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Contraffazione: la differenza tra reato e illecito

La Corte di Cassazione ha annullato l’ordinanza di sequestro preventivo riguardante capi d’abbigliamento recanti un marchio simile a uno noto, focalizzandosi sul concetto di contraffazione. Il Tribunale aveva confermato il sequestro basandosi sulla mera confondibilità tra i segni, equiparando erroneamente l’illecito civile di concorrenza sleale al reato penale. La Suprema Corte ha invece stabilito che per la configurabilità dell’art. 473 c.p. è necessaria una materiale alterazione o contraffazione del marchio, non essendo sufficiente la sola possibilità di confusione, specialmente in presenza di una regolare domanda di registrazione del marchio contestato presso l’UIBM.

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Pubblicato il 23 marzo 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale

Contraffazione e marchi: quando la somiglianza diventa reato

La contraffazione di un marchio rappresenta una delle sfide più complesse nel diritto penale dell’impresa. Spesso il confine tra una legittima operazione commerciale e un illecito penale è sottile, specialmente quando si discute della somiglianza tra segni distintivi. Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha fornito chiarimenti fondamentali su questo tema, distinguendo nettamente tra la tutela civile e quella penale dei marchi.

Il caso e il sequestro dei beni

La vicenda trae origine dal sequestro preventivo di numerosi capi di abbigliamento e teli da assemblare. Gli indagati erano accusati di aver prodotto merce con un marchio grafico e testuale estremamente simile a un brand di fama internazionale. Il Tribunale del riesame aveva confermato la misura cautelare, ritenendo che la forte somiglianza visiva e fonetica fosse sufficiente a integrare il reato, nonostante la difesa avesse presentato documentazione attestante l’avvenuta registrazione del marchio contestato presso l’Ufficio Italiano Brevetti e Marchi (UIBM).

La distinzione tra illecito civile e penale

Il cuore della decisione risiede nella critica mossa dalla Cassazione all’operato dei giudici di merito. Il Tribunale aveva infatti applicato i criteri tipici della concorrenza sleale civilistica (art. 2598 c.c.), dove la semplice idoneità a creare confusione tra i prodotti è sufficiente per sanzionare la condotta. In ambito penale, tuttavia, il rigore richiesto è superiore. L’art. 473 c.p. non punisce la mera imitazione, ma richiede una vera e propria contraffazione o alterazione materiale del segno distintivo altrui.

Implicazioni della registrazione UIBM

Un elemento determinante è stato il possesso di una certificazione UIBM. Se un marchio gode di una registrazione o di un’autorizzazione amministrativa, il giudice penale non può ignorare tale dato. La registrazione sposta il piano del confronto: non basta più la “confondibilità” ictu oculi, ma serve dimostrare che il nuovo marchio sia una replica servile o un’alterazione fraudolenta di quello preesistente, tale da travalicare il concetto di semplice somiglianza.

Le motivazioni

La Suprema Corte ha evidenziato che il reato di contraffazione richiede un quid pluris rispetto alla confusione civilistica. La motivazione del Tribunale è stata giudicata apparente poiché non ha analizzato se la condotta degli indagati costituisse una materiale riproduzione del marchio noto o se si trattasse di una condotta assorbita da fattispecie meno gravi. I giudici hanno ribadito che la sola possibilità di confusione non può, di per sé, valere a costituire il reato previsto dall’art. 473 c.p., specialmente quando il marchio utilizzato è oggetto di una privativa industriale regolarmente ottenuta. Il Tribunale avrebbe dovuto fornire una motivazione adeguata sulla reale alterazione del marchio altrui, anziché limitarsi a un giudizio di somiglianza estetica.

Le conclusioni

In conclusione, la Cassazione ha annullato l’ordinanza con rinvio, imponendo un nuovo esame che tenga conto della distinzione tra l’ambito civile e quello penale. Questa sentenza protegge gli operatori economici che agiscono seguendo le procedure di registrazione ufficiale, impedendo che il sequestro penale diventi uno strumento automatico in presenza di semplici dispute sulla somiglianza dei loghi. La decisione sottolinea che la tutela penale deve intervenire solo in presenza di una reale aggressione alla fede pubblica attraverso la falsificazione materiale, lasciando alla sede civile la risoluzione dei conflitti legati alla concorrenza e alla confondibilità dei segni sul mercato.

La semplice somiglianza tra due marchi costituisce sempre un reato penale?
No, la Cassazione chiarisce che la semplice somiglianza o confondibilità può integrare un illecito civile, ma per il reato di contraffazione serve una materiale alterazione del marchio originale.

Cosa succede se il marchio utilizzato è stato registrato all’UIBM?
La registrazione presso l’UIBM è un elemento difensivo forte che il giudice deve valutare, poiché può escludere la sussistenza del reato di contraffazione se il marchio non è una replica servile di quello altrui.

Qual è la differenza tra concorrenza sleale e contraffazione penale?
La concorrenza sleale si basa sulla creazione di confusione tra i prodotti nel mercato, mentre la contraffazione penale richiede la falsificazione o l’alterazione fisica di un marchio registrato.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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