Competenza Giudice Esecuzione: la Cassazione Fissa il Momento Decisivo
Individuare correttamente l’autorità giudiziaria a cui rivolgersi è il primo passo fondamentale in qualsiasi procedura legale. Nella fase di esecuzione della pena, questa esigenza diventa ancora più cruciale. Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha fornito un chiarimento fondamentale sulla competenza del giudice dell’esecuzione, in particolare per le istanze di riconoscimento del reato continuato. La decisione risolve un conflitto tra due diverse corti, stabilendo un criterio temporale netto e invalicabile.
Il Fatto: Un Conflitto tra Corti
Il caso nasce dall’istanza di un condannato che chiede l’applicazione della disciplina del reato continuato. La questione procedurale si complica immediatamente: la Corte di Appello, inizialmente adita, si dichiara incompetente e trasmette gli atti al Tribunale di un’altra città. Quest’ultimo, a sua volta, ritiene di non essere il giudice competente e solleva un conflitto di competenza dinanzi alla Corte di Cassazione.
Il cuore del disaccordo risiedeva nell’individuare quale fosse la sentenza ‘divenuta irrevocabile per ultima’ al fine di determinare il giudice competente. La Corte d’Appello riteneva che una sentenza successiva del Tribunale fosse l’ultima, mentre il Tribunale sosteneva che, al momento della presentazione della domanda da parte del condannato, l’ultima sentenza irrevocabile fosse proprio quella della Corte d’Appello.
Il Principio della Perpetuatio Jurisdictionis e la Competenza del Giudice dell’Esecuzione
La Corte di Cassazione ha risolto il conflitto ribadendo un principio cardine del nostro ordinamento: la perpetuatio jurisdictionis. Secondo questo principio, la competenza si determina con riferimento alla situazione di fatto e di diritto esistente al momento della proposizione della domanda e non è influenzata da eventi successivi.
Applicato al caso di specie, ciò significa che per stabilire la competenza del giudice dell’esecuzione bisogna guardare a quale fosse l’ultima sentenza divenuta irrevocabile al momento esatto in cui l’interessato ha presentato la sua istanza. Qualsiasi altra sentenza divenuta definitiva dopo quella data è del tutto irrilevante ai fini della determinazione della competenza.
Il Deposito in Cancelleria come Momento Rilevante
La Corte ha aggiunto un’ulteriore e decisiva precisazione di natura pratica. Il momento che ‘cristallizza’ la competenza non è una comunicazione informale o un deposito presso la segreteria del Pubblico Ministero, ma il deposito formale dell’istanza presso la cancelleria del giudice. Questo atto segna l’inizio del procedimento e fissa in modo incontrovertibile la competenza giudiziaria. Nel caso esaminato, al momento del deposito in cancelleria, l’ultima sentenza irrevocabile era quella emessa dalla Corte d’Appello, che è stata quindi dichiarata competente a decidere.
Le motivazioni
La ratio della decisione della Suprema Corte risiede nella necessità di garantire certezza e stabilità nel processo esecutivo. Il principio della perpetuatio jurisdictionis evita che la competenza possa ‘fluttuare’ a seconda dei tempi, spesso non prevedibili, con cui altre sentenze diventano definitive. Ancorare la competenza a un momento preciso e oggettivo come il deposito della domanda in cancelleria previene incertezze procedurali, ritardi e potenziali tattiche dilatorie. In questo modo, si assicura che il condannato e i suoi difensori possano individuare con chiarezza il giudice a cui rivolgersi, promuovendo l’efficienza e la prevedibilità del sistema giudiziario.
Le conclusioni
La sentenza in esame offre una guida chiara e inequivocabile per avvocati e operatori del diritto. Stabilisce che la competenza del giudice dell’esecuzione si radica irrevocabilmente al momento del deposito dell’istanza in cancelleria, sulla base dell’ultima sentenza definitiva a quella data. Questo non solo risolve il conflitto specifico, ma rafforza un principio generale di certezza del diritto, fondamentale per la tutela dei diritti di tutte le parti coinvolte nella fase, delicatissima, dell’esecuzione penale.
Come si determina la competenza del giudice dell’esecuzione per un’istanza di reato continuato?
La competenza è attribuita al giudice che ha emesso la sentenza divenuta irrevocabile per ultima, con riferimento alla situazione esistente al momento esatto in cui l’istanza viene depositata nella cancelleria del giudice.
Cosa significa ‘perpetuatio jurisdictionis’ in questo contesto?
Significa che, una volta individuata la competenza del giudice al momento della presentazione della domanda, questa non può più cambiare, anche se nel frattempo altre sentenze a carico della stessa persona diventano definitive. La competenza rimane ‘perpetuata’ presso il giudice originariamente identificato.
Il deposito dell’istanza presso la segreteria del Pubblico Ministero è sufficiente a radicare la competenza?
No. La Corte di Cassazione ha chiarito che il momento giuridicamente rilevante è il deposito o la ricezione dell’atto nella cancelleria del giudice. Una comunicazione precedente al Pubblico Ministero ha valore di mera sollecitazione ma non incide sulla determinazione della competenza.
Testo del provvedimento
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 1 Num. 52135 Anno 2019
Penale Sent. Sez. 1 Num. 52135 Anno 2019
Presidente: COGNOME NOME
Relatore: COGNOME NOME
Data Udienza: 22/11/2019
SENTENZA
sul conflitto di competenza sollevato da: TRIBUNALE DI SALERNO nei confronti di:
CORTE DI APPELLO DI CATANZARO
con l’ordinanza del 28/06/2019 del TRIBUNALE di SALERNO
udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME;
sentite le conclusioni del PG NOME COGNOME che ha chiesto dichiararsi la competenza della corte Appello di Catanzaro udito il difensore, avvocato COGNOME, che si è associato alle conclusioni del P.G.
RITENUTO IN FATTO E CONSIDERATO IN DIRITTO
- Con ordinanza resa in data 28.6.2019, il Tribunale di Salerno ha dichiarato la propria incompetenza a provvedere sull’istanza avanzata da COGNOME NOME di applicazione della disciplina del reato continuato ed ha proposto conflitto di competenza con la Corte di appello di Catanzaro che, con provvedimento del 22.5.2019, aveva trasmesso gli atti, asserendo di non essere competente a conoscere dell’esecuzione del provvedimento, atteso che la
sentenza divenuta irrevocabile per ultima era stata emessa dal Tribunale di Salerno.
Il giudice confliggente osservava, invece, che il provvedimento divenuto irrevocabile per ultimo al momento della presentazione della domanda (14.3.2018) era la sentenza della Corte di appello di Catanzaro emessa in data 14.2.2017 e divenuta irrevocabile in data 8.11.2017,
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Osserva il Collegio che sussiste materia di conflitto ai sensi dell’art. 28 cod. proc. pen., giacché sia Tribunale di Salerno sia la Corte di appello di Catanzaro hanno ricusato la loro competenza.
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Nel merito, il conflitto va risolto nel senso della competenza della Corte di appello di Catanzaro che, all’epoca di presentazione della domanda, era il giudice che ha emesso la sentenza divenuta irrevocabile per ultima. E’ pacifico nella giurisprudenza di legittimità l’orientamento secondo cui la competenza funzionale del giudice dell’esecuzione a provvedere sull’istanza di riconoscimento della continuazione si radica al momento della presentazione della domanda e non subisce mutamenti per effetto del successivo passaggio in giudicato di altra sentenza di condanna, in ossequio al principio della «perpetuatio jurisdictionis» (cfr. Sez. 1, n. 6739 del 30/01/2014 Rv. 259171).
Va solo precisato che ai fini della determinazione del giudice competente in rapporto al titolo di condanna divenuto definitivo per ultimo, deve aversi riguardo esclusivamente al momento in cui la domanda dell’interessato perviene, mediante deposito o ricezione del plico raccomandato inviato per posta, nella cancelleria del giudice, senza che abbia rilievo l’anteriore deposito dell’atto nella segreteria del pubblico ministero che concretamente cura l’esecuzione, valendo esso come mera sollecitazione al medesimo ad esprimere il proprio parere sull’istanza (Sez. 1, n. 16960 del 13/03/2018, Rv. 272708); peraltro nel caso in esame, anche alla data del deposito dell’atto nella segreteria del Procuratore generale presso la Corte di appello di Catanzaro (13.3.2018),l’ultima sentenza irrevocabile in ordine di tempo era sempre la sentenza della Corte di appello di Catanzaro del 14.2.2017.
P.Q.M.
Dichiara la competenza della Corte di appello di Catanzaro cui dispone trasmettersi gli atti.
Così deciso in Roma il 22 novembre 2019.