Il caso: il sequestro della canapa e la difesa dell’imprenditrice
I Carabinieri hanno sequestrato un capannone di circa 500 metri quadrati, un casolare, attrezzature agricole e ben 3.600 chilogrammi di infiorescenze di canapa sativa messe a seccare. L’attività faceva capo a un’imprenditrice agricola che gestiva l’intera produzione con l’aiuto dei familiari e di alcuni operai. La difesa ha contestato immediatamente il provvedimento di sequestro preventivo. Secondo la tesi difensiva, la coltivazione di cannabis era del tutto lecita. L’imprenditrice aveva infatti comunicato regolarmente la semina alle autorità, possedeva le fatture d’acquisto dei semi certificati e le analisi tossicologiche mostravano un livello di THC (il principio attivo della cannabis) ampiamente inferiore al limite di tolleranza dello 0,6%.
I limiti della legge sulla canapa industriale
La normativa italiana prevede una netta distinzione tra la coltivazione di canapa per scopi industriali e la produzione di sostanze stupefacenti. La legge numero 242 del 2016 promuove la filiera agroindustriale della canapa, ma stabilisce regole molto rigide. Questa legge rappresenta una deroga eccezionale al divieto generale di coltivazione della cannabis previsto dal Testo Unico sugli stupefacenti. La deroga si applica esclusivamente se il produttore coltiva le varietà ammesse a livello europeo e se la produzione è finalizzata a scopi precisi, come la produzione di fibre, alimenti, cosmetici o materiale per la bioedilizia.
Quando la coltivazione di cannabis diventa reato
La semplice conformità dei semi e il basso livello di THC non bastano a rendere legale l’attività. La coltivazione di cannabis richiede la prova della reale e concreta destinazione del prodotto verso una delle filiere industriali lecite. Se l’agricoltore non dimostra a quale uso industriale o commerciale consentito sia destinato il raccolto, l’attività ricade sotto la disciplina penale ordinaria. Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione hanno già chiarito in passato che la commercializzazione di foglie, infiorescenze, olio e resina non rientra tra le attività liberalizzate dalla legge del 2016. Di conseguenza, la vendita o la detenzione di questi derivati per scopi diversi da quelli industriali tassativamente elencati integra un illecito penale.
Le motivazioni della sentenza sulla coltivazione di cannabis
Le motivazioni della sentenza sulla coltivazione di cannabis si concentrano sulla mancanza di prove relative alla destinazione d’uso del prodotto. La Corte di Cassazione ha rilevato che l’imprenditrice non ha esibito alcun documento idoneo a dimostrare che le tre tonnellate di infiorescenze fossero destinate a una delle finalità lecite previste dalla legge. La presenza di un’enorme quantità di materiale vegetale in fase di essiccazione, unita al rinvenimento di strumenti per la pesatura e il confezionamento, ha spinto i giudici a ritenere sussistente il pericolo di una futura commercializzazione illegale. La Corte ha chiarito che non vi è stata alcuna inversione dell’onere della prova. Spetta infatti al coltivatore che invoca l’applicazione della legge speciale dimostrare di operare all’interno dei confini di quella specifica deroga.
Le conclusioni sul sequestro preventivo
Le conclusioni sul sequestro preventivo confermano la legittimità del blocco dei beni. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso dell’imprenditrice e l’ha condannata al pagamento delle spese processuali. Questo provvedimento ribadisce un principio fondamentale per il settore agricolo. Chi intraprende la coltivazione di cannabis deve pianificare e documentare con assoluta precisione ogni fase della filiera produttiva, individuando preventivamente i partner commerciali industriali. In assenza di contratti o documenti che attestino una destinazione d’uso lecita, il rischio di subire un sequestro penale e un processo per traffico di stupefacenti rimane estremamente elevato.
Quando è considerata legale la coltivazione della canapa in Italia?
La coltivazione è legale solo se si utilizzano sementi certificate a livello europeo e se il raccolto è destinato esclusivamente a uno degli usi industriali o agroalimentari tassativamente indicati dalla legge.
È possibile vendere liberamente le infiorescenze e le foglie di canapa?
No, la legge sulla canapa industriale non consente la libera commercializzazione di foglie e infiorescenze per scopi diversi da quelli industriali previsti, anche se il livello di THC è basso.
Chi deve dimostrare la liceità della coltivazione in caso di controllo?
Spetta al coltivatore dimostrare, attraverso documenti e contratti commerciali, che la produzione è destinata a una delle filiere industriali lecite previste dalla normativa.