Custodia Cautelare: Perché la Motivazione è Sempre Obbligatoria
La libertà personale è un diritto fondamentale, e ogni sua limitazione deve essere giustificata da ragioni concrete e attuali. Una recente sentenza della Corte di Cassazione ribadisce questo principio cardine, soffermandosi sulla necessità di una motivazione adeguata per il mantenimento della custodia cautelare, anche nel contesto dell’esecuzione di una pena derivante da una sentenza straniera. La decisione analizza il caso di un cittadino a cui era stata negata la sostituzione del carcere con gli arresti domiciliari, portando a un importante chiarimento sui doveri del giudice.
I Fatti del Caso
Un cittadino rumeno, condannato nel suo paese d’origine, si trovava in Italia dove la Corte di Appello di Roma aveva disposto il riconoscimento della sentenza di condanna e l’esecuzione della pena residua, quantificata in 249 giorni di reclusione. Inizialmente, l’uomo era stato posto in custodia cautelare in carcere per assicurare l’esecuzione del mandato di arresto europeo. Successivamente, l’interessato aveva richiesto la sostituzione della misura carceraria con gli arresti domiciliari, anche in virtù delle sue condizioni di salute. La Corte di Appello rigettava la richiesta, confermando la detenzione in carcere.
Contro questa decisione, la difesa ha proposto ricorso in Cassazione, lamentando una violazione di legge e, soprattutto, un’omessa motivazione sull’effettiva e perdurante necessità della misura più afflittiva, quella carceraria.
La Decisione della Corte di Cassazione e la valutazione della custodia cautelare
La Suprema Corte ha accolto il ricorso, annullando la sentenza impugnata e rinviando il caso a un’altra sezione della Corte di Appello di Roma per un nuovo esame. Il cuore della decisione risiede nella critica alla motivazione addotta dai giudici di merito. Secondo la Cassazione, la Corte d’Appello ha errato nel non riconsiderare adeguatamente la situazione alla luce del nuovo contesto giuridico.
Inizialmente, la custodia cautelare era giustificata dall’esigenza di prevenire la fuga in attesa dell’esecuzione del mandato di arresto europeo. Tuttavia, una volta che la sentenza straniera è stata riconosciuta e la pena residua (249 giorni) è stata determinata, il quadro di riferimento è mutato. A questo punto, il giudice avrebbe dovuto condurre una nuova e approfondita valutazione sulla sussistenza delle esigenze cautelari.
Le Motivazioni della Sentenza
La Corte di Cassazione ha evidenziato come la motivazione della Corte di Appello fosse stata “sostanzialmente pretermessa”. I giudici di merito si erano limitati ad affermazioni generiche, senza confrontarsi con il nuovo dato: una pena residua relativamente breve che, di per sé, non impone necessariamente la detenzione in carcere.
La Suprema Corte ha sottolineato che il giudice avrebbe dovuto:
1. Valutare il nuovo parametro: La determinazione di una pena residua di 249 giorni costituiva un elemento nuovo e centrale, che imponeva una riflessione sull’effettiva necessità del carcere.
2. Considerare le alternative: Di fronte a una pena di tale entità e alla richiesta di arresti domiciliari, era doveroso spiegare perché tale misura meno afflittiva non fosse ritenuta idonea a soddisfare le esigenze cautelari residue.
3. Evitare affermazioni generiche: La motivazione non può consistere in formule di stile o in considerazioni astratte. Deve ancorarsi a elementi concreti della situazione processuale e personale dell’imputato.
In sostanza, la Corte d’Appello non ha spiegato perché, nonostante il mutato quadro, la custodia cautelare in carcere rimanesse l’unica misura adeguata, tralasciando di considerare la possibilità di applicare gli arresti domiciliari, anche in considerazione delle condizioni di salute del ricorrente.
Le Conclusioni
Questa sentenza riafferma un principio fondamentale del nostro ordinamento processuale: ogni provvedimento che limita la libertà personale deve essere supportato da una motivazione non solo esistente, ma anche specifica, logica e attuale. Quando le circostanze cambiano, come nel passaggio da un mandato di arresto europeo all’esecuzione di una pena definita, il giudice ha il dovere di ricalibrare la sua valutazione. La custodia cautelare in carcere deve rimanere l’extrema ratio, e la sua indispensabilità deve essere dimostrata concretamente, non data per scontata. Per i cittadini, ciò rappresenta una garanzia essenziale contro decisioni non ponderate che incidono su un diritto inviolabile.
Quando un giudice deve rivalutare la necessità della custodia cautelare?
Quando il quadro di riferimento giuridico e fattuale muta in modo significativo, come avviene a seguito del riconoscimento di una sentenza di condanna straniera e della determinazione della pena residua da scontare.
È sufficiente una motivazione generica per mantenere una persona in carcere a titolo cautelare?
No. Secondo la sentenza, una motivazione basata su affermazioni generiche è insufficiente. Il giudice deve confrontarsi concretamente con la situazione, spiegando perché misure meno afflittive, come gli arresti domiciliari, non siano idonee.
Cosa succede se un giudice non motiva adeguatamente la decisione sulla custodia cautelare?
La sua decisione può essere annullata dalla Corte di Cassazione per violazione di legge. Il caso viene quindi rinviato a un altro giudice per un nuovo esame che dovrà seguire i principi di diritto stabiliti dalla Cassazione.
Testo del provvedimento
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 6 Num. 40274 Anno 2025
Penale Sent. Sez. 6 Num. 40274 Anno 2025
Presidente: COGNOME NOME
Relatore: COGNOME NOME
Data Udienza: 27/11/2025
SENTENZA
sul ricorso proposto da
Buga NOME, nato in Romania il DATA_NASCITA
avverso la sentenza emessa 1’11/9/2025 dalla Corte di appello di Roma visti gli atti, la sentenza impugnata e il ricorso; udita la relazione del consigliere NOME COGNOME; udito il Pubblico Ministero, in persona della AVV_NOTAIO, che ha chiesto l’annullamento senza rinfio; udito l’AVV_NOTAIO, che ha chiesto l’accoglimento del ricorso.
RITENUTO IN FATTO
1. Il ricorrente impugna la sentenza con la quale la Corte di appello di Roma, dopo aver disposto il riconoscimento della sentenza di condanna emessa in Romania e l’esecuzione della pena residua in Italia, rigettava l’istanza di sostituzione cautelare della custodia in carcere.
Avverso tale decisione il ricorrente ha proposto un unico motivo di ricorso, per violazione di legge, in relazione agli artt. 274 e 275, comma 2-bis cod. proc. pen., nonché per omessa motivazione sull’esclusiva idoneità della custodia cautelare in carcere.
Evidenzia la difesa che il ricorrente aveva c ·Iiiesto di poter esser sottoposto agli arresti domiciliari, anche in considerazione delle comprovate condizioni di salute. A fronte di tale deduzione, la Corte di appello non aveva in alcun modo motivato in ordine alla perdurante sussistenza delle esigenze cautelari, non considerando l’esiguo residuo di pena da scontare .; né potevano condividersi le conclusioni relative al fatto che il ricorrente avrebbe ricevuto un’assistenza sanitaria migliore in carcere che agli arresti COGNOME.
CONSIDERATO IN DIRITTO
1. Il ricorso è fondato.
Occorre premettere che la misura cautelare è stata inizialmente disposta in virtù della richiesta di consegna del ricorrentf e, pertanto, in quell’ottica er espressamente finalizzata ad evitare che ‘il, predetto potesse sottrarsi all’esecuzione del mandato di arresto europeo.
A seguito del riconoscimento della sentenza di condanna emessa in Romania e della determinazione del residuo di pena,cleterminatò dalla Corte di appello in 249 giorni di reclusione, la valutazione della perdurante sussistenza delle condizioni legittimanti la misura doveva essere svolta tenendo conto del nuovo parametro di riferimento.
A ben vedere, a fronte di una pena che – in ;mancanza di diversa indicazione – ha una durata tale da non richiedere necess.riamente l’espiazione in regime detentivo, la Corte di appello avrebbe dovuto valutare l’effettiva necessità di mantenere in atto la custodia cautelare, anche in considerazione della possibilità rappresentata dal ricorrente di essere sottoposto agli arresti domiciliari.
Quanto detto consente di affermare che la motivazione in ordine alla perdurante sussistenza delle esigenze cautelari, come pure quella relativa all’esclusiva idoneità della custodia in carchre, è stata sostanzialmente pretermessa, essendosi limitata la Corte di appello generiche affermazioni, senza realmente confrontarsi con il mutato quadro risultante per effetto dell’avvenuto riconoscimento della sentenza straniera e della determinazione della pena residua.
Alla luce di tali considerazioni, ne consegue necessariamente l’annullamento con rinvio della sentenza impugnata, limitatamente al rigetto dell’istanza di
sostituzione della misura cautelare in atto.
PQM
AnnuIlla la sentenza impugnata limitatamente alla misura cautelare e rinvia per nuovo giudizio ad altra sezione della Corte di appello di Roma.
Così deciso il 27 novembre 2025
Il Consigliere estensore
La Pregid nte