Correzione errore materiale: quando la forma è sostanza
Nell’ordinamento giuridico, la precisione è fondamentale. Un provvedimento giudiziario deve riflettere fedelmente la volontà del giudice, senza ambiguità. L’ordinanza in esame offre un chiaro esempio di come l’istituto della correzione errore materiale sia uno strumento essenziale per garantire la certezza del diritto e la giustizia formale. La Suprema Corte di Cassazione è intervenuta d’ufficio per rettificare una propria sentenza, emendando discrasie tra la decisione effettiva e la sua trascrizione.
I fatti del caso: una discrasia tra decisione e trascrizione
Il caso nasce dalla segnalazione di un errore materiale relativo a una sentenza della Quinta Sezione penale della Corte di Cassazione. Due imputati avevano presentato ricorso e, al termine dell’udienza, la Corte aveva preso una decisione specifica. Tuttavia, ciò che è stato trascritto sul ruolo d’udienza non corrispondeva pienamente a quanto deliberato.
Il dispositivo riportato ufficialmente indicava un semplice rigetto dei ricorsi, con condanna al pagamento delle spese processuali. In realtà, la decisione effettiva della Corte era più articolata: pur rigettando nel resto i ricorsi, i giudici avevano rettificato la sentenza impugnata, concedendo a entrambi gli imputati il beneficio della non menzione della condanna, ai sensi dell’art. 175 del codice penale. Un’ulteriore imprecisione era presente anche nella motivazione della sentenza, dove il beneficio concesso veniva erroneamente definito ‘sospensione condizionale della pena’.
La procedura di correzione errore materiale attivata dalla Corte
Di fronte a questa evidente divergenza, la stessa Corte di Cassazione ha attivato d’ufficio la procedura di correzione errore materiale prevista dall’art. 625-bis del codice di procedura penale. Questo strumento consente di emendare quegli errori che non incidono sul contenuto logico-giuridico della decisione, ma che ne alterano l’espressione esteriore, come errori di calcolo, di nome o, come in questo caso, di trascrizione.
La Corte ha quindi emesso un’ordinanza per ristabilire la corretta formulazione del dispositivo, specificando che la decisione corretta è: ‘Letto l’art. 619 cod. Proc. Pen., rettifica il dispositivo della sentenza impugnata concedendo ad entrambi gli imputati del beneficio della non menzione della condanna, ai sensi dell’art. 175 cod. pen. Rigetta nel resto i ricorsi’.
le motivazioni
La motivazione alla base dell’ordinanza è chiara e diretta: sanare una palese non corrispondenza tra la volontà del collegio giudicante e la sua verbalizzazione. La Corte sottolinea che si è trattato di un ‘mero errore materiale’. La decisione presa in camera di consiglio era inequivocabile, ma la sua trasposizione sul ruolo d’udienza è stata incompleta e quindi errata.
È significativo che la Corte abbia corretto non solo il dispositivo ma anche la motivazione. La distinzione tra ‘non menzione della condanna’ e ‘sospensione condizionale della pena’ non è una mera sfumatura lessicale, ma riguarda due istituti giuridici distinti con presupposti e conseguenze differenti. La correzione di questo secondo errore dimostra un’attenzione scrupolosa alla precisione terminologica, essenziale per evitare futuri dubbi interpretativi. L’intervento d’ufficio, senza necessità di un’istanza di parte, rafforza il principio secondo cui è primario interesse dell’ordinamento che gli atti giudiziari siano privi di vizi formali.
le conclusioni
Questa ordinanza ribadisce l’importanza cruciale della procedura di correzione errore materiale come presidio di legalità e certezza del diritto. Assicura che la giustizia non sia solo decisa, ma anche trascritta e comunicata correttamente. Per gli operatori del diritto e per i cittadini, questo provvedimento è una garanzia che eventuali sviste formali possono essere sanate in modo rapido ed efficace, assicurando che il contenuto della decisione giudiziaria prevalga sempre su eventuali imprecisioni nella sua documentazione.
Cos’è un errore materiale secondo questa ordinanza?
È una discrepanza tra la decisione effettivamente presa dal giudice e la sua trascrizione in un documento ufficiale, come il dispositivo o la motivazione, che non altera la sostanza logica della deliberazione.
La Corte di Cassazione può correggere i propri errori?
Sì, attraverso la procedura prevista dall’art. 625-bis del codice di procedura penale, la Corte può attivarsi, anche d’ufficio, per correggere errori materiali presenti nelle proprie sentenze.
Quali errori specifici sono stati corretti in questo caso?
Sono stati corretti due errori: primo, il dispositivo trascritto sul ruolo d’udienza è stato modificato per includere la concessione del beneficio della non menzione della condanna, che era stata omessa; secondo, nella motivazione, la definizione errata di ‘sospensione condizionale della pena’ è stata sostituita con quella corretta di ‘non menzione della condanna’.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 5 Num. 36224 Anno 2024
Penale Ord. Sez. 5 Num. 36224 Anno 2024
Presidente: COGNOME NOME COGNOME
Relatore: COGNOME NOME
Data Udienza: 02/07/2024
ORDINANZA
sulla segnalazione di errore materiale relativa alla sentenza della Quinta Sezione penale n 19606/2024 del 06/02/2024, resa sul ricorso proposto da:
COGNOME NOME nato a MILANO il DATA_NASCITA COGNOME NOME nato il DATA_NASCITA
avverso la sentenza del 06/02/2024 della CORTE DI CASSAZIONE di ROMA udita la relazione svolta dal AVV_NOTAIO NOME COGNOME;
RITENUTO IN FATTO E CONSIDERATO IN DIRITTO
È stato attivato di ufficio il procedimento per la correzione di errore materiale ex art. 625-bis, comma 3, cod. proc. pen.
Per mero errore materiale, il dispositivo della sentenza della Quinta Sezione penale n. 19606/2024 del 06/02/2024 (n. sez. 357/2024, R.G.N. 43030/2023), emessa sui ricorsi presentati da NOME COGNOME e NOME:
è stato così trascritto sul ruolo di udienza: «rigetta i ricorsi e condanna i ricorr pagamento delle spese processuali»;
e non invece come segue: «Letto l’art. 619 cod. Proc. Pen., rettifica il dispositivo de sentenza impugnata concedendo ad entrambi gli imputati del beneficio della non menzione della condanna, ai sensi dell’art. 175 cod. pen. Rigetta nel resto i ricorsi.» (come riportato sentenza documento sopra indicata).
Inoltre, nella motivazione della medesima sentenza documento (cfr. p. 5.), parimenti per mero errore materiale, il beneficio concesso è stato indicato come «sospensione condizionale della pena» invece che come «non menzione della condanna».
I predetti errori vanno emendati, nei termini indicati nel dispositivo del prese provvedimento.
P.Q.M.
Dispone la correzione dell’errore materiale contenuto nel dispositivo trascritto sul ruo di udienza relativo alla sentenza n. 19606 del 2024 nei confronti di COGNOME NOME e COGNOME NOME nel seguente senso: “Letto l’art. 619 cod. Proc. Pen., rettifica il dispositivo sentenza impugnata concedendo ad entrambi gli imputati del beneficio della non menzione della condanna, ai sensi dell’art. 175 cod. pen. Rigetta nel resto i ricorsi”.
Dispone la correzione della sentenza documento di questa Corte come sopra individuata nella motivazione a pagina 5 ove si legge “sospensione condizionale della pena” che deve intendersi “non menzione della condanna”.
Manda alla Cancelleria per le annotazioni.
Così deciso il 02/07/2024.