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Credito del terzo e confisca: la tutela è a rischio

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso di una società cessionaria di un credito ipotecario, stabilendo la prevalenza della confisca penale su un immobile rispetto al diritto di garanzia. La decisione si fonda sulla carenza dell’istruttoria originaria della banca mutuante, che non aveva verificato adeguatamente la situazione patrimoniale del debitore. Secondo la Corte, il creditore cessionario subentra nella stessa posizione del cedente, inclusa la mancanza del requisito dell’incolpevole affidamento, necessario per tutelare il credito del terzo rispetto alla misura ablatoria statale.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Credito del terzo e confisca: la buona fede della banca originaria è decisiva

Una recente sentenza della Corte di Cassazione chiarisce un punto cruciale nel rapporto tra diritti di garanzia e misure di prevenzione patrimoniale. La tutela del credito del terzo in caso di confisca di un bene ipotecato dipende strettamente dalla diligenza e dalla buona fede del creditore originario al momento della concessione del finanziamento. Vediamo nel dettaglio i contorni di questa importante decisione.

I Fatti del Caso

Una società, cessionaria di un portafoglio di crediti, si era vista negare la prevalenza del proprio diritto di ipoteca su un immobile che era stato oggetto di confisca penale. Il credito derivava da un mutuo fondiario concesso originariamente da un istituto bancario al proprietario dell’immobile, poi colpito dalla misura ablatoria.
Il Tribunale, in funzione di giudice dell’esecuzione, aveva respinto le pretese della società, sostenendo che mancassero le condizioni per tutelare il creditore. In particolare, il giudice aveva evidenziato due criticità:
1. L’affidamento concesso dalla banca originaria non era meritevole di protezione, poiché l’istruttoria per l’erogazione del mutuo era stata carente.
2. La banca non aveva approfondito le ragioni per cui il debitore si trovava già in una situazione di ‘sofferenza’ presso un altro istituto di credito.

Contro questa decisione, la società cessionaria ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo la correttezza dell’operato della banca mutuante e l’assenza di correlazione tra la concessione del mutuo e l’attività illecita del debitore.

La Decisione della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso infondato, confermando la decisione del Tribunale. I giudici hanno ribadito un principio fondamentale: la cessione di un credito ipotecario, anche se avvenuta ‘in blocco’, non modifica la natura del diritto e non sana eventuali vizi originari. Il creditore cessionario subentra nella medesima posizione del creditore originario e, per vedere tutelato il proprio diritto nei confronti della confisca, deve dimostrare la sussistenza della buona fede e dell’incolpevole affidamento in capo a quest’ultimo.

Le Motivazioni: l’onere della prova sul credito del terzo

Il cuore della motivazione della sentenza risiede nell’analisi dell’operato della banca che per prima erogò il finanziamento. Secondo la Cassazione, il Tribunale ha correttamente indagato sulla completezza e l’esaustività dell’istruttoria bancaria, giungendo a conclusioni negative ben argomentate.
La banca originaria aveva concesso il mutuo pur essendo a conoscenza di due elementi allarmanti:

a) La somma era destinata a estinguere un precedente rapporto di debito già classificato ‘in sofferenza’ con un’altra banca.
b) Non era stata condotta un’adeguata istruttoria per verificare l’effettiva entità dei redditi del mutuatario, basandosi su dati non comprovati e incoerenti con le dichiarazioni fiscali.

Queste mancanze, secondo la Corte, dimostrano l’assenza di quell’affidamento incolpevole che è presupposto indispensabile per la tutela del credito del terzo. La banca, agendo con la dovuta diligenza professionale, avrebbe dovuto percepire i segnali di rischio e condurre verifiche più approfondite. L’aver concesso il credito in tali circostanze esclude la buona fede richiesta dalla legge per far prevalere il diritto del creditore sulla misura di prevenzione statale.

Conclusioni: Implicazioni Pratiche della Sentenza

La pronuncia ha importanti implicazioni sia per gli istituti di credito che per gli acquirenti di portafogli di crediti (NPL). Per le banche, emerge con forza la necessità di condurre istruttorie rigorose e documentate, non solo per mitigare il rischio di insolvenza, ma anche per garantire l’opponibilità delle proprie garanzie a eventuali future misure penali o di prevenzione. Per chi acquista crediti, la sentenza sottolinea l’importanza di una due diligence che non si limiti a valutare la solvibilità del debitore, ma che analizzi anche la qualità e la correttezza dell’originaria procedura di erogazione. Un credito nato da un’istruttoria superficiale è un credito debole, il cui valore può essere azzerato dall’intervento dello Stato.

Chi acquista un credito ipotecario è sempre tutelato in caso di confisca del bene?
No. L’acquirente (creditore cessionario) è tutelato solo se può dimostrare che il creditore originario (la banca che ha concesso il mutuo) ha agito in buona fede e con incolpevole affidamento al momento dell’erogazione del finanziamento. L’acquirente eredita la stessa posizione giuridica, con i medesimi punti di forza e di debolezza, del venditore.

Cosa significa che l’istruttoria bancaria era ‘carente’ in questo caso?
Significa che la banca originaria ha concesso il mutuo senza svolgere le dovute verifiche. Nello specifico, ha erogato il finanziamento pur sapendo che il cliente era già in difficoltà finanziaria (‘in sofferenza’) con un’altra banca e senza verificare adeguatamente la sua reale capacità di reddito, fidandosi di dati non provati e discordanti rispetto a quelli fiscali.

Qual è il requisito fondamentale per la tutela del credito del terzo rispetto alla confisca?
Il requisito fondamentale, secondo l’art. 52 del D.Lgs. 159/2011, è la sussistenza della buona fede e dell’incolpevole affidamento. Questo significa che il creditore deve dimostrare di non essere stato a conoscenza, né di aver potuto esserlo usando l’ordinaria diligenza, della provenienza illecita dei beni del debitore o della sua condizione di soggetto a rischio di misure di prevenzione.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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