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Consenso alla consegna non valido: la Cassazione annulla

Un cittadino straniero si opponeva alla sua consegna alla Francia, disposta in esecuzione di un Mandato d’Arresto Europeo per una condanna definitiva. La Corte di Cassazione ha annullato l’ordinanza, rilevando un vizio fondamentale nel consenso alla consegna. La Corte d’Appello aveva infatti mostrato incertezza sulla natura del mandato (se per un processo o per l’esecuzione di una pena), impedendo così al ricorrente di prestare un consenso pienamente informato e consapevole, come richiesto dalla normativa europea e nazionale.

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Pubblicato il 30 novembre 2025 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Consenso alla Consegna: Quando l’Incertezza del Giudice Annulla la Procedura

Il consenso alla consegna è un pilastro della procedura del Mandato d’Arresto Europeo (MAE), pensato per semplificare e velocizzare la cooperazione giudiziaria tra Stati membri. Tuttavia, la sua validità è subordinata a un requisito imprescindibile: deve essere prestato in modo pienamente consapevole e informato. Una recente sentenza della Corte di Cassazione (n. 25559/2024) ha ribadito questo principio, annullando un’ordinanza di consegna a causa di un equivoco fondamentale da parte della Corte d’Appello che ha viziato irrimediabilmente il consenso del ricorrente.

I Fatti del Caso: un Mandato Esecutivo e una Richiesta Confusa

Il caso riguarda un cittadino tunisino destinatario di un Mandato d’Arresto Europeo emesso dalla Francia per l’esecuzione di una condanna a tre anni di reclusione per tentata rapina aggravata. La Corte d’Appello di Roma aveva autorizzato la consegna all’autorità francese.

L’interessato ha proposto ricorso in Cassazione lamentando, tra le altre cose, di non essere stato adeguatamente informato sulle ragioni della richiesta e di aver prestato il suo consenso solo per poter comprendere le accuse e difendersi, non per scontare la pena in Francia, avendo dimostrato il proprio radicamento in Italia.

L’Equivoco della Corte d’Appello e il Vizio del Consenso alla Consegna

Dall’analisi degli atti processuali, la Corte di Cassazione ha riscontrato un’incertezza di fondo che ha caratterizzato l’intera procedura di primo grado. La stessa Corte d’Appello, pur riconoscendo che il MAE era di tipo ‘esecutivo’ (cioè per scontare una pena già inflitta), ha applicato una condizione tipica dei mandati ‘processuali’ (emessi per persone ancora da giudicare). Nello specifico, ha disposto la consegna a condizione che il soggetto fosse rinviato in Italia al termine del procedimento penale, un procedimento che in realtà era già concluso con sentenza definitiva.

Questo equivoco sulla natura stessa del mandato ha avuto un impatto determinante sulla validità del consenso alla consegna prestato dal ricorrente. Come può una persona esprimere un’adesione volontaria e con piena consapevolezza delle conseguenze, come richiesto dalla normativa europea (Decisione Quadro 2002/584/GAI), se la stessa autorità giudiziaria procedente mostra confusione sull’oggetto della procedura?

La Decisione della Cassazione: il Valore del Consenso Informato

La Suprema Corte ha accolto il ricorso, annullando con rinvio l’ordinanza impugnata. La decisione si fonda sulla violazione del diritto del consegnando a essere informato in modo chiaro e completo sul contenuto del MAE e sulle conseguenze della sua adesione.

Le Motivazioni

La Cassazione ha chiarito che la validità del consenso richiede due condizioni essenziali: l’assistenza di un difensore e un’adeguata informazione sul contenuto del mandato, sulle conseguenze della consegna e sull’irrevocabilità del consenso stesso. Nel caso di specie, a causa dell’incertezza sulla finalità del MAE (processuale o esecutiva), è venuta a mancare la seconda condizione.
L’equivoco della Corte territoriale ha impedito di ritenere validamente prestato il consenso, poiché non poteva considerarsi espressione di una ‘consapevole ed informata adesione’ alla richiesta dello Stato emittente. L’intera procedura, viziata da questa ambiguità di fondo, non ha garantito i diritti fondamentali della persona richiesta in consegna.

Le Conclusioni

Questa sentenza riafferma un principio cruciale nella cooperazione giudiziaria europea: le garanzie procedurali non sono meri formalismi. Il consenso alla consegna, per essere valido ed efficace, deve nascere da una comprensione chiara e inequivocabile della situazione giuridica. Quando l’autorità giudiziaria stessa opera in un quadro di incertezza, tale da confondere la natura del provvedimento, il consenso raccolto è nullo. La decisione della Cassazione funge da monito per i giudici di merito, sottolineando l’obbligo di garantire la massima chiarezza e trasparenza nell’applicazione degli strumenti di cooperazione penale, a tutela dei diritti fondamentali dell’individuo.

Quando il consenso alla consegna per un Mandato d’Arresto Europeo può essere considerato non valido?
Il consenso non è valido quando non è prestato in modo volontario e con piena consapevolezza delle conseguenze. Secondo la sentenza, ciò avviene se la persona non è adeguatamente informata sul contenuto e sulla natura del mandato (ad esempio, se è per un processo o per l’esecuzione di una pena), a causa di un’incertezza manifestata dalla stessa autorità giudiziaria.

Quale errore ha commesso la Corte d’Appello nel caso specifico?
La Corte d’Appello ha generato un equivoco sulla natura del Mandato d’Arresto Europeo. Pur essendo un mandato ‘esecutivo’ (per scontare una pena), ha disposto la consegna con una condizione tipica dei mandati ‘processuali’ (la restituzione all’Italia dopo il processo), dimostrando una confusione che ha viziato la validità del consenso dell’interessato.

Cosa succede dopo che la Cassazione annulla un’ordinanza di consegna?
La Cassazione, annullando l’ordinanza, ha rinviato il caso per un nuovo giudizio alla stessa Corte d’Appello di Roma, in diversa composizione. Quest’ultima dovrà riesaminare la richiesta di consegna, sanando l’incertezza procedurale e garantendo che un eventuale nuovo consenso sia raccolto nel pieno rispetto dei requisiti di informazione e consapevolezza.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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