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Appropriazione indebita e bonifico errato: le novità

Un amministratore di società è stato inizialmente condannato per appropriazione indebita per aver trattenuto oltre 50.000 euro ricevuti per errore tramite bonifico bancario. La Corte di Cassazione ha però annullato la sentenza, stabilendo che l’appropriazione di somme accreditate per sbaglio rientra nell’art. 647 c.p. Poiché tale norma è stata oggetto di depenalizzazione nel 2016, il fatto non costituisce più reato, comportando l’annullamento della condanna e la revoca dei risarcimenti civili.

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Pubblicato il 25 marzo 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale

Appropriazione indebita: trattenere un bonifico errato non è reato

La questione dell’appropriazione indebita di somme ricevute per errore è un tema centrale nel diritto penale moderno. Spesso ci si chiede se il mancato rimborso di un bonifico accreditato per sbaglio possa portare a una condanna penale. Una recente sentenza della Corte di Cassazione chiarisce definitivamente i confini tra illecito penale e civile in queste circostanze.

Il caso del bonifico errato

Un amministratore di una società riceveva sul conto aziendale una somma ingente, superiore a 50.000 euro, a causa di un errore materiale del mittente. Nonostante i solleciti e la richiesta formale di restituzione, l’amministratore decideva di trattenere i fondi, utilizzandoli per scopi societari. I giudici di merito lo avevano condannato per il reato di cui all’art. 646 c.p.

La decisione della Suprema Corte

La Suprema Corte ha accolto il ricorso della difesa, riqualificando il fatto. Secondo gli Ermellini, quando il possesso del denaro deriva da un errore altrui (come un bonifico sbagliato), non si configura l’appropriazione indebita classica, ma la fattispecie prevista dall’art. 647 c.p., che riguarda le cose avute per errore o caso fortuito.

Le motivazioni

La Corte ha spiegato che l’art. 647 c.p. disciplina specificamente l’appropriazione di cose avute per errore. Questa norma si pone in rapporto di specialità rispetto all’art. 646 c.p. Il denaro è considerato una cosa mobile ai fini della legge penale. Poiché il decreto legislativo n. 7 del 2016 ha depenalizzato l’art. 647 c.p., trasformandolo in un illecito civile sottoposto a sanzione pecuniaria, la condotta non può più essere perseguita penalmente. Manca infatti la violazione di un vincolo di destinazione impresso originariamente dal proprietario, poiché il trasferimento è avvenuto senza una volontà consapevole del disponente. Il possesso è nato da un errore e non da un affidamento fiduciario.

Le conclusioni

La sentenza stabilisce un principio fondamentale: il trattenimento di somme accreditate per errore non costituisce reato. L’annullamento senza rinvio della condanna comporta anche la revoca delle statuizioni civili in sede penale. Questo non significa che il beneficiario possa tenere i soldi legittimamente, ma che la tutela del danneggiato deve essere cercata esclusivamente in sede civile attraverso l’azione di indebito arricchimento. La condotta, pur restando illecita sul piano civile, perde ogni rilevanza nel sistema penale vigente.

Cosa rischia chi non restituisce un bonifico ricevuto per errore?
Non rischia più una condanna penale per appropriazione indebita poiché il fatto è stato depenalizzato. Tuttavia resta l’obbligo civile di restituzione e il rischio di dover risarcire il danno in sede civile.

Perché la Cassazione ha annullato la condanna?
La Corte ha stabilito che l’appropriazione di somme ricevute per errore rientra nell’articolo 647 del codice penale. Essendo tale norma stata depenalizzata nel 2016 il comportamento non è più considerato un reato.

Il danneggiato può ancora recuperare i suoi soldi?
Sì il danneggiato può agire davanti al giudice civile per ottenere la restituzione delle somme. La sentenza penale di annullamento non impedisce l’esercizio dell’azione civile per indebito arricchimento.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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