Detenzione stupefacenti: i limiti della lieve entità
La detenzione stupefacenti rappresenta un tema centrale nel panorama giudiziario italiano, specialmente per quanto concerne la distinzione tra uso personale e finalità di spaccio. Una recente pronuncia della Corte di Cassazione ha ribadito l’importanza dei criteri oggettivi per determinare la colpevolezza del detentore, focalizzandosi sul dato quantitativo e sulle circostanze di tempo.
L’analisi dei fatti
Il caso trae origine dal ritrovamento di un ingente quantitativo di sostanza stupefacente in possesso di un giovane soggetto. Nello specifico, si trattava di oltre 90 grammi lordi di hashish, dai quali era possibile ricavare più di 250 dosi medie singole. L’accertamento è avvenuto durante le ore notturne, un dettaglio che i giudici di merito hanno considerato non trascurabile. L’imputato aveva proposto ricorso contestando la destinazione alla cessione e l’eccessività della sanzione inflitta, senza tuttavia fornire elementi concreti a supporto di una diversa ricostruzione dei fatti.
La decisione della Corte sulla detenzione stupefacenti
La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. I giudici di legittimità hanno rilevato come i motivi addotti fossero una mera riproposizione di censure già ampiamente vagliate e respinte nei precedenti gradi di giudizio. La Corte ha confermato che la prova della destinazione alla cessione non richiede necessariamente la flagranza dello scambio, ma può essere desunta da indici gravi, precisi e concordanti.
Il peso del dato quantitativo
Uno degli elementi cardine della decisione è stato il numero di dosi ricavabili. Superare di gran lunga il limite del consumo personale sposta l’onere della prova, rendendo difficile giustificare il possesso come finalizzato esclusivamente all’uso privato. La soglia delle 250 dosi è stata considerata incompatibile con una detenzione non finalizzata al mercato.
Le circostanze di tempo e luogo
Oltre alla quantità, la Cassazione ha valorizzato le modalità del fatto. La detenzione accertata in ora notturna è stata interpretata come un indicatore della pericolosità della condotta e della sua connessione con dinamiche tipiche dello spaccio urbano, rafforzando il quadro probatorio a carico dell’imputato.
Le motivazioni
Le motivazioni della sentenza si fondano sulla corretta applicazione dei criteri discrezionali previsti dall’ordinamento. Il giudice di merito ha legittimamente utilizzato i parametri dell’articolo 133 del Codice Penale per determinare la pena base, valorizzando la gravità oggettiva del fatto desunta dal quantitativo di droga. La Corte ha sottolineato che, in assenza di allegazioni contrarie da parte della difesa che potessero giustificare il possesso di una tale mole di sostanza, la conclusione della destinazione allo spaccio risulta l’unica logicamente sostenibile. La ripetitività dei motivi di ricorso, privi di un reale confronto con le argomentazioni della sentenza impugnata, ha condotto inevitabilmente alla dichiarazione di inammissibilità.
Le conclusioni
In conclusione, la sentenza ribadisce che la detenzione stupefacenti in quantità significative e in contesti temporali sospetti preclude l’applicazione di benefici legati all’uso personale. Per chi si trova coinvolto in procedimenti simili, emerge chiaramente l’impossibilità di limitarsi a contestazioni generiche in sede di legittimità. La condanna al pagamento delle spese processuali e della sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle Ammende sottolinea il rigore della Corte verso ricorsi ritenuti manifestamente infondati o dilatori.
Quali elementi provano l’intento di spaccio nella detenzione di droga?
La quantità di sostanza superiore al consumo personale, calcolata in dosi medie singole, e le modalità di tempo, come il possesso notturno, sono prove determinanti.
Cosa accade se il ricorso in Cassazione ripropone motivi già respinti?
Il ricorso viene dichiarato inammissibile se non presenta nuovi argomenti giuridici e si limita a contestare valutazioni di merito già correttamente motivate.
Come viene determinata la pena per la detenzione di hashish?
Il giudice stabilisce la pena base applicando i criteri discrezionali basati sulla gravità del fatto e sul quantitativo di sostanza detenuta.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 49134 Anno 2023
Penale Ord. Sez. 7 Num. 49134 Anno 2023
Presidente: COGNOME NOME
Relatore: COGNOME NOME
Data Udienza: 24/11/2023
ORDINANZA
sul ricorso proposto da: COGNOME NOME, nato a Pontedera il DATA_NASCITA
avverso la sentenza del 30/01/2023 della Corte di appello di Firenze
visti gli atti e la sentenza impugnata; esaminati i motivi del ricorso; dato avviso alle parti;
udita la relazione svolta dal consigliere NOME COGNOME
Ritenuto che il ricorso è inammissibile perchè i motivi dedotti, in punto di responsabilità per il reato di cui all’art. 73, comma 5, d.P.R. 309/1990, sono riproduttivi di censure adeguatamente vagliate e disattese con corretti argomenti giuridici dal giudice del merito valorizzando, ai fini della prova della destinazione alla cessione, il dato quantitativo e le modalità del fatto (la detenzione di oltre 90 gr. lordi di hashish da cui erano ricavabili oltre 250 d.m.s; la detenzione accertata in ora notturna) in assenza di elementi di ulteriore valutazione, neppure allegati dall’imputato;
Rilevato, altresì, che sono manifestamente infondate le cesure sulla “eccessività della pena base”, scelta adeguatamente motivata dai giudici del merito, in applicazione di criteri discrezionali di cui all’art. 133 cod. pe valorizzando il dato quantitativo della droga detenuta;
Rilevato, pertanto, che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile, con la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
P. Q. M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
Così deciso il 24 novembre 2023
Il Consigliere estensore
Il P esidente