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Credito del terzo: quando va tutelato nel sequestro?

Un istituto di credito, creditore ipotecario, ricorre in Cassazione contro un’ordinanza che rinviava la decisione sul suo credito del terzo alla fase di verifica. La Corte dichiara il ricorso inammissibile perché l’atto è interlocutorio, ma ne riconosce la fondatezza nel merito. Chiarisce che, dopo la Legge 161/2017, la richiesta di riconoscimento del credito va esaminata nell’udienza di confisca e non posticipata.

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Pubblicato il 30 novembre 2025 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Credito del Terzo: La Cassazione Interviene sulla Tutela nelle Misure di Prevenzione

Una recente sentenza della Corte di Cassazione (n. 25558/2024) ha offerto chiarimenti cruciali sulla tutela del credito del terzo nell’ambito delle misure di prevenzione patrimoniale. Il caso esaminato riguarda la posizione di un istituto di credito ipotecario il cui diritto di veder riconosciuto il proprio credito è stato messo in discussione dalle tempistiche procedurali. La Suprema Corte, pur dichiarando inammissibile il ricorso, ha colto l’occasione per ribadire un principio fondamentale introdotto dalla riforma del codice antimafia.

I Fatti del Caso: Un Credito Conteso

La vicenda ha origine da un procedimento di prevenzione per l’applicazione della sorveglianza speciale e del sequestro di beni nei confronti di un individuo. Un istituto di credito, vantando un’ipoteca su alcuni di questi beni, interveniva nel procedimento per ottenere il riconoscimento del proprio credito, come previsto dal d.lgs. 159/2011 (Codice Antimafia).

Nonostante l’intervento e il deposito di memorie, sia il Tribunale in primo grado sia la Corte d’Appello omettevano di pronunciarsi sulla posizione della banca. In particolare, il decreto di confisca non menzionava il creditore. Successivamente, di fronte a un’istanza formale di ammissione del credito, il Tribunale di primo grado, a cui la Corte d’Appello aveva trasmesso gli atti, emetteva un’ordinanza con cui disponeva di ‘non doversi provvedere’, rinviando ogni decisione alla futura fase di verifica dei crediti.

Il Percorso Giudiziario e il Ricorso in Cassazione

Contro questa ordinanza, l’istituto di credito proponeva ricorso per cassazione, lamentando una violazione di legge. Sosteneva di essere stato erroneamente estromesso dal giudizio d’appello e che i giudici avessero illegittimamente posticipato la decisione sul suo diritto, in contrasto con le recenti modifiche legislative.

La Decisione della Corte: Ricorso Inammissibile ma Fondato

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. La ragione è puramente procedurale: l’ordinanza impugnata era un atto interlocutorio, cioè un provvedimento che non decideva in modo definitivo sulla richiesta, ma si limitava a rinviarne l’esame. Tali atti, per loro natura, non sono direttamente impugnabili in Cassazione.

Tuttavia, e qui risiede il nucleo della sentenza, i giudici hanno specificato che le doglianze del ricorrente erano ‘fondate’. Questo significa che, sebbene lo strumento processuale utilizzato fosse errato, le ragioni di merito della banca erano corrette. In virtù di questa fondatezza, la Corte ha deciso di non condannare l’istituto al pagamento delle spese processuali.

Le Motivazioni: L’Importanza della Tutela del credito del terzo in fase di confisca

Il cuore della motivazione della Cassazione risiede nell’interpretazione dell’art. 23 del Codice Antimafia, come modificato dalla Legge n. 161 del 2017. Prima di questa riforma, la giurisprudenza riteneva che i creditori con garanzie reali potessero far valere i loro diritti solo nella fase esecutiva, successiva alla confisca, per non appesantire il procedimento di prevenzione.

La Corte chiarisce che tale orientamento è ormai superato. La modifica legislativa ha introdotto l’obbligo per il tribunale di citare i terzi titolari di diritti reali di garanzia (come un’ipoteca) affinché la richiesta di riconoscimento dei presupposti per la tutela del loro credito avvenga direttamente nell’udienza di confisca. Di conseguenza, la pretesa della banca di ottenere una decisione sul proprio credito del terzo già in quella sede era legittima. L’ordinanza del Tribunale, che parlava di ‘inesistenza di una funzione prenotativa’ delle istanze di ammissione, è stata quindi giudicata errata nel suo fondamento giuridico.

Le Conclusioni: Implicazioni per i Creditori nelle Procedure di Prevenzione

La sentenza, pur concludendosi con una declaratoria di inammissibilità, stabilisce un principio di diritto di grande importanza pratica. I creditori garantiti, in particolare gli istituti di credito, non devono attendere la fase di verifica successiva alla confisca per vedere esaminata la loro posizione. La loro tutela deve trovare spazio già nel giudizio di prevenzione che porta alla confisca dei beni. Una lesione concreta del loro diritto si verificherà solo se, all’esito del giudizio, i giudici ometteranno di pronunciarsi sulla loro istanza. A quel punto, si aprirà la strada a un’impugnazione piena. Questa pronuncia rafforza la garanzia del credito del terzo in buona fede, allineando la procedura di prevenzione a una tutela più tempestiva ed efficace dei diritti dei creditori.

Quando deve essere esaminata la richiesta di un creditore garantito in un procedimento di prevenzione patrimoniale?
Secondo la Corte di Cassazione, a seguito della modifica introdotta dalla Legge 161/2017 all’art. 23 del d.lgs. 159/2011, la richiesta di riconoscimento dei presupposti per la tutela del credito di un terzo titolare di diritti reali di garanzia (come un’ipoteca) deve essere esaminata durante l’udienza di confisca e non rinviata alla successiva fase esecutiva di verifica dei crediti.

Un’ordinanza che rinvia la decisione sull’ammissione di un credito è impugnabile in Cassazione?
No. La Corte ha stabilito che un’ordinanza che si limita a rinviare la decisione sull’ammissione di un credito, senza pronunciarsi nel merito, ha natura interlocutoria e non definitiva. Pertanto, non è un atto autonomamente impugnabile con ricorso per cassazione.

Cosa succede se il ricorso viene dichiarato inammissibile ma le ragioni del ricorrente sono ritenute fondate?
In questo caso, sebbene il ricorso venga respinto per una ragione procedurale (inammissibilità), la Corte può riconoscere la fondatezza delle lamentele nel merito. Una conseguenza pratica di tale riconoscimento, come avvenuto nella sentenza in esame, è la mancata condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e delle sanzioni pecuniarie.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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