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Bancarotta preferenziale: responsabilità dell’AD

La Corte di Cassazione ha confermato la condanna per bancarotta preferenziale a carico di un amministratore delegato che, nonostante la crisi di liquidità della società, ha disposto pagamenti per fatture inesistenti e compensi personali. La difesa sosteneva l’assenza di delega bancaria formale, ma i giudici hanno stabilito che la carica di amministratore e l’effettivo compimento delle operazioni dimostrano la responsabilità penale, specialmente in presenza di uno stato di decozione noto.

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Pubblicato il 29 marzo 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale

Bancarotta preferenziale e poteri dell’amministratore

La bancarotta preferenziale rappresenta un rischio concreto per chi gestisce società in crisi. Spesso si ritiene che la mancanza di una delega formale sui conti correnti possa escludere la responsabilità penale, ma la giurisprudenza recente chiarisce che la realtà dei fatti prevale sulle formalità bancarie.

Il caso della gestione societaria in crisi

La vicenda riguarda un amministratore delegato condannato per aver effettuato pagamenti preferenziali mentre la società versava in un evidente stato di decozione. Nello specifico, sono stati contestati pagamenti per fatture relative a operazioni inesistenti e l’autoliquidazione di compensi elevati, nonostante il parere contrario del collegio sindacale. La difesa ha basato il ricorso sull’assenza di una delega formale a operare sui conti correnti societari al momento di alcuni pagamenti, sostenendo che tali atti non fossero a lui riferibili.

La decisione della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso, confermando la condanna. I giudici hanno evidenziato che la carica di amministratore delegato conferisce poteri di rappresentanza generale ai sensi del Codice Civile. Se le banche hanno dato esecuzione agli ordini di pagamento firmati dall’amministratore, l’eventuale mancanza di una firma depositata non esclude la paternità dell’atto né la responsabilità penale per bancarotta preferenziale.

Le motivazioni

Le motivazioni della sentenza si fondano sulla natura del potere di gestione. La Corte ha chiarito che, ai sensi degli artt. 2380-bis e 2384 c.c., l’amministratore delegato ha la facoltà di agire sui conti societari in virtù della sua carica. Il fatto che i pagamenti siano stati effettivamente eseguiti dagli istituti di credito dimostra che l’imputato esercitava un potere di fatto e di diritto. Inoltre, l’utilizzo di sistemi di homebanking non scagiona l’amministratore se non viene fornita prova documentale di un uso abusivo dei codici da parte di terzi. La consapevolezza dello stato di insolvenza della società rende tali pagamenti atti diretti a favorire specifici soggetti a danno della massa dei creditori.

Le conclusioni

In conclusione, la sentenza ribadisce che la responsabilità per bancarotta preferenziale non può essere evitata invocando vizi formali nel rapporto con gli istituti di credito. Chi riveste ruoli apicali in una società ha il dovere di gestire le risorse nel rispetto della par condicio creditorum, specialmente durante le fasi di crisi. La firma di assegni o la disposizione di bonifici in stato di insolvenza, se finalizzati a pagamenti non dovuti o preferenziali, integrano pienamente il reato, indipendentemente dalla regolarità formale delle deleghe bancarie.

Cos’è la bancarotta preferenziale?
È il reato che si configura quando un amministratore, in stato di insolvenza della società, paga alcuni creditori a scapito di altri, violando la parità di trattamento.

La mancanza di delega bancaria esclude la responsabilità?
No, se l’amministratore ha poteri di rappresentanza e le banche hanno comunque eseguito gli ordini di pagamento, la responsabilità penale rimane ferma.

Quali sono i rischi per l’amministratore in crisi?
Oltre alla reclusione, l’amministratore rischia pene accessorie e l’obbligo di risarcire i danni causati alla curatela fallimentare per i pagamenti indebiti.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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