LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Competenza territoriale e misure di sicurezza

La Corte di Cassazione ha risolto un conflitto negativo di competenza tra due Uffici di Sorveglianza in merito al riesame della pericolosità sociale di un soggetto destinatario di una misura di sicurezza di espulsione. Poiché l’interessato risiede all’estero e non ha domicilio in Italia, la **Competenza territoriale** deve essere individuata nel luogo in cui è stata pronunciata la sentenza di condanna originaria. La Corte ha chiarito che non rileva l’ufficio che ha materialmente applicato la misura in precedenza, ma il titolo esecutivo maturato in sede di cognizione.

Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 27 marzo 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Competenza territoriale: chi decide sul riesame delle misure di sicurezza?

La determinazione della Competenza territoriale è un passaggio cruciale per garantire il corretto svolgimento dei procedimenti di sorveglianza, specialmente quando l’interessato non risiede in Italia. Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha fatto chiarezza sui criteri da applicare per il riesame della pericolosità sociale ai fini della revoca dell’espulsione.

Il caso e il conflitto tra uffici

La vicenda trae origine dall’istanza presentata dalla difesa di un cittadino straniero, volta a ottenere il riesame della pericolosità sociale per revocare la misura di sicurezza dell’espulsione dal territorio dello Stato. Tale misura era stata originariamente disposta dalla Corte di Appello di Venezia e successivamente resa esecutiva da un’ordinanza del Magistrato di Sorveglianza di Pisa.

Il Magistrato di Pisa ha declinato la propria competenza, osservando che il soggetto non possedeva residenza o domicilio in Italia. Di contro, il Magistrato di Venezia ha sollevato conflitto negativo, ritenendo che la competenza dovesse radicarsi presso l’ufficio che aveva concretamente applicato la misura. La questione è dunque giunta dinanzi alla Suprema Corte per una risoluzione definitiva.

La decisione della Cassazione sulla Competenza territoriale

La Suprema Corte ha stabilito che la competenza spetta all’Ufficio di Sorveglianza di Venezia. Il criterio cardine risiede nell’interpretazione dell’art. 677, comma 2, del codice di procedura penale. Quando l’interessato non è detenuto e non ha residenza o domicilio nel territorio dello Stato, la legge impone di guardare al luogo in cui è stata pronunciata la sentenza di condanna o di proscioglimento.

I giudici hanno precisato che il “titolo esecutivo” rilevante ai fini della competenza è quello maturato nella fase di cognizione (la sentenza di condanna) e non i successivi provvedimenti applicativi emessi in fase di esecuzione o sorveglianza.

Le motivazioni

Le motivazioni della Corte si fondano sulla gerarchia dei criteri territoriali. Il legislatore privilegia innanzitutto il luogo di residenza o domicilio dell’interessato. In mancanza di questi, il criterio sussidiario e inderogabile è il luogo di pronuncia della sentenza irrevocabile. La Corte ha respinto l’idea di una “competenza funzionale” basata su chi ha emesso l’ultimo provvedimento di applicazione della misura, sottolineando che ogni istanza di riesame genera un procedimento autonomo che richiede una nuova verifica della legittimazione territoriale.

Le conclusioni

In conclusione, la sentenza riafferma la certezza del diritto nella fase esecutiva. Per i soggetti residenti all’estero, il punto di riferimento per ogni questione relativa alle misure di sicurezza rimane il tribunale del luogo di condanna. Questa interpretazione evita la frammentazione dei procedimenti e assicura che il controllo sulla pericolosità sociale sia gestito dall’autorità giudiziaria legata al titolo penale originario.

Quale giudice decide se il soggetto risiede all’estero?
Se l’interessato non ha residenza o domicilio in Italia, la competenza spetta al magistrato del luogo in cui è stata emessa la sentenza di condanna originaria.

Cos’è un conflitto negativo di competenza?
Si verifica quando due giudici diversi rifiutano contemporaneamente di occuparsi dello stesso procedimento penale, richiedendo l’intervento della Cassazione.

L’ufficio che ha applicato la misura è sempre competente?
No, l’applicazione materiale della misura non crea una competenza permanente se i criteri territoriali di legge indicano un ufficio diverso.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conerence call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.
02.37901052
8:00 – 20:00 (Lun - Sab)

Articoli correlati