Detenzione ai fini di spaccio: i criteri per la condanna
La distinzione tra il possesso per consumo personale e la detenzione ai fini di spaccio rappresenta uno dei nodi centrali del diritto penale in materia di stupefacenti. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha fatto chiarezza su come la presenza di determinati oggetti possa determinare inequivocabilmente la colpevolezza dell’imputato.
I fatti e il ricorso per detenzione ai fini di spaccio
Il caso riguarda un cittadino che era stato condannato nei primi due gradi di giudizio per aver detenuto sostanze stupefacenti non destinate al proprio consumo. L’imputato ha proposto ricorso in Cassazione contestando la valutazione dei giudici di merito e sostenendo che la droga fosse per uso personale. Tuttavia, i motivi del ricorso sono stati giudicati troppo generici, limitandosi a ripetere quanto già esposto in precedenza senza apportare nuovi elementi critici validi.
Gli elementi probatori determinanti
Per stabilire la detenzione ai fini di spaccio, i giudici non si sono basati solo sulla quantità della sostanza. Sono stati analizzati diversi fattori oggettivi: la tipologia della droga, la presenza di materiale idoneo al confezionamento delle dosi e il ritrovamento di strumenti per la pesatura di precisione. Questi elementi, considerati nel loro insieme, rendono logicamente insostenibile la tesi del consumo individuale.
La decisione della Corte sulla detenzione ai fini di spaccio
La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile. Quando le censure mosse alla sentenza di appello sono identiche a quelle già vagliate e respinte con motivazione congrua, il ricorso non può trovare accoglimento. Oltre alla conferma della condanna, il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle Ammende.
Le motivazioni
Le motivazioni della Corte si fondano sull’analisi logica delle prove materiali. La presenza di bilancini e bustine per la suddivisione in dosi è considerata un indicatore univoco di un’attività organizzata per la vendita. La Corte territoriale aveva già ampiamente spiegato perché la quantità e le modalità di conservazione fossero incompatibili con l’uso personale, e la Cassazione ha ritenuto tale ragionamento privo di vizi logici o giuridici. La genericità dei motivi di ricorso ha impedito un nuovo esame nel merito, rendendo definitiva la decisione precedente.
Le conclusioni
In conclusione, la sentenza ribadisce che per evitare una condanna per detenzione ai fini di spaccio non è sufficiente dichiarare l’uso personale se i fatti materiali dimostrano il contrario. La disponibilità di strumenti tecnici per la ripartizione della sostanza costituisce una prova quasi insuperabile della volontà di cedere la droga a terzi. Chiunque si trovi coinvolto in procedimenti simili deve essere consapevole che la strategia difensiva deve basarsi su elementi concreti che possano scardinare la presunzione di spaccio derivante dagli oggetti rinvenuti durante le indagini.
Quali oggetti provano la detenzione ai fini di spaccio?
Il ritrovamento di bilancini di precisione, bustine per il confezionamento e strumenti per il taglio della sostanza sono considerati prove decisive della finalità di vendita.
Cosa succede se il ricorso in Cassazione è generico?
Il ricorso viene dichiarato inammissibile, la condanna diventa definitiva e il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.
La sola quantità di droga basta per una condanna?
No, la quantità è un indizio importante, ma deve essere valutata insieme ad altri elementi come le modalità di conservazione e il possesso di strumenti per la pesatura.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 45060 Anno 2023
Penale Ord. Sez. 7 Num. 45060 Anno 2023
Presidente: COGNOME NOME
Relatore: COGNOME NOME
Data Udienza: 27/10/2023
ORDINANZA
sul ricorso proposto da: COGNOME NOME nato il DATA_NASCITA
avverso la sentenza del 30/01/2023 della CORTE APPELLO di ROMA
dato avviso alle parti;
udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME;
visti gli atti e la sentenza impugnata;
esaminato il ricorso di Guzman Annaurys;
OSSERVA
Ritenuto che i due motivi di ricorso con cui si mette in discussione la ritenuta responsabili per i delitti di detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente sono generici e riprod di identiche censure già adeguatamente vagliate dalla Corte territoriale che ha ben messo in risalto le ragioni che portavano a ritenere il ricorrente responsabile delle imputazioni contest (pag. 4) rilevando come la sostanza stupefacente, per quantità, tipologia, presenza di materiale per il confezionamento e la pesatura non fosse destinata ad un uso esclusivamente personale;
rilevato, pertanto, che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile, con la condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende. Così deciso il 27/10/2023.