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Contraffazione: reato anche se il cliente sa del falso

La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per il reato di contraffazione (art. 474 c.p.) a carico di un soggetto sorpreso a vendere prodotti con marchi falsi. La difesa sosteneva che la presenza di scritte come ‘made in China’ rendesse palese la non originalità, escludendo l’inganno per l’acquirente. I giudici hanno però chiarito che la norma tutela la fede pubblica oggettiva e non il singolo compratore; pertanto, il reato sussiste anche se il cliente è consapevole del falso, poiché la confusione può generarsi durante l’uso successivo del prodotto.

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Pubblicato il 26 marzo 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale

Contraffazione: perché la consapevolezza del compratore non esclude il reato

La vendita di prodotti con marchi falsi rappresenta una sfida costante per il mercato legale, ma spesso si ignora che la contraffazione scatta anche quando il cliente è perfettamente consapevole di acquistare un falso. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha fatto luce su questo aspetto, confermando che la tutela legale non riguarda il singolo individuo, ma la collettività intera.

La contraffazione e la tutela della fede pubblica

Il cuore della questione risiede nell’oggetto della tutela penale. Gli articoli 473 e 474 del codice penale non mirano a proteggere il portafoglio del singolo acquirente da un possibile inganno, bensì la fede pubblica. Questo concetto si riferisce all’affidamento che tutti i cittadini ripongono nei marchi come segni distintivi di qualità e origine. Quando un marchio viene riprodotto senza autorizzazione, viene lesa la funzione stessa del segno distintivo, che è quella di garantire la provenienza del prodotto a chiunque lo osservi, non solo a chi lo compra.

Il falso grossolano o dichiarato

Molti venditori ritengono che apporre etichette come ‘made in China’ o diciture come ‘copia d’autore’ possa sollevarli da responsabilità penali. La giurisprudenza è però categorica: se il marchio è riprodotto in modo tale da poter generare confusione, il reato sussiste. La confusione non deve necessariamente avvenire al momento dello scambio commerciale, ma può riguardare anche la successiva circolazione o l’uso del bene da parte di terzi che potrebbero scambiarlo per originale.

Le motivazioni

I giudici di legittimità hanno chiarito che il reato di commercio di prodotti con segni falsi è un reato di pericolo. Questo significa che basta l’attitudine della falsificazione a trarre in inganno per far scattare la sanzione. Non rileva che il compratore sia stato avvertito della non autenticità dal venditore. Inoltre, la Corte ha respinto la richiesta di applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto, sottolineando che l’attività di commercio ambulante configura una condotta abituale che impedisce l’accesso a tale beneficio. Infine, per quanto riguarda la determinazione della pena, è stato ribadito che se il giudice si attesta vicino al minimo edittale, non è richiesta una motivazione specifica o analitica, essendo la scelta implicitamente congrua.

Le conclusioni

In conclusione, la sentenza ribadisce un principio di estremo rigore: la lotta alla contraffazione non ammette deroghe basate sulla trasparenza del venditore verso il cliente finale. Chi immette nel mercato beni con marchi contraffatti lede l’ordine economico e la fiducia pubblica, indipendentemente dal prezzo o dalle dichiarazioni di non originalità. Per gli operatori commerciali, questo significa che la gestione dei prodotti richiede una vigilanza assoluta per evitare pesanti conseguenze penali e pecuniarie, poiché la legge non ammette scuse legate alla consapevolezza del consumatore.

È reato vendere prodotti falsi se il cliente sa che non sono originali?
Sì, perché la legge tutela la fede pubblica collettiva e non solo l’affidamento del singolo acquirente al momento dell’acquisto.

Cosa succede se sulla confezione del prodotto falso c’è scritto copia d’autore?
Tale dicitura non esclude il reato, poiché il prodotto contraffatto può comunque trarre in inganno terzi durante il suo utilizzo o la sua esposizione.

Si può evitare la condanna se il fatto è considerato di particolare tenuità?
No, se la condotta è considerata abituale, come nel caso del commercio ambulante professionale, la causa di non punibilità non può essere applicata.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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