263 c.p.p. ha natura meramente ordinatoria e non decisoria, rendendola non impugnabile. La decisione ribadisce che il rinvio alla sede civile per risolvere controversie sulla proprietà non costituisce un vizio del sistema processuale.

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Pubblicato il 29 marzo 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Dissequestro: quando il ricorso in Cassazione è inammissibile

Il tema del dissequestro di somme di denaro o beni mobili è spesso al centro di complesse battaglie legali. Una recente sentenza della Corte di Cassazione chiarisce i limiti dell’impugnabilità dei provvedimenti che rinviano la decisione sulla restituzione al giudice civile. Quando esiste una controversia sulla titolarità di un bene, il giudice penale può infatti rimettere le parti dinanzi al tribunale civile, ma tale scelta non è sempre contestabile.

Il caso del dissequestro negato in sede penale

La vicenda trae origine da un’istanza di restituzione di una somma superiore ai centomila euro, depositata su un conto corrente oggetto di sequestro preventivo. Il ricorrente sosteneva di essere l’unico legittimo titolare del credito e chiedeva l’annullamento del vincolo. Tuttavia, il tribunale territoriale, ravvisando una potenziale controversia sulla titolarità del diritto, disponeva la trasmissione degli atti al giudice civile.

Il privato ha impugnato tale ordinanza in Cassazione, invocando l’abnormità del provvedimento. Secondo la difesa, non vi sarebbe stato alcun dubbio sulla spettanza della somma, rendendo il rinvio al giudice civile un atto privo di fondamento legale e lesivo dei diritti del ricorrente.

La decisione della Suprema Corte sul dissequestro

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, dichiarandolo inammissibile. I giudici hanno chiarito che non è possibile parlare di “abnormità” quando il tribunale esercita un potere espressamente previsto dalla legge processuale. L’art. 263, comma 3, del codice di procedura penale permette infatti al giudice di rimettere le parti al giudice civile qualora sorga una controversia sulla proprietà delle cose sequestrate.

L’ordinanza in questione è stata definita come un atto meramente interlocutorio e ordinatorio. Questo significa che il provvedimento non decide chi ha ragione nel merito, ma si limita a individuare l’autorità giudiziaria competente a risolvere il conflitto. Di conseguenza, non essendo un atto decisorio che incide definitivamente sui diritti, esso non è suscettibile di ricorso per cassazione.

Le motivazioni

Le motivazioni della sentenza si fondano sulla natura strutturale dell’atto impugnato. La Corte ha evidenziato che l’ordinanza ex art. 263 c.p.p. è priva di contenuto decisorio. Essa non sacrifica il diritto di una parte a favore dell’altra, ma sposta semplicemente la sede del confronto. Non esiste alcuna previsione nel codice che consenta di impugnare un atto che ha la sola funzione di regolare la competenza tra giurisdizioni diverse in presenza di un dubbio sulla titolarità del bene. Inoltre, è stata esclusa l’abnormità funzionale, poiché il processo non subisce alcuna stasi, venendo semplicemente indirizzato verso il binario civile per la risoluzione della questione pregiudiziale.

Le conclusioni

Le conclusioni della Cassazione sottolineano che il ricorso era basato su motivi manifestamente infondati. Oltre alla dichiarazione di inammissibilità, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende. Questa pronuncia conferma un orientamento consolidato: la via del ricorso per cassazione non è percorribile contro atti che hanno natura puramente ordinatoria, specialmente quando la legge prevede specifici meccanismi di rinvio alla giurisdizione civile per la tutela dei diritti di proprietà.

Si può impugnare il rinvio al giudice civile per un dissequestro?
No, l’ordinanza che rimette le parti al giudice civile per accertare la proprietà di un bene sequestrato è considerata un atto ordinatorio non impugnabile.

Cosa succede se il ricorso in Cassazione viene dichiarato inammissibile?
Il ricorrente è tenuto al pagamento delle spese del procedimento e può essere condannato a versare una somma alla Cassa delle Ammende.

Quando il giudice penale può rimettere le parti al giudice civile?
Il giudice penale lo fa quando sorge una controversia sulla titolarità del bene sequestrato che richiede un accertamento tipico della sede civile.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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