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Concorso in usura: 20€ di benzina bastano per la condanna?

La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per concorso nel reato di usura a carico di un intermediario. L’uomo aveva messo in contatto una vittima con una famiglia di usurai, partecipando attivamente alla negoziazione del tasso di interesse e alla riscossione delle rate. Secondo i giudici, il suo ruolo non è stato marginale, nonostante avesse ricevuto solo un piccolo compenso giustificato come rimborso benzina. La Corte ha stabilito che la sua collaborazione, finalizzata a mantenere buoni rapporti con i creditori e a procurare loro nuove vittime, è stata determinante per la commissione del reato, integrando pienamente la responsabilità penale.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 2 Num. 16709 Anno 2023
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Pubblicato il 6 maggio 2026 in Giurisprudenza Penale

Riferimento Sentenza di Cassazione Penale Sez. 2 Num. 16709 Anno 2023 (Cass. pen. sez. 2 n. 16709/2023)

Quando un ‘favore’ diventa reato: l’intermediario nell’usura

La linea che separa un semplice aiuto da una complicità criminale può essere molto sottile. Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha chiarito i contorni del concorso nel reato di usura, stabilendo che anche un ruolo apparentemente secondario può portare a una condanna penale. Il caso analizzato riguarda un uomo che ha agito da intermediario tra una vittima e una famiglia di usurai, sostenendo di aver ricevuto solo un piccolo rimborso spese. I giudici, tuttavia, hanno ritenuto il suo contributo essenziale per la realizzazione del reato, confermando la sua colpevolezza.

I fatti: più di un semplice passaggio in auto

La vicenda ha origine quando un uomo, bisognoso di liquidità, si rivolge a un conoscente per ottenere un prestito. Questo conoscente, che chiameremo ‘L’Intermediario’, lo mette in contatto con dei noti usurai. L’Intermediario non si limita a presentare le parti. Egli partecipa attivamente alle trattative, riuscendo a far abbassare il tasso di interesse mensile dal 4% al 3%. Inoltre, compila materialmente l’assegno relativo al prestito e, nei mesi successivi, si occupa personalmente di riscuotere le rate dalla vittima per consegnarle agli usurai.

Di fronte ai giudici, L’Intermediario si difende affermando di aver agito per fare un favore e che i 20 euro ricevuti dalla vittima erano solo un contributo per le spese di benzina. Sostiene di non aver avuto alcun vantaggio personale e di non aver agito con la volontà di partecipare all’usura. La sua tesi difensiva punta a sminuire il suo ruolo, descrivendolo come marginale e privo di intenzione criminale.

Il concorso nel reato di usura secondo la Cassazione

La Corte di Cassazione ha respinto completamente la tesi difensiva. I giudici hanno sottolineato che il contributo dell’Intermediario è stato tutt’altro che marginale. Le sue azioni hanno avuto una ‘indubbia efficienza causale’, cioè sono state determinanti sia nella fase di avvio del rapporto usuraio sia in quella successiva di riscossione del credito. Mettere in contatto vittima e carnefice, negoziare il tasso e riscuotere le rate sono tutte condotte che facilitano e rafforzano il piano criminale.

La Corte ha evidenziato che il vantaggio per l’Intermediario non era solo economico. La sua collaborazione gli permetteva di conservare ‘la benevolenza e la disponibilità dei suoi creditori’, ovvero gli stessi usurai. Presentando loro nuove vittime, egli si garantiva un trattamento di favore e consolidava il suo rapporto con loro. Questo dimostra la piena consapevolezza e volontà (il dolo) di partecipare all’attività illecita.

Le motivazioni: perché l’intermediario è colpevole

La motivazione della sentenza si fonda su un principio chiaro: nel concorso nel reato di usura, non rileva l’entità del compenso ricevuto, ma l’effettivo contributo fornito alla commissione del reato. L’Intermediario ha agito con la piena consapevolezza della natura usuraria del prestito. Il suo intervento non è stato estemporaneo, ma si è protratto nel tempo, diventando un ingranaggio fondamentale del meccanismo criminale. La scusa del ‘rimborso benzina’ è stata ritenuta un pretesto irrilevante di fronte alla gravità e alla sistematicità delle sue azioni. La sua condotta ha oggettivamente aiutato gli usurai a realizzare il loro profitto illecito a danno della vittima.

Le conclusioni: la sentenza definitiva

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell’Intermediario, rendendo definitiva la sua condanna per concorso nel reato di usura. Vince quindi l’accusa. La conseguenza pratica per l’imputato è la conferma della pena stabilita nei gradi precedenti e la condanna al pagamento delle spese processuali. Questa sentenza ribadisce un importante principio: chiunque, con coscienza e volontà, fornisca un contributo apprezzabile alla realizzazione di un’usura, ne risponde penalmente, a prescindere dal ruolo ricoperto o dal guadagno diretto ottenuto.

Cosa si intende per concorso nel reato di usura?
Significa partecipare attivamente al reato di usura, anche senza essere la persona che presta materialmente il denaro. Ad esempio, mettendo in contatto vittima e usuraio, negoziando le condizioni o aiutando a riscuotere gli interessi.

Un semplice ‘favore’ a un conoscente può essere considerato concorso in usura?
Dipende. Se il ‘favore’ è un contributo consapevole e volontario alla realizzazione del reato, come in questo caso, la responsabilità penale sussiste. La legge valuta il ruolo effettivo avuto nella vicenda, non l’intenzione dichiarata.

Ricevere un piccolo compenso esclude la responsabilità?
No. Come stabilito da questa sentenza, l’entità del compenso non è decisiva. Ciò che conta è aver contribuito consapevolmente alla commissione del reato, indipendentemente dal guadagno personale diretto.

Termini giuridici

Usura
Il reato commesso da chi presta denaro a una persona in difficoltà pretendendo in cambio interessi o altri vantaggi sproporzionati e illegali.
Concorso nel reato
La partecipazione di più persone alla realizzazione di un reato. Anche chi fornisce un aiuto, pur non compiendo l'azione principale, può essere considerato responsabile.
Prescrizione
L'estinzione di un reato a causa del tempo trascorso dalla sua commissione, senza che si sia arrivati a una sentenza definitiva.
Dolo
La coscienza e volontà di compiere un'azione che la legge considera reato. È l'intenzione di commettere il fatto illecito.
P.Q.M. (Per Questi Motivi)
La parte finale di una sentenza in cui il giudice riassume la sua decisione, indicando chi vince, chi perde e le conseguenze pratiche come condanne o assoluzioni.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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