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Confisca per equivalente: rischi per il professionista

La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del sequestro preventivo finalizzato alla confisca per equivalente eseguito nei confronti di un professionista accusato di concorso in reati tributari. Il ricorrente, un commercialista, aveva apposto il visto di conformità su dichiarazioni IVA fraudolente, permettendo a un cliente di beneficiare di indebite compensazioni. Nonostante il professionista avesse percepito solo il proprio onorario, la Corte ha stabilito che la confisca per equivalente può colpire l’intero profitto del reato (l’imposta evasa) in solido tra i concorrenti. La decisione sottolinea che, nei reati tributari commessi a vantaggio di una società, la misura assume una funzione punitiva verso l’autore materiale qualora il patrimonio dell’ente non sia capiente.

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Pubblicato il 24 marzo 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale

Confisca per equivalente: la responsabilità del professionista nei reati tributari

La recente sentenza della Corte di Cassazione affronta un tema cruciale per i consulenti fiscali: l’applicazione della confisca per equivalente nei confronti del professionista che concorre nel reato tributario del cliente. Il caso riguarda un commercialista coinvolto in una frode IVA legata a indebite compensazioni di crediti d’imposta inesistenti.

Il caso e il sequestro dei beni

Un professionista ha impugnato il provvedimento di sequestro preventivo che ha colpito il suo patrimonio per un valore corrispondente all’intero profitto del reato commesso dal suo cliente. La difesa sosteneva che il sequestro fosse sproporzionato, poiché il commercialista aveva percepito solo un modesto onorario professionale, a fronte di un’evasione fiscale di entità molto superiore. Secondo questa tesi, la misura avrebbe dovuto limitarsi al solo vantaggio patrimoniale effettivamente conseguito dal professionista.

La decisione della Suprema Corte

I giudici di legittimità hanno dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la validità del sequestro per l’intero importo evaso. La Corte ha chiarito che, in materia di reati tributari, il profitto è costituito dal risparmio di spesa ottenuto dal contribuente. Se il reato è commesso in concorso, vige il principio della solidarietà: ogni concorrente risponde per l’intero profitto, indipendentemente dalla quota di arricchimento personale.

Implicazioni della confisca per equivalente

La sentenza evidenzia come la confisca per equivalente assuma una natura prettamente punitiva quando viene disposta a carico di chi non ha beneficiato direttamente del profitto. In questi casi, il professionista funge da garante per lo Stato qualora il patrimonio della società beneficiaria dell’evasione risulti incapiente. Questa interpretazione mira a disincentivare la commissione di illeciti fiscali attraverso il supporto di tecnici compiacenti.

Le motivazioni

Le motivazioni della Corte si fondano sulla distinzione tra reati comuni e reati tributari commessi nell’interesse di una persona giuridica. Mentre nei primi il profitto è spesso ripartito tra i soci, nei secondi il vantaggio (il risparmio d’imposta) spetta istituzionalmente all’ente. Tuttavia, l’autore materiale del reato non può essere esonerato dalla responsabilità sanzionatoria. La confisca di valore è considerata uno strumento necessario per garantire che il crimine non paghi, colpendo il patrimonio dell’agente quando il profitto diretto non è recuperabile presso il beneficiario. La Corte ha inoltre ribadito che il principio di proporzionalità è rispettato in quanto la misura non eccede mai il valore complessivo del profitto illecito generato dalla condotta concorsuale.

Le conclusioni

In conclusione, il professionista che appone un visto di conformità falso o partecipa attivamente a strategie di evasione fiscale si espone al rischio di subire il sequestro dell’intero patrimonio personale. Non rileva la circostanza che il vantaggio economico sia rimasto in capo al cliente o alla società. La natura punitiva della confisca per equivalente giustifica l’aggressione dei beni del concorrente per l’intero valore dell’imposta evasa, rendendo la posizione del consulente estremamente vulnerabile in caso di accertamento penale. La solidarietà passiva tra i correi rimane il pilastro su cui si regge l’efficacia deterrente del sistema penale tributario.

Il commercialista risponde del sequestro se il cliente evade le tasse?
Sì, se il professionista concorre nel reato, ad esempio apponendo un visto di conformità falso, può subire il sequestro per l’intero importo dell’evasione.

La confisca può superare il compenso ricevuto dal professionista?
Certamente. La confisca per equivalente ha natura punitiva e può colpire beni per un valore pari all’intero profitto del reato, non limitandosi all’onorario percepito.

Cosa succede se la società che ha evaso non ha beni?
In caso di incapienza del patrimonio sociale, lo Stato può aggredire direttamente i beni personali degli amministratori o dei professionisti che hanno concorso nel reato.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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