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Corruzione modico valore: è reato? La Cassazione

La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per corruzione di due dipendenti di un’agenzia funebre che avevano pagato 50 euro a un operatore di obitorio per la vestizione delle salme. La Corte ha stabilito che anche la corruzione per modico valore costituisce reato, poiché il danno è arrecato all’imparzialità e al prestigio della pubblica amministrazione, indipendentemente dall’entità della somma. Il codice di comportamento dei dipendenti pubblici, che consente regali di piccolo valore, non può giustificare un pagamento effettuato come corrispettivo per un atto d’ufficio.

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Pubblicato il 22 gennaio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale

Riferimento Sentenza di Cassazione Penale Sez. 6 Num. 1620 Anno 2026 (Cass. pen. sez. 6 n. 1620/2026)

Corruzione per modico valore: anche una piccola mazzetta è reato

La Corte di Cassazione, con una recente sentenza, ha affrontato un tema tanto delicato quanto attuale: la corruzione per modico valore. La pronuncia chiarisce in modo definitivo che anche una piccola somma di denaro, se data come corrispettivo per un atto d’ufficio, integra il reato di corruzione, senza che l’esiguità dell’importo possa escluderne la rilevanza penale. Analizziamo insieme il caso e le importanti conclusioni della Suprema Corte.

Il caso: una “mancia” all’operatore dell’obitorio

Due dipendenti di un’agenzia di onoranze funebri sono stati condannati per corruzione per aver versato, in due occasioni, la somma di 50 euro a un operatore obitoriale. Il pagamento era finalizzato a ottenere la vestizione delle salme, un’attività che rientrava pienamente nei doveri d’ufficio dell’operatore.

I tribunali di primo e secondo grado avevano già confermato la colpevolezza degli imputati, ritenendo provato, anche grazie a intercettazioni, l’accordo illecito. L’interesse dell’agenzia funebre consisteva nell’assicurare ai propri clienti una vestizione delle salme più celere e accurata, un servizio particolarmente richiesto durante il difficile periodo della pandemia.

La tesi difensiva e la questione della corruzione per modico valore

La difesa degli imputati ha tentato di smontare l’accusa sostenendo principalmente due argomenti:

  1. Mancanza di prova di un accordo corruttivo.
  2. L’esiguità dell’importo, che avrebbe dovuto essere inquadrato come una regalia di modico valore, consentita dal Codice di comportamento dei dipendenti pubblici (d.P.R. n. 62/2013) e quindi non punibile.

Proprio questo secondo punto ha costituito il cuore della questione giuridica portata all’attenzione della Cassazione: una mazzetta di 50 euro può essere considerata penalmente irrilevante?

Le motivazioni della Cassazione: la funzione pubblica non ha prezzo

La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi, confermando la condanna e fornendo motivazioni nette e rigorose sulla natura del reato di corruzione.

Il codice di comportamento non è una scriminante

I giudici hanno chiarito che il Codice di comportamento dei dipendenti pubblici è una norma di carattere deontologico e disciplinare, non penale. Esso non può fungere da “scriminante”, cioè da giustificazione per un fatto che la legge penale qualifica come reato. Anzi, la stessa norma richiamata dalla difesa vieta espressamente al dipendente pubblico di chiedere o accettare regali, anche di modico valore, “a titolo di corrispettivo per compiere o per aver compiuto un atto del proprio ufficio”. Le uniche regalie consentite sono quelle d’uso, occasionali e non collegate all’esercizio delle funzioni.

Il reato di corruzione e l’accordo sinallagmatico

Il fulcro del reato di corruzione, previsto dall’art. 318 del codice penale, è l’esistenza di un accordo sinallagmatico, un patto di scambio illecito tra il privato e il soggetto pubblico. Oggetto di questo “contratto” è la vendita della funzione pubblica. Una volta provato questo accordo, il reato si perfeziona, indipendentemente dal valore della controprestazione.

La modestia della somma può rendere più difficile provare l’esistenza dell’accordo, ma non ne esclude la rilevanza penale una volta che tale accordo sia stato accertato. Il bene giuridico tutelato dalla norma non è di natura patrimoniale, ma riguarda il buon andamento, l’imparzialità e il prestigio della Pubblica Amministrazione.

Le conclusioni: l’irrilevanza dell’importo e la tutela del prestigio della P.A.

In conclusione, la Suprema Corte afferma un principio fondamentale: la funzione pubblica non deve avere un prezzo, quale che sia la sua entità. L’offesa al bene giuridico tutelato non risiede nell’importo della mazzetta, ma nell’esistenza stessa di un accordo per vendere un atto d’ufficio. Anzi, come sottolineato in passato, la tenuità della somma può rendere il fatto ancora più lesivo del prestigio del pubblico ufficiale, dimostrando che è disposto a venir meno ai propri doveri anche per “un’offerta anche minima”. La sentenza ribadisce quindi che la lotta alla corruzione passa anche dalla repressione di quei fenomeni di “micro-corruzione” che minano la fiducia dei cittadini nelle istituzioni.

Una regalia di piccolo importo a un dipendente pubblico è sempre reato di corruzione?
Sì, se costituisce il corrispettivo per il compimento di un atto d’ufficio. Il reato di corruzione si configura con l’accordo di scambio (il patto sinallagmatico), indipendentemente dal valore della somma o dell’utilità. Non è la modestia dell’importo a rendere il fatto lecito.

Il codice di comportamento dei dipendenti pubblici può giustificare l’accettazione di una piccola somma di denaro?
No. La sentenza chiarisce che il codice di comportamento ha natura deontologica e disciplinare, non penale. Esso non può agire come una scriminante. Inoltre, lo stesso codice vieta di accettare regalie, anche di modico valore, come corrispettivo per lo svolgimento della propria attività d’ufficio.

Perché una mazzetta di soli 50 euro è stata considerata sufficiente per integrare il reato di corruzione?
Perché il reato di corruzione non tutela il patrimonio, ma l’imparzialità, il buon andamento e il prestigio della pubblica amministrazione. La lesione a questi beni si verifica nel momento in cui la funzione pubblica viene ‘venduta’, a prescindere dal prezzo. Anzi, la Corte sottolinea che accettare un compenso minimo può essere considerato ancora più lesivo del prestigio del pubblico ufficiale.

Termini giuridici

Corruzione
Reato che si configura quando un soggetto pubblico accetta, per sé o per altri, denaro o altre utilità come corrispettivo per compiere un atto del proprio ufficio o servizio.
Sinallagmatico
Termine che descrive un rapporto di scambio reciproco, in cui la prestazione di una parte è legata e giustificata dalla controprestazione dell'altra. È l'essenza dell'accordo corruttivo.
Doppia conforme
Situazione processuale in cui la sentenza della Corte d'appello conferma integralmente la decisione del tribunale di primo grado. Questa conformità limita la possibilità di contestare i fatti in Cassazione.
Scriminante
Causa di giustificazione che rende lecito un comportamento che, in sua assenza, costituirebbe reato. Esempi classici sono la legittima difesa o lo stato di necessità.
Incaricato di pubblico servizio
Soggetto che, pur non essendo un pubblico ufficiale, svolge un'attività disciplinata da norme di diritto pubblico e caratterizzata dalla mancanza dei poteri tipici della funzione pubblica.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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