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Competenza territoriale misura di sicurezza: la guida

La Corte di Cassazione chiarisce il criterio per determinare la competenza territoriale per una misura di sicurezza in caso di irreperibilità del soggetto. Se la persona non ha una dimora effettiva nel luogo dichiarato, la competenza resta al magistrato di sorveglianza che ha emesso il provvedimento, e non a quello del luogo di dichiarata residenza. La sentenza risolve un conflitto tra i magistrati di Brescia e Catania.

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Pubblicato il 17 febbraio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Competenza territoriale misura di sicurezza: cosa succede se il soggetto è irreperibile?

Determinare quale sia il giudice competente a vigilare sull’esecuzione di una pena o di una misura di sicurezza è un aspetto cruciale del diritto processuale penale. La questione sulla competenza territoriale per una misura di sicurezza diventa particolarmente complessa quando il soggetto interessato, pur avendo dichiarato un domicilio, si rende di fatto irreperibile. Con la sentenza n. 30541/2023, la Corte di Cassazione offre un chiarimento fondamentale, stabilendo un principio guida per risolvere i conflitti tra magistrati di sorveglianza.

I Fatti del Caso

La vicenda trae origine da un conflitto sorto tra il Magistrato di sorveglianza di Brescia e quello di Catania. Un soggetto, precedentemente ricoverato in una REMS, aveva ottenuto la trasformazione della misura di sicurezza in libertà vigilata. Come luogo di esecuzione della misura, aveva indicato un’abitazione a Ponte San Pietro, in provincia di Bergamo, dove si era stabilito.

Di conseguenza, il fascicolo era stato trasmesso per competenza al Magistrato di sorveglianza di Brescia. Tuttavia, gli accertamenti delle Forze dell’ordine avevano rivelato una realtà diversa: il soggetto non solo era irreperibile presso il domicilio dichiarato, ma risultava assente da quel territorio, essendo stato addirittura denunciato per reati commessi in un’altra regione. Di fronte a questa situazione, il Magistrato di Brescia, ritenendo impossibile esercitare la vigilanza, ha sollevato un conflitto, sostenendo che la competenza dovesse rimanere incardinata presso il giudice che aveva originariamente disposto la misura, cioè il Magistrato di Catania.

La Competenza Territoriale Misura di Sicurezza secondo la Cassazione

La Corte di Cassazione è stata chiamata a decidere quale dei due magistrati dovesse procedere. La questione ruota attorno all’interpretazione dell’art. 677, comma 2, del codice di procedura penale. Questa norma stabilisce che, di regola, la competenza spetta al magistrato di sorveglianza del luogo in cui la misura deve essere eseguita. Tuttavia, la giurisprudenza ha da tempo chiarito che la semplice dichiarazione formale di residenza o domicilio non è sufficiente.

È necessario che a tale dichiarazione corrisponda una residenza o un domicilio effettivo. Se le verifiche dimostrano l’assenza del soggetto in quel luogo, senza che sia stata individuata un’altra dimora effettiva nello stesso territorio, la competenza non può radicarsi.

Le Motivazioni della Decisione

La Corte Suprema, accogliendo le argomentazioni del giudice remittente, ha affermato un principio di diritto chiaro e pragmatico. I giudici hanno sottolineato che, nonostante la formale elezione di domicilio del soggetto nel territorio bergamasco, i successivi accertamenti delle Forze dell’ordine avevano inequivocabilmente dimostrato la sua irreperibilità. Non era stata individuata alcuna altra dimora effettiva in quel territorio che potesse giustificare la competenza del Magistrato di Brescia.

In applicazione di un consolidato orientamento giurisprudenziale, la Corte ha stabilito che, in assenza di un effettivo domicilio nel luogo dichiarato, la competenza territoriale per la misura di sicurezza deve essere attribuita al magistrato di sorveglianza che ha disposto la misura stessa. Questa soluzione evita una stasi processuale e garantisce che vi sia sempre un’autorità giudiziaria responsabile della supervisione, anche quando il soggetto tenta di sottrarsi ai controlli.

Le Conclusioni

La decisione ha importanti implicazioni pratiche. Stabilisce che la competenza giudiziaria non può basarsi su dichiarazioni fittizie, ma deve ancorarsi a dati di fatto concreti e verificabili. In caso di irreperibilità del soggetto sottoposto a libertà vigilata, la competenza a vigilare sull’esecuzione della misura non si trasferisce automaticamente al magistrato del luogo di dichiarata residenza, ma rimane radicata presso l’ufficio giudiziario che ha emesso il provvedimento. Questo garantisce la continuità del controllo giurisdizionale e impedisce che l’irreperibilità del soggetto possa creare un vuoto di competenza, assicurando così l’effettività delle misure di sicurezza.

Chi è il giudice competente a supervisionare una misura di sicurezza personale?
Di regola, è competente il magistrato di sorveglianza del luogo in cui la persona ha la residenza o il domicilio effettivo.

Cosa accade se una persona sottoposta a misura di sicurezza dichiara un domicilio ma poi risulta irreperibile?
Se gli accertamenti dimostrano che la persona non ha una dimora effettiva nel luogo dichiarato, la competenza a vigilare sulla misura di sicurezza torna al magistrato di sorveglianza che ha originariamente emesso il provvedimento.

Perché nel caso specifico la competenza è stata attribuita al Magistrato di Catania?
La competenza è stata attribuita al Magistrato di sorveglianza di Catania perché era l’organo che aveva disposto la misura della libertà vigilata e perché il soggetto è risultato irreperibile nel domicilio che aveva dichiarato in provincia di Bergamo, impedendo così di radicare la competenza presso il Magistrato di Brescia.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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