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Contraffazione: responsabilità penale del titolare

La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di contraffazione a carico della titolare di un esercizio commerciale. La difesa sosteneva l’estraneità della donna alla gestione effettiva, ma i giudici hanno rilevato che la sua qualifica di rappresentante legale e l’elevata quantità di merce falsa rendevano impossibile l’ignoranza dei fatti. Il ricorso è stato dichiarato inammissibile anche per il legittimo diniego delle attenuanti generiche, motivato dalla mancanza di pentimento e dalla presenza di precedenti sequestri di prodotti analoghi nello stesso punto vendita.

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Pubblicato il 26 marzo 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale

Contraffazione: la responsabilità del titolare del negozio

La contraffazione di prodotti commerciali rappresenta un illecito grave che coinvolge direttamente la responsabilità del titolare dell’attività, anche in caso di assenza fisica al momento dei controlli. La recente ordinanza della Corte di Cassazione chiarisce i confini della responsabilità penale per chi gestisce esercizi commerciali in cui viene rinvenuta merce con marchi mendaci.

I fatti di causa

Il caso trae origine dal sequestro di un ingente quantitativo di profumi contraffatti all’interno di un punto vendita. La titolare dell’attività era stata condannata nei primi due gradi di giudizio per il reato di introduzione nello Stato e commercio di prodotti con segni falsi. La difesa ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo che la gestione effettiva del negozio fosse affidata a un familiare e che la titolare, essendo assente al momento della perquisizione, non fosse consapevole della natura illecita della merce esposta sugli scaffali.

La decisione della Cassazione

La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando integralmente la sentenza di appello. I giudici di legittimità hanno sottolineato come la qualifica di rappresentante legale, ricoperta ininterrottamente per oltre un decennio, ponga il soggetto in una posizione di controllo diretto sull’impresa. La tesi difensiva basata sull’ignoranza dei fatti è stata giudicata inverosimile data la dimensione del negozio e la visibilità della merce.

Il controllo sulla contraffazione

Secondo la Corte, il titolare di un’impresa di piccole dimensioni ha l’onere e il potere di vigilare su quanto viene venduto nei propri locali. L’assenza di autorizzazioni da parte dei titolari dei marchi originali e l’elevato numero di pezzi contraffatti costituiscono indizi gravi e precisi della consapevolezza del reato.

Le motivazioni

Le motivazioni della sentenza si fondano sulla genericità dei motivi di ricorso, che si limitavano a riproporre le stesse tesi già respinte in appello senza apportare nuovi elementi di diritto. In particolare, la Corte ha evidenziato che il vizio di motivazione non può essere invocato per richiedere una nuova valutazione dei fatti, operazione preclusa in sede di legittimità. Riguardo al diniego delle attenuanti generiche, i giudici hanno ritenuto corretta la scelta del tribunale di merito: la mancanza di qualsiasi segnale di resipiscenza e il fatto che nel negozio fossero già avvenuti sequestri simili in passato impediscono l’applicazione di sconti di pena.

Le conclusioni

In conclusione, la sentenza ribadisce che la responsabilità per contraffazione non può essere elusa delegando informalmente la gestione a terzi se si mantiene la rappresentanza legale della società. Il titolare resta il garante della liceità dei prodotti immessi sul mercato. La decisione sottolinea inoltre l’importanza di dimostrare un reale ravvedimento operoso per poter accedere a benefici di legge, specialmente in contesti di recidiva specifica o reiterazione di condotte illecite nello stesso luogo di esercizio.

Il titolare di un negozio può essere condannato per contraffazione se è assente durante il controllo?
Sì, la responsabilità penale sussiste se il titolare riveste la carica di rappresentante legale e la quantità di merce falsa rende inverosimile l’ignoranza della condotta illecita.

Quando vengono negate le attenuanti generiche nel reato di contraffazione?
Le attenuanti possono essere negate in assenza di pentimento e qualora siano stati effettuati precedenti sequestri di merce simile nello stesso locale, evidenziando una persistenza nel reato.

È possibile contestare in Cassazione la valutazione delle prove fatta nei gradi precedenti?
No, il giudizio di legittimità non permette una nuova valutazione dei fatti ma solo la verifica della correttezza logica e giuridica della motivazione fornita dai giudici di merito.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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