Una recente sentenza della Corte di Cassazione (n. 35236/2024) offre un’importante lezione sui limiti del ricorso contro le misure cautelari per il reato di associazione per delinquere. Nell’analizzare il caso, la Corte ha ribadito un principio fondamentale: il giudizio di legittimità non è una terza istanza di merito e non può essere utilizzato per rimettere in discussione le valutazioni sui fatti già compiute dai giudici precedenti. Esaminiamo la vicenda per capire meglio le ragioni della decisione.
I Fatti del Caso
Il Tribunale di Catania aveva confermato un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di un individuo, indagato per partecipazione ad una associazione per delinquere finalizzata alla commissione di una serie indeterminata di furti in abitazione. Secondo l’accusa, l’uomo agiva come esecutore materiale dei colpi, operando in diversi comuni del territorio etneo. Il Tribunale del Riesame, nel confermare la misura, aveva ritenuto sussistenti sia i gravi indizi di colpevolezza sia le esigenze cautelari.
I Motivi del Ricorso: una difesa debole
L’indagato, tramite il suo difensore, ha presentato ricorso in Cassazione basandosi su due argomenti principali:
- Errata applicazione della legge sull’associazione per delinquere: La difesa sosteneva che il Tribunale non avesse motivato adeguatamente l’inserimento stabile del proprio assistito nel gruppo criminale. A suo dire, il ruolo era marginale e gli incontri occasionali, privi della ‘stabilità dell’accordo criminale’ richiesta dall’art. 416 del codice penale.
- Insussistenza delle esigenze cautelari: Il ricorrente contestava la propria pericolosità sociale, sottolineando che i fatti risalivano a diversi anni prima (2020) e che una misura così afflittiva come il carcere non fosse giustificata, potendo essere sostituita con misure meno gravose.
Le Motivazioni
La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile, smontando punto per punto le argomentazioni della difesa. I giudici hanno chiarito che il ricorso per cassazione, anche in materia cautelare, ha lo scopo di verificare la correttezza giuridica e la logicità della motivazione del provvedimento impugnato, non di riesaminare gli elementi di fatto.
Nel merito, la Corte ha osservato che le censure del ricorrente erano generiche e miravano a ottenere un inammissibile ‘sindacato sul merito’ delle valutazioni operate dal Tribunale. Quest’ultimo, infatti, aveva fornito una motivazione adeguata e coerente, descrivendo in dettaglio la struttura del sodalizio, che prevedeva l’uso di una cassa comune e mezzi condivisi per la realizzazione dei furti.
Per quanto riguarda la posizione specifica dell’indagato, il Tribunale aveva evidenziato non solo il contenuto delle intercettazioni, ma anche la sua partecipazione attiva a più reati-fine, dimostrando un coinvolgimento tutt’altro che marginale o occasionale. Questo, secondo i giudici di merito, era prova sufficiente del suo stabile inserimento nel tessuto organizzativo dell’associazione per delinquere.
Anche il secondo motivo di ricorso, relativo alle esigenze cautelari, è stato giudicato generico. La Cassazione ha sottolineato come il Tribunale avesse correttamente motivato la necessità della custodia in carcere sulla base di elementi concreti: l’elevata ‘professionalità’ criminale, la personalità negativa emersa dai numerosi precedenti penali e una passata condanna per evasione, indice di una scarsa propensione a rispettare le prescrizioni dell’autorità giudiziaria.
Le Conclusioni
La sentenza conferma un orientamento consolidato: non si può utilizzare il ricorso in Cassazione come un terzo grado di giudizio per tentare di ottenere una nuova valutazione delle prove e dei fatti. Il controllo della Suprema Corte è circoscritto alla violazione di legge e ai vizi logici manifesti della motivazione. Quando il giudice del riesame fornisce una motivazione congrua, logica e completa sulla sussistenza dei gravi indizi di colpevolezza e delle esigenze cautelari, come nel caso di specie, il ricorso è destinato all’inammissibilità. La decisione comporta per il ricorrente la condanna al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria, a testimonianza della futilità del tentativo di rimettere in discussione una valutazione di merito ben fondata.
Quando è possibile ricorrere in Cassazione contro una misura cautelare per associazione per delinquere?
È possibile ricorrere solo per vizi di legittimità, cioè per violazione di legge o per vizi di motivazione (mancante, contraddittoria o manifestamente illogica). Non è possibile chiedere alla Corte di Cassazione di rivalutare nel merito gli indizi di colpevolezza o la pericolosità sociale dell’indagato.
Perché le argomentazioni sulla marginalità del ruolo dell’indagato non sono state accolte?
Le argomentazioni non sono state accolte perché il Tribunale del Riesame aveva già motivato in modo adeguato e logico il suo inserimento stabile nel gruppo criminale, basandosi su elementi concreti come le conversazioni intercettate e la sua partecipazione a più furti. La Cassazione ha ritenuto che contestare questa valutazione significasse chiedere un nuovo esame dei fatti, non consentito in sede di legittimità.
Cosa ha determinato la conferma della custodia in carcere?
La conferma della misura cautelare è stata basata sulla valutazione del Tribunale circa la sussistenza di concrete esigenze cautelari. Queste sono state individuate nella gravità della condotta, nell’elevata ‘professionalità’ criminale dell’indagato, nella sua personalità negativa evidenziata da numerosi precedenti penali e in una precedente condanna per evasione, che dimostrava una tendenza a non rispettare le leggi e i provvedimenti giudiziari.