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Decreto di irreperibilità: validità e ricerche

La Corte di Cassazione ha confermato la validità di un decreto di irreperibilità emesso oltre un anno dopo le ricerche, rigettando il ricorso di un condannato. La Corte ha stabilito che la legge non prevede termini perentori e che le ricerche, sebbene basate su un dato anagrafico errato (nazionalità), erano state sufficientemente esaustive nei luoghi noti, escludendo la nullità del provvedimento che revocava la sospensione condizionale della pena.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Decreto di irreperibilità: Quando è valido anche con ricerche datate?

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 24797 del 2024, si è pronunciata su un caso cruciale riguardante la validità del decreto di irreperibilità, un atto fondamentale nella procedura penale. L’analisi si concentra su due aspetti: la distanza temporale tra le ricerche e l’emissione del decreto e la completezza delle indagini svolte. Questa decisione chiarisce i limiti e le condizioni che rendono legittima la dichiarazione di irreperibilità di un imputato, con importanti conseguenze sulla prosecuzione del processo e sull’esecuzione delle pene.

I Fatti del Caso: Revoca della Sospensione Condizionale

Il caso ha origine da un’ordinanza del Tribunale di Pesaro, che, in qualità di Giudice dell’esecuzione, revocava il beneficio della sospensione condizionale della pena concesso a un individuo. Tale beneficio era stato sospeso a causa di una successiva condanna a tre anni di reclusione. Il provvedimento di revoca era stato emesso dopo che il Tribunale aveva dichiarato l’uomo irreperibile con un decreto emesso l’8 novembre 2023. Tuttavia, tale decreto si basava su un verbale di vane ricerche redatto dalla polizia molto tempo prima, il 6 ottobre 2022.

Il Ricorso in Cassazione: I Motivi dell’Impugnazione

La difesa del condannato ha impugnato l’ordinanza davanti alla Corte di Cassazione, sollevando due principali motivi di nullità del decreto di irreperibilità:

1. Inattualità delle ricerche: Il legale sosteneva che il lungo lasso di tempo trascorso (oltre un anno) tra le ricerche e l’emissione del decreto rendeva le verifiche obsolete e, di conseguenza, il decreto illegittimo.
2. Incompletezza delle ricerche: La difesa ha lamentato che le indagini erano state incomplete, sia per un errore nell’indicazione dello Stato di nascita del proprio assistito (indicato come albanese anziché rumeno), sia per non aver esteso le ricerche ai luoghi dove egli risiedeva o lavorava, che a loro dire erano facilmente individuabili.

Analisi del decreto di irreperibilità: Le Motivazioni della Corte

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, ritenendolo infondato in ogni sua parte. Le motivazioni della Corte offrono chiarimenti essenziali sui requisiti di validità del decreto di irreperibilità.

La Questione delle Ricerche “Inattuali”

Sul primo punto, la Corte ha ribadito un principio consolidato: l’articolo 159 del codice di procedura penale non stabilisce un termine perentorio entro cui emettere il decreto di irreperibilità dopo la redazione del verbale di vane ricerche. Ciò significa che l’eventuale ritardo non comporta, di per sé, l’illegittimità del decreto. Citando una precedente sentenza (n. 6537/2020), i giudici hanno specificato che un decreto di latitanza (e per analogia di irreperibilità) può essere legittimamente emesso anche sulla base di ricerche effettuate anni prima. Nel caso specifico, il tempo trascorso tra ottobre 2022 e novembre 2023 non è stato giudicato tale da privare di attualità le verifiche effettuate.

L’Incompletezza delle Ricerche e l’Errore Anagrafico

Anche la seconda censura è stata respinta. La Cassazione ha osservato che le ricerche erano state eseguite correttamente presso i luoghi richiesti dalla legge, ovvero l’ultima dimora nota e il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria. Non era stato possibile effettuare verifiche presso il luogo di lavoro, poiché tale informazione non emergeva dagli atti processuali e non era quindi conoscibile dalle forze dell’ordine.

L’errore sulla nazionalità è stato considerato irrilevante. A fronte della corretta identificazione delle generalità del condannato e dell’esaustività delle ricerche svolte, il singolo dato errato non assumeva un rilievo decisivo. La Corte ha sottolineato che l’obbligo di effettuare nuove ricerche è sempre condizionato all'”oggettiva praticabilità degli accertamenti”. Questo rappresenta il limite logico di ogni garanzia processuale: le ricerche devono essere svolte nei luoghi noti (nascita, residenza, lavoro), ma non si può pretendere che la polizia indaghi su luoghi non desumibili dagli atti.

Conclusioni: I Limiti alle Ricerche dell’Imputato

In conclusione, la sentenza rafforza il principio secondo cui la validità di un decreto di irreperibilità non dipende rigidamente dalla vicinanza temporale delle ricerche, ma dalla loro adeguatezza rispetto alle informazioni disponibili al momento del loro svolgimento. L’efficacia delle garanzie difensive trova un limite nell’oggettiva possibilità di reperire le informazioni necessarie. Un errore anagrafico marginale non invalida la procedura se le generalità principali sono corrette e le ricerche sono state condotte con diligenza nei luoghi previsti dalla normativa.

Un decreto di irreperibilità è valido se emesso molto tempo dopo le ricerche della polizia?
Sì, secondo la Corte di Cassazione è valido. La legge (art. 159 cod. proc. pen.) non stabilisce un termine perentorio tra le ricerche e l’emissione del decreto, quindi anche un provvedimento basato su ricerche effettuate oltre un anno prima può essere considerato legittimo, purché le verifiche siano state eseguite correttamente.

Un errore nei dati anagrafici, come la nazionalità, rende nulle le ricerche e il conseguente decreto di irreperibilità?
No, non necessariamente. Se le generalità principali del ricercato sono corrette e le ricerche sono state condotte in modo esaustivo nei luoghi previsti dalla legge (es. ultima residenza), un errore marginale come quello sulla nazionalità non è considerato decisivo e non comporta la nullità del decreto.

Quali luoghi devono essere controllati affinché le ricerche di una persona siano considerate complete?
Le ricerche devono essere effettuate nei luoghi indicati dall’art. 159 del codice di procedura penale, che includono il luogo di nascita, l’ultima residenza e il luogo dove la persona esercita abitualmente la sua attività lavorativa. Tuttavia, l’obbligo è condizionato all'”oggettiva praticabilità”, ovvero alla conoscenza di tali luoghi tramite gli atti processuali o altre fonti accessibili alle forze dell’ordine.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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