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Concordato in appello: quando il ricorso è inammissibile

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 24502/2024, ha dichiarato inammissibili i ricorsi proposti da due imputati avverso una sentenza di patteggiamento in secondo grado. La Corte ha ribadito che, aderendo al concordato in appello, l’imputato rinuncia a far valere motivi precedentemente proposti, come la richiesta di proscioglimento. Anche le censure sul calcolo della pena, come quelle sulla recidiva, sono inammissibili se non configurano un’illegalità della pena e se formulate in modo generico e non autosufficiente.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Concordato in Appello: La Cassazione Chiarisce i Limiti dell’Impugnazione

Il concordato in appello, introdotto dall’articolo 599-bis del codice di procedura penale, rappresenta uno strumento deflattivo del contenzioso che permette alle parti di accordarsi sulla pena da applicare in secondo grado. Tuttavia, quali sono i limiti all’impugnazione di una sentenza emessa a seguito di tale accordo? Con la recente ordinanza n. 24502 del 2024, la Corte di Cassazione ha fornito importanti chiarimenti, dichiarando inammissibili i ricorsi che mettono in discussione punti oggetto della rinuncia implicita nell’accordo.

I Fatti del Caso: Due Ricorsi Contro la Pena Concordata

Due imputati ricorrevano in Cassazione avverso la sentenza della Corte di Appello che aveva applicato la pena concordata ai sensi dell’art. 599-bis c.p.p.
Il primo ricorrente lamentava un vizio di motivazione per la mancata valutazione dei motivi di appello a cui non aveva rinunciato e la mancata declaratoria di proscioglimento secondo l’art. 129 c.p.p.
Il secondo ricorrente, invece, deduceva una carenza assoluta di motivazione riguardo al riconoscimento della recidiva e una violazione di legge nel calcolo dell’aumento di pena, sostenendo che questo fosse superiore al cumulo materiale delle pene delle condanne precedenti.

La Decisione della Corte sul concordato in appello: Ricorsi Inammissibili

La Corte di Cassazione ha dichiarato entrambi i ricorsi inammissibili, cogliendo l’occasione per ribadire consolidati principi giurisprudenziali in materia di concordato in appello.

Il principio del patto processuale e la rinuncia ai motivi

Per quanto riguarda il primo ricorso, la Corte ha sottolineato che l’accordo sulla pena in appello comporta una rinuncia ai motivi d’impugnazione. L’effetto devolutivo dell’appello viene limitato ai soli punti non coperti dall’accordo. Di conseguenza, il giudice di secondo grado non è tenuto a motivare sul mancato proscioglimento per le cause previste dall’art. 129 c.p.p., poiché tale questione si considera rinunciata. Il potere dispositivo riconosciuto alle parti preclude una successiva contestazione su punti che sono stati oggetto di negoziazione processuale.

La questione della recidiva e l’onere di specificità del ricorso

Anche il secondo ricorso è stato giudicato inammissibile. La Corte ha chiarito che la richiesta di pena concordata è vincolante nella sua interezza. Il giudice può solo ratificare l’accordo o rigettarlo, ma non può modificarne i termini, come il calcolo della pena. Una volta consacrato nella decisione, il patto non può essere unilateralmente modificato.

Inoltre, la Corte ha censurato la genericità e la non autosufficienza del motivo relativo alla recidiva. Il ricorrente si era limitato a denunciare una presunta violazione di legge senza specificare quali fossero le condanne precedenti e senza fornire la documentazione necessaria a supporto della sua tesi. Il principio di autosufficienza del ricorso impone che l’atto contenga tutti gli elementi per consentire alla Corte di decidere senza dover ricercare altri atti.

Le Motivazioni dell’Ordinanza

Le motivazioni della Corte si fondano sulla natura negoziale del concordato in appello. L’istituto si basa su un patto liberamente stipulato tra le parti, che cristallizza il trattamento sanzionatorio e delimita l’ambito del giudizio. Qualsiasi doglianza successiva su elementi inclusi nell’accordo, come la qualificazione giuridica del fatto o il calcolo della pena, è inammissibile, salvo il caso di pena palesemente illegale, che non ricorreva nella fattispecie.

L’ordinanza ha riaffermato che l’accordo processuale ha effetti preclusivi sull’intero svolgimento del processo, compreso il giudizio di legittimità. Permettere di rimettere in discussione in Cassazione aspetti coperti dall’accordo svuoterebbe di significato l’istituto stesso, che mira proprio a una definizione rapida e concordata del processo d’appello.

Conclusioni: Le Implicazioni Pratiche della Pronuncia

Questa pronuncia della Cassazione consolida un orientamento giurisprudenziale chiaro: chi sceglie la via del concordato in appello deve essere consapevole delle conseguenze. L’accordo implica una rinuncia tombale a far valere determinate censure e limita drasticamente la possibilità di un successivo ricorso in Cassazione. È fondamentale che la difesa valuti attentamente tutti gli aspetti dell’accordo, compreso il calcolo della pena e l’applicazione delle circostanze, poiché una volta siglato il patto, lo spazio per un’ulteriore impugnazione diventa estremamente ridotto. La decisione sottolinea inoltre l’importanza di redigere ricorsi specifici e autosufficienti, pena la loro immediata declaratoria di inammissibilità.

È possibile impugnare in Cassazione una sentenza emessa a seguito di concordato in appello per motivi che erano stati oggetto di rinuncia?
No, la Corte ha stabilito che sono inammissibili le doglianze relative a motivi rinunciati, come la mancata valutazione delle condizioni di proscioglimento ex art. 129 c.p.p. L’accordo sulla pena preclude la discussione su tali punti.

Il giudice del concordato in appello deve motivare sul perché non proscioglie l’imputato?
No. A seguito dell’accordo e della rinuncia ai motivi di appello, la cognizione del giudice è limitata ai motivi non oggetto di rinuncia. Pertanto, non deve motivare sul mancato proscioglimento dell’imputato per le cause previste dall’art. 129 c.p.p.

Un motivo di ricorso sulla violazione di legge nel calcolo della pena per la recidiva è sempre ammissibile?
Non se è generico e non autosufficiente. Nel caso di specie, il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché l’imputato si è limitato a lamentare genericamente la violazione dell’art. 99, comma 6, c.p.p., senza specificare quali fossero le condanne precedenti e senza documentare il punto, rendendo il motivo non specifico e non autosufficiente.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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