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Diritto di comparire riesame: la Cassazione chiarisce

La Corte di Cassazione ha annullato un’ordinanza di custodia cautelare perché al tribunale del riesame era stato negato all’indagato il diritto di comparire. La sentenza chiarisce che la richiesta di comparizione può essere validamente presentata con una seconda istanza, purché entro i termini di legge, senza che il diritto si ‘consumi’ con la prima. La violazione del diritto di comparire al riesame costituisce una nullità procedurale.

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Pubblicato il 15 gennaio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Diritto di Comparire al Riesame: Come e Quando Chiederlo

Il procedimento di riesame delle misure cautelari rappresenta un presidio fondamentale per la libertà personale. In questo contesto, il diritto di comparire al riesame per l’indagato è una garanzia difensiva di primaria importanza. Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha offerto un chiarimento cruciale su come e quando questo diritto possa essere esercitato, annullando un’ordinanza che lo aveva ingiustamente negato.

I Fatti del Caso

Un individuo, sottoposto a custodia cautelare in carcere con l’accusa di aver partecipato a un omicidio aggravato da finalità mafiose, si vedeva confermare la misura dal Tribunale del Riesame. Attraverso il suo difensore, l’indagato proponeva ricorso per Cassazione lamentando, tra le altre cose, una grave violazione procedurale: gli era stato negato il diritto di partecipare personalmente all’udienza di riesame.

La difesa aveva inizialmente depositato un’istanza di riesame senza richiedere la comparizione dell’indagato. Successivamente, ma sempre entro il termine di dieci giorni previsto dalla legge, aveva depositato una seconda istanza, integrativa della prima, con cui chiedeva esplicitamente la traduzione dell’indagato per l’udienza. Il Tribunale del Riesame aveva respinto tale richiesta, ritenendo che il diritto di chiedere la comparizione si fosse “consumato” con il deposito della prima istanza, e che la seconda fosse quindi tardiva su quel punto.

La Questione Giuridica sul Diritto di Comparire al Riesame

Il nodo della questione ruota attorno all’interpretazione dell’articolo 309 del codice di procedura penale. La norma stabilisce che l’imputato può chiedere di comparire personalmente e che tale richiesta deve essere formulata “con la richiesta di riesame”.

Il Tribunale del Riesame aveva adottato un’interpretazione restrittiva, sostenendo che una volta presentata una prima istanza, ogni successiva integrazione, sebbene tempestiva, non potesse introdurre richieste che dovevano essere contestuali al primo atto. La Corte di Cassazione è stata chiamata a decidere se questa interpretazione fosse corretta o se violasse il diritto di difesa dell’indagato.

Le Motivazioni della Cassazione

La Suprema Corte ha accolto il ricorso, ritenendo fondata la censura sulla violazione del diritto di difesa. I giudici hanno chiarito che il termine “contestuale” va interpretato non in senso formalistico, ma sostanziale. Finché i termini per l’impugnazione sono aperti, la parte ha il diritto di integrare o persino sostituire l’istanza già presentata.

Una nuova istanza, depositata entro i termini di legge, è a tutti gli effetti un’impugnazione valida e autonoma. Pertanto, la richiesta di comparizione personale in essa contenuta deve essere considerata “contestuale” e tempestiva. Il Tribunale del Riesame, negando la traduzione dell’indagato, ha commesso un errore che ha dato luogo a una nullità di ordine generale a regime intermedio, prontamente eccepita dalla difesa.

La Corte ha richiamato i principi espressi dalle Sezioni Unite, secondo cui la legge ha inteso disciplinare le modalità di esercizio del diritto a comparire, legandolo alla presentazione dell’impugnazione, ma non ha mai inteso cristallizzare il contenuto del primo atto depositato. L’importante è che la richiesta avvenga entro il perimetro temporale concesso dalla legge per impugnare.

Le Conclusioni

La sentenza rappresenta un’importante affermazione delle garanzie difensive. Viene stabilito che il diritto di un indagato detenuto a partecipare all’udienza di riesame non può essere pregiudicato da un’interpretazione eccessivamente formalistica delle norme procedurali. Il termine per l’impugnazione è un periodo unitario durante il quale la difesa può articolare al meglio le proprie istanze, inclusa quella, fondamentale, di consentire all’indagato di essere presente e di interloquire con il giudice. Di conseguenza, la Corte di Cassazione ha annullato l’ordinanza impugnata, rinviando gli atti al Tribunale del Riesame per un nuovo giudizio che dovrà, questa volta, garantire la presenza dell’indagato.

È possibile chiedere di comparire personalmente all’udienza di riesame con un’istanza successiva alla prima?
Sì, la Corte di Cassazione ha chiarito che finché pendono i termini per l’impugnazione, una nuova istanza di riesame può validamente integrare la prima, anche aggiungendo la richiesta di comparire personalmente.

Cosa significa che la richiesta di comparire deve essere ‘contestuale’ all’istanza di riesame?
Significa che la richiesta deve essere presentata insieme a un’impugnazione tempestiva, cioè entro i termini di legge. Non significa necessariamente che debba essere contenuta nel primo atto di riesame depositato, se ne vengono presentati altri entro il termine.

Qual è la conseguenza se il giudice del riesame nega ingiustificatamente il diritto dell’imputato a comparire?
La mancata traduzione dell’imputato che ne abbia fatto tempestiva richiesta determina una nullità di ordine generale a regime intermedio, che, se eccepita dalla difesa, porta all’annullamento del provvedimento emesso dal tribunale del riesame.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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