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Confisca diretta: sequestro su somme post-accredito

La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità del sequestro preventivo finalizzato alla confisca diretta sulle somme accreditate su un conto corrente societario anche dopo l’esecuzione iniziale del provvedimento. Il caso riguardava un’azienda coinvolta in reati tributari per omessa dichiarazione. La difesa sosteneva che le somme entrate dopo il blocco dei conti non potessero essere considerate profitto del reato. Gli Ermellini hanno rigettato il ricorso, spiegando che il denaro è un bene fungibile e che il risparmio d’imposta costituisce un vantaggio patrimoniale che si riflette su tutte le disponibilità liquide, indipendentemente dal momento cronologico dell’accredito rispetto all’esecuzione del sequestro.

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Pubblicato il 29 marzo 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale

Confisca diretta: sequestro legittimo su somme post-blocco

La confisca diretta rappresenta uno degli strumenti più incisivi nel contrasto ai reati tributari. Una recente sentenza della Cassazione chiarisce se sia possibile sequestrare somme accreditate sul conto corrente dopo l’intervento della polizia giudiziaria. Il tema centrale riguarda la natura del denaro come bene fungibile e la sua qualificazione come profitto del reato.

Il caso e la contestazione del sequestro

Una società in liquidazione ha impugnato un’ordinanza del Tribunale del Riesame che confermava il sequestro preventivo di somme di denaro. L’azienda sosteneva che gli importi accreditati sui conti correnti in epoca successiva alla materiale esecuzione del sequestro non potessero essere oggetto di ablazione. Secondo la tesi difensiva, tali somme non avrebbero avuto un nesso diretto con il reato tributario contestato al legale rappresentante, configurando una sorta di confisca per equivalente non consentita nei confronti dell’ente.

Estensione della confisca diretta al denaro futuro

La Suprema Corte ha respinto questa interpretazione, fornendo una lettura rigorosa della normativa. Il principio cardine è che il risparmio di spesa derivante dal mancato versamento delle imposte costituisce sempre un profitto del reato. Poiché il denaro è per sua natura fungibile, non è necessario dimostrare che la specifica banconota o il singolo accredito derivino direttamente dall’evasione fiscale.

La fungibilità del denaro e il risparmio d’imposta

Il tribunale ha correttamente richiamato i precedenti delle Sezioni Unite. La confisca del denaro costituente profitto va sempre qualificata come diretta e non per equivalente. Questo perché il vantaggio economico si risolve in un accrescimento patrimoniale monetario complessivo. Di conseguenza, l’origine lecita di una specifica somma di denaro non impedisce il suo sequestro se il valore totale rientra nel profitto calcolato.

Le motivazioni

Le motivazioni della Corte si fondano sulla distinzione tra il piano processuale del sequestro e quello sostanziale del profitto. Il sequestro preventivo non priva la società della disponibilità del profitto in sé, ma del denaro presente in un dato momento. Tuttavia, la qualifica di profitto preesiste al sequestro e non dipende dalla data di esecuzione della misura. Sarebbe illogico ritenere legittima la confisca definitiva di somme rinvenute al momento della sentenza e considerare invece illegittimo il sequestro delle stesse somme se accreditate poco dopo l’inizio delle indagini. Inoltre, le norme di procedura civile richiamate dal codice di rito permettono al terzo (la banca) di rendere più dichiarazioni sulle giacenze, consentendo l’apprensione di somme che affluiscono progressivamente sul conto fino al raggiungimento dell’importo stabilito dal giudice.

Le conclusioni

Le conclusioni dei giudici di legittimità stabiliscono che le somme confluite sul conto corrente bancario dopo l’esecuzione del sequestro preventivo sono pienamente sequestrabili. Se tali somme costituiscono il profitto del reato tributario, la loro apprensione rientra nella confisca diretta ai sensi dell’art. 12-bis del D.Lgs. 74/2000. Non rileva la circostanza accidentale che il pagamento da parte di terzi sia avvenuto dopo il blocco dei conti. Questa decisione rafforza l’efficacia delle misure cautelari reali, impedendo che manovre finanziarie o tempistiche di incasso possano sottrarre al fisco quanto indebitamente risparmiato attraverso l’illecito tributario.

Si possono sequestrare somme che arrivano sul conto dopo il blocco della banca?
Sì, la Cassazione ha chiarito che il sequestro preventivo copre anche gli accrediti successivi alla notifica del provvedimento, fino a concorrenza del profitto del reato.

Perché il denaro versato dopo il reato è considerato profitto diretto?
Il denaro è un bene fungibile e il risparmio derivante dall’evasione fiscale si riflette sull’intero patrimonio, rendendo irrilevante il momento specifico dell’accredito.

Cosa succede se la banca rende più dichiarazioni sulle giacenze?
La banca può aggiornare le dichiarazioni sulle somme disponibili senza necessità di nuove notifiche del decreto di sequestro da parte dell’autorità giudiziaria.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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