Bancarotta Semplice Documentale: la Colpa è Sufficiente per la Condanna
Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ribadisce un principio fondamentale in materia di reati fallimentari: per la configurazione del reato di bancarotta semplice documentale non è necessaria l’intenzione di commettere il reato (dolo), ma è sufficiente la semplice negligenza (colpa). Questa decisione, pur nella sua brevità, offre importanti spunti di riflessione per ogni imprenditore sulla corretta gestione contabile.
I Fatti del Processo
Il caso trae origine dalla sentenza di una Corte d’Appello che, in parziale riforma di una precedente decisione, aveva riqualificato il reato contestato a un imprenditore. Inizialmente accusato di bancarotta fraudolenta (art. 216 Legge Fallimentare), l’imputato ha visto la sua posizione ‘derubricata’ in quella, meno grave, di bancarotta semplice documentale ai sensi dell’art. 217, comma 2, della Legge Fallimentare, con una conseguente rideterminazione della pena.
Non soddisfatto della decisione, l’imprenditore ha proposto ricorso per Cassazione, affidandosi a un unico motivo: la contestazione della sussistenza dell’elemento soggettivo del reato. In altre parole, la difesa sosteneva che non vi fosse stata, da parte dell’imputato, la volontà cosciente di tenere le scritture contabili in modo irregolare per danneggiare i creditori.
L’Elemento Soggettivo nella Bancarotta Semplice Documentale
Il fulcro della questione giuridica ruota attorno alla differenza tra dolo e colpa. Mentre reati come la bancarotta fraudolenta richiedono il ‘dolo’, ossia la piena coscienza e volontà di sottrarre beni o falsificare le scritture per recare pregiudizio ai creditori, la bancarotta semplice documentale presenta una natura diversa.
Questa fattispecie di reato è posta a tutela della trasparenza e della corretta informazione contabile, essenziale per creditori e organi della procedura fallimentare. La legge, pertanto, punisce non solo chi omette o tiene irregolarmente la contabilità con intenzione, ma anche chi lo fa per semplice negligenza, imprudenza o imperizia.
Le Motivazioni della Corte di Cassazione
La Suprema Corte ha respinto il ricorso con una motivazione netta, definendolo ‘manifestamente infondato’. I giudici hanno chiarito, in linea con un orientamento consolidato, che il delitto di bancarotta semplice documentale è punibile anche a titolo di colpa.
L’argomentazione dell’imputato, incentrata sulla mancanza di dolo, è stata quindi ritenuta irrilevante. Il fatto stesso di aver gestito la contabilità in modo negligente, a prescindere da una specifica volontà di frodare, è sufficiente a integrare gli estremi del reato contestato. La Corte, dichiarando inammissibile il ricorso, ha condannato il ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.
Le Conclusioni: Implicazioni Pratiche
Questa ordinanza serve da monito per tutti gli amministratori e imprenditori. La tenuta della contabilità non è un mero adempimento formale, ma un obbligo di legge la cui violazione, anche solo per negligenza, può avere conseguenze penali significative in caso di fallimento. Non è possibile difendersi sostenendo di ‘non averlo fatto apposta’. La legge richiede un comportamento diligente e proattivo nella gestione amministrativa e contabile dell’impresa, la cui omissione, in caso di insolvenza, può condurre a una condanna per bancarotta semplice.
Per essere condannati per bancarotta semplice documentale è necessario aver agito con l’intenzione di danneggiare i creditori?
No, secondo la Corte di Cassazione, per questo reato non è richiesto il dolo (l’intenzione), ma è sufficiente la colpa, ovvero un comportamento negligente nella tenuta delle scritture contabili.
Qual è la differenza tra la bancarotta fraudolenta e quella semplice contestate nel caso?
La Corte d’Appello ha derubricato il reato da bancarotta fraudolenta (art. 216 L.F.), che richiede l’intenzione di frodare i creditori, a bancarotta semplice documentale (art. 217 L.F.), che punisce anche la semplice negligenza nella tenuta della contabilità.
Perché il ricorso in Cassazione è stato dichiarato inammissibile?
Il ricorso è stato giudicato inammissibile perché basato su un motivo ‘manifestamente infondato’. L’imprenditore contestava l’assenza di dolo, ma la legge prevede che la bancarotta semplice documentale sia punibile anche a titolo di colpa, rendendo la sua argomentazione giuridicamente irrilevante.
Testo del provvedimento
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 28314 Anno 2024
Penale Ord. Sez. 7 Num. 28314 Anno 2024
Presidente: COGNOME NOME COGNOME NOME
Relatore: COGNOME NOME
Data Udienza: 03/07/2024
ORDINANZA
sul ricorso proposto da:
NOME COGNOME nato a ROMA il DATA_NASCITA
avverso la sentenza del 25/01/2024 della CORTE APPELLO di ROMA
dato avviso alle parti;
udita la relazione svolta dal Consigliere NOME COGNOME;
Rilevato che l’imputato COGNOME NOME ricorre avverso la sentenza della Corte di appello di Roma che, in parziale riforma della sentenza del giudice di prime cure, ha derubricato il reato di cui agli artt. 216, comma 1 e 2, L.F. contestato al capo 1) nel reato di cui all’art. 217, comma 2, L.F. e ha assolto l’imputato dal delitto di cui al capo 2), rideterminando la pena;
Ritenuto che l’unico motivo di ricorso, che contesta la sussistenza del dolo, è manifestamente infondato in quanto il delitto di bancarotta semplice documentale è punito anche a titolo di colpa;
Rilevato, pertanto, che il ricorso deve essere dichiarato inammissibile, con condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
P.Q.M.
Dichiara inammissibile il ricorso e condanna il ricorrente al pagamento delle spese processuali e della somma di euro tremila in favore della Cassa delle ammende.
Così deciso il 03/07/2024