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Concerto falsificazione monete: quando scatta il reato

La Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di un soggetto condannato per la detenzione di 1.664 banconote false. Si chiarisce che per il reato di concerto falsificazione monete (art. 453 c.p.) non serve l’identificazione del falsario, ma basta un rapporto desumibile da indizi come l’ingente quantitativo e l’acquisto mirato.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale

Il reato di concerto falsificazione monete: quando la quantità fa la differenza

La detenzione di denaro falso è un reato grave, ma la legge distingue nettamente tra chi semplicemente acquista banconote contraffatte e chi lo fa agendo in accordo con i produttori. Questa distinzione è al centro di una recente ordinanza della Corte di Cassazione, che ha fornito chiarimenti cruciali su quando si configuri il più grave reato di concerto falsificazione monete, previsto dall’articolo 453 del codice penale.

L’analisi di questa decisione ci permette di capire quali elementi, anche indiziari, sono sufficienti a dimostrare l’esistenza di un’intesa tra l’acquirente e la filiera della contraffazione.

I Fatti del Caso: un ingente sequestro di banconote false

Il caso ha origine dalla condanna di un individuo trovato in possesso di un quantitativo eccezionale di denaro falso: ben 1.664 banconote da 50 euro, per un valore nominale complessivo di 83.200 euro. Secondo la ricostruzione dei giudici di merito, l’imputato aveva acquistato le banconote recandosi appositamente a Napoli, pagandole 1.800 euro.

La difesa dell’imputato ha tentato di ottenere una riqualificazione del reato, sostenendo che non vi fossero prove di un accordo (il “concerto”) con i falsari. Secondo la tesi difensiva, il fatto avrebbe dovuto essere inquadrato nel meno grave delitto previsto dall’art. 455 c.p., che punisce chi detiene denaro falso senza aver concorso alla sua produzione. Il ricorso è giunto fino alla Corte di Cassazione.

La Decisione della Corte di Cassazione sul concerto falsificazione monete

La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, confermando la condanna per il reato di cui all’art. 453 c.p. (concerto falsificazione monete). I giudici hanno ritenuto il motivo di ricorso manifestamente infondato, in quanto si poneva in contrasto con i principi consolidati della giurisprudenza di legittimità.

La Corte ha ribadito che, per provare l’esistenza del “concerto”, non è necessaria la prova di una complessa organizzazione criminale né l’identificazione specifica del falsario o dell’intermediario. È sufficiente dimostrare l’esistenza di un qualsiasi rapporto consapevole, anche provvisorio, tra il falsificatore e colui che riceve il denaro per immetterlo nel mercato.

Le Motivazioni

La Cassazione ha spiegato che tale rapporto può essere desunto da elementi indiziari, purché gravi, precisi e concordanti. Nel caso di specie, due elementi sono stati considerati decisivi:

1. L’elevatissimo numero di banconote: La detenzione di 1.664 pezzi non è compatibile con un acquisto casuale o occasionale, ma suggerisce un canale di approvvigionamento diretto e affidabile, tipico di chi ha un’intesa con la produzione.
2. L’acquisto mirato: L’ammissione dell’imputato di essersi recato appositamente a Napoli per effettuare l’acquisto per una somma considerevole (1.800 euro) è stata interpretata come un ulteriore indizio di un rapporto preesistente e di un piano concordato.

Questi indizi, valutati dai giudici di merito in modo logico e coerente, sono stati ritenuti sufficienti a dimostrare l’esistenza del concerto, rendendo così corretta la qualificazione del fatto ai sensi dell’art. 453 c.p.

Le Conclusioni

Questa ordinanza consolida un importante principio: nel campo della falsificazione monetaria, la quantità e le modalità di acquisto del denaro falso possono trasformare una semplice detenzione in un più grave reato di concerto. La decisione sottolinea che la giustizia può basarsi su prove logiche e indiziarie per stabilire l’esistenza di un accordo criminale, anche quando i contatti diretti con i vertici della produzione non sono provati. Per chi viene trovato in possesso di ingenti somme di denaro contraffatto, diventa quindi estremamente difficile sostenere di aver agito senza un accordo preventivo con la filiera della falsificazione.

Per configurare il reato di “concerto” nella falsificazione di monete è necessario identificare il falsario?
No, la sentenza chiarisce che per la sussistenza del “concerto” non è necessaria l’identificazione del falsificatore o dell’intermediario.

Quali elementi possono dimostrare l’esistenza di un accordo (concerto) con chi ha falsificato le banconote?
L’accordo può essere desunto da elementi indiziari, come l’elevatissimo numero di banconote detenute (in questo caso 1.664) e la circostanza, ammessa dall’imputato, di aver intrapreso un viaggio specifico per acquistarle.

Qual è la differenza tra il reato previsto dall’art. 453 c.p. (concerto) e quello dell’art. 455 c.p.?
L’art. 453 c.p. punisce più gravemente chi agisce “di concerto” con il falsario o un intermediario, presupponendo un’intesa a monte per la produzione o l’acquisto. L’art. 455 c.p. punisce la successiva detenzione per la spesa o la messa in circolazione di monete false da parte di chi le ha ricevute senza un precedente accordo con i produttori.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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