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Condono Edilizio Frazionato: Quando è Illegittimo?

La Corte di Cassazione Penale ha stabilito l’illegittimità del condono edilizio frazionato per un unico immobile abusivo, suddiviso fittiziamente per eludere il limite volumetrico di 750 mc. La sentenza chiarisce che la prosecuzione dei lavori dopo i termini di legge e l’ampliamento della struttura originaria rendono invalida qualsiasi richiesta di sanatoria, confermando l’ordine di demolizione per l’intero manufatto.

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Pubblicato il 19 febbraio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale

Condono Edilizio Frazionato: la Cassazione dice no alla sanatoria fittizia

La recente sentenza n. 44650/2023 della Corte di Cassazione Penale affronta un tema cruciale in materia di abusi edilizi: il Condono Edilizio Frazionato. Questa pratica consiste nel suddividere artificiosamente un unico immobile abusivo in più unità per presentare distinte domande di sanatoria, eludendo così i limiti volumetrici imposti dalla legge. La Corte ha ribadito la sua linea dura, chiarendo che tale espediente è illegittimo e non consente di ottenere la sanatoria, soprattutto quando i lavori proseguono oltre i termini di legge.

I Fatti di Causa: Un Abuso Edilizio e il Tentativo di Sanatoria

Il caso ha origine dalla costruzione di un immobile totalmente abusivo, per il quale era stata emessa una sentenza definitiva di condanna con ordine di demolizione nel 1998. L’edificio, originariamente concepito come un’unica struttura, era stato successivamente oggetto di tre distinte istanze di condono, presentate dal costruttore e dai suoi due figli. Questa strategia mirava a far apparire le diverse porzioni dell’immobile (piano terra, primo e secondo piano) come unità separate, ciascuna rientrante nel limite di 750 metri cubi previsto dalla legge sul condono del 1994.

Il problema principale, tuttavia, risiedeva in due aspetti cruciali: l’originaria unicità del manufatto e la prosecuzione dei lavori di ampliamento, in particolare al secondo piano, ben oltre la data limite del 31 dicembre 1993, termine ultimo per la realizzazione delle opere condonabili.

Il Percorso Giudiziario e l’illegittimità del Condono Edilizio Frazionato

Dopo un complesso iter giudiziario, la questione è giunta all’esame della Corte di Cassazione. In una precedente pronuncia, la stessa Corte aveva annullato un’ordinanza della Corte d’Appello che aveva parzialmente concesso la revoca della demolizione. Il motivo dell’annullamento era chiaro: il giudice di merito non aveva verificato se l’immobile costituisse un unico edificio e se, di conseguenza, la presentazione di tre istanze separate fosse un atto illecito volto a eludere la legge.

Nel successivo giudizio di rinvio, la Corte d’Appello, attenendosi ai principi della Cassazione, ha rigettato la richiesta di revoca dell’ordine di demolizione. Contro questa decisione è stato proposto il ricorso che ha portato alla sentenza in commento, con la quale la Suprema Corte ha messo un punto fermo sulla questione.

Le Motivazioni della Corte Suprema

La Cassazione ha rigettato il ricorso basandosi su principi consolidati e rigorosi in materia di abusi edilizi.

L’Unicità dell’Immobile come Presupposto Inderogabile

Il punto centrale della decisione è il riconoscimento dell’edificio come un “complesso unitario”. La giurisprudenza è costante nell’affermare che, ai fini del condono, un edificio deve essere considerato nella sua interezza quando fa capo a un unico soggetto legittimato a presentare la domanda. Denunciare fittiziamente la realizzazione di plurime opere scollegate tra loro, quando invece sono funzionali a un unico manufatto, è un espediente illegittimo. Di conseguenza, le istanze separate devono essere considerate come riferite a un’unica concessione, e il loro volume complessivo deve rispettare il limite legale di 750 metri cubi.

L’impatto delle Opere Successive al Termine

Un altro argomento decisivo è stata la prosecuzione dei lavori edilizi dopo la scadenza del termine per il condono (31 dicembre 1993). La Corte ha ribadito un principio fondamentale: continuare a costruire su un immobile abusivo per il quale è stata chiesta la sanatoria integra un nuovo reato e, soprattutto, rende inammissibile il condono stesso. Qualsiasi ampliamento successivo, come quello accertato al secondo piano dell’immobile in questione, preclude la regolarizzazione dell’intera opera, poiché ne modifica la consistenza in un momento in cui i lavori avrebbero dovuto essere già ultimati.

L’Estensione dell’Ordine di Demolizione

Infine, la Corte ha sottolineato che l’ordine di demolizione ha come obiettivo la restitutio in integrum, ovvero il ripristino completo dello stato originario dei luoghi. Per questo motivo, l’ordine non si limita alla porzione di immobile originariamente contestata, ma si estende a tutto l’edificio, comprese le aggiunte, le superfetazioni e le modifiche successive che ne costituiscono parte integrante.

Le Conclusioni

La sentenza conferma un orientamento severo ma necessario per contrastare gli abusi edilizi. La Corte di Cassazione ha chiarito che non sono ammesse scorciatoie o artifici per aggirare le norme urbanistiche. Il Condono Edilizio Frazionato è una pratica illegittima, e la prosecuzione dei lavori oltre i termini di legge ha l’effetto di “contaminare” l’intero manufatto, rendendo impossibile qualsiasi forma di sanatoria. La decisione ribadisce che l’ordine di demolizione è una sanzione amministrativa con finalità ripristinatoria, che deve essere eseguita sull’immobile nella sua interezza per ristabilire la legalità violata.

È possibile presentare più domande di condono per un unico edificio abusivo?
No, se l’edificio costituisce un complesso unitario, le diverse istanze devono essere ricondotte a un’unica richiesta di sanatoria. La suddivisione fittizia in più unità per eludere il limite volumetrico di 750 metri cubi è considerata un espediente illegittimo che rende inammissibile il condono.

Cosa succede se i lavori su un immobile abusivo continuano dopo il termine ultimo previsto per il condono?
La prosecuzione dei lavori su un manufatto abusivo dopo la scadenza del termine per la sanatoria (nel caso di specie, il 31 dicembre 1993) costituisce un nuovo reato edilizio e rende l’intero immobile non condonabile, compresa la parte realizzata prima della scadenza.

L’ordine di demolizione riguarda solo la parte originariamente abusiva o anche gli ampliamenti successivi?
L’ordine di demolizione si estende all’intero edificio nel suo complesso, comprese le opere accessorie, le aggiunte e gli ampliamenti successivi alla sua realizzazione. Lo scopo della demolizione è infatti quello di ripristinare completamente lo stato originario dei luoghi alterato dall’abuso.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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