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Appello sequestro preventivo: quando il PM può ricorrere

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 44181/2023, ha stabilito un principio cruciale in materia di appello sequestro preventivo. Se un giudice accoglie la richiesta del Pubblico Ministero solo in parte, emettendo un sequestro per un importo inferiore a quello domandato, tale provvedimento si considera un rigetto parziale. Di conseguenza, il PM è legittimato a proporre appello per la parte della richiesta che non è stata accolta, in base all’art. 322-bis c.p.p. La Corte ha annullato l’ordinanza di un Tribunale che aveva dichiarato inammissibile tale appello, sottolineando che la sostanza del provvedimento prevale sulla sua forma.

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Pubblicato il 19 febbraio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Appello sequestro preventivo: la Cassazione apre alla contestazione del PM

Una recente sentenza della Corte di Cassazione, la n. 44181 del 2023, ha affrontato una questione procedurale di grande rilevanza: la facoltà del Pubblico Ministero di proporre appello sequestro preventivo quando il giudice lo concede solo per un importo inferiore a quello richiesto. La Corte ha stabilito che un accoglimento parziale equivale a un rigetto parziale, legittimando così l’impugnazione da parte dell’organo dell’accusa. Questa decisione chiarisce l’ambito di applicazione dell’art. 322-bis del codice di procedura penale e rafforza gli strumenti a disposizione della Procura.

I fatti di causa

Il caso trae origine da un’indagine per reati fiscali. La Procura della Repubblica aveva richiesto al Giudice per le Indagini Preliminari (G.I.P.) un sequestro preventivo, finalizzato alla confisca anche per equivalente, del profitto del reato, quantificato in quasi 900.000 Euro. Il G.I.P., tuttavia, accoglieva la richiesta solo in parte, disponendo il sequestro per una somma decisamente inferiore, pari a circa 105.000 Euro, corrispondente al debito tributario non adempiuto.

Ritenendo la decisione riduttiva e giuridicamente errata, il Pubblico Ministero proponeva appello cautelare al Tribunale, sostenendo che il sequestro avrebbe dovuto coprire l’intero valore dei beni oggetto della condotta fraudolenta. Il Tribunale, però, dichiarava l’appello inammissibile. Secondo i giudici, l’art. 322-bis c.p.p. non consentirebbe l’appello avverso un decreto che, seppur parzialmente, accoglie la richiesta del PM, ritenendo proponibile solo il ricorso diretto per cassazione.

L’appello sequestro preventivo e il ricorso in Cassazione

Contro l’ordinanza di inammissibilità, la Procura si rivolgeva alla Corte di Cassazione. Il fulcro del ricorso si basava sull’interpretazione degli articoli 322-bis e 325 del codice di procedura penale. La tesi del ricorrente era semplice ma efficace: un provvedimento che accoglie una richiesta solo in parte, per la porzione non accolta, deve essere considerato a tutti gli effetti un provvedimento di rigetto parziale. Come tale, esso rientra a pieno titolo tra gli atti appellabili dal Pubblico Ministero ai sensi dell’art. 322-bis c.p.p., che prevede appunto l’appello contro le ordinanze in materia di sequestro preventivo, incluse quelle di rigetto.

La decisione della Corte: la sostanza prevale sulla forma

La Corte di Cassazione ha accolto pienamente la tesi della Procura, annullando senza rinvio l’ordinanza impugnata e disponendo la trasmissione degli atti al Tribunale per la celebrazione del giudizio di appello. I giudici supremi hanno chiarito che la qualificazione di un atto processuale non dipende dal suo nomen iuris (la denominazione formale), ma dal suo contenuto sostanziale e dagli effetti che produce.

Un decreto di sequestro che accoglie la richiesta per un quantum inferiore a quello domandato è, nella sua sostanza, un atto a duplice natura: è un provvedimento di accoglimento per la parte concessa e, implicitamente ma inequivocabilmente, un provvedimento di rigetto per la parte negata. Poiché il Pubblico Ministero ha un interesse concreto a ottenere la misura nella sua interezza, è pienamente legittimato a impugnare la parte di rigetto tramite lo strumento dell’appello.

Le motivazioni

Nelle motivazioni, la Corte ha ripercorso la ratio dell’introduzione dell’art. 322-bis c.p.p. nel 1992, evidenziando come il legislatore intendesse colmare una lacuna, fornendo un rimedio specifico (l’appello, appunto) contro le decisioni che respingono una richiesta di sequestro. Tale rimedio è stato concepito come residuale rispetto al riesame, che riguarda invece i provvedimenti di adozione della misura.

La Corte ha affermato che negare l’appellabilità in un caso di accoglimento parziale creerebbe un’irragionevole disparità, lasciando il PM privo di tutela proprio quando la sua istanza cautelare viene sminuita nella sua portata. Pertanto, il provvedimento parzialmente ablativo, in parte qua (cioè, per la parte in cui la richiesta è stata respinta), ha la natura sostanziale di un’ordinanza di rigetto e, come tale, è appellabile dal Pubblico Ministero.

Le conclusioni

In conclusione, la sentenza n. 44181/2023 sancisce un principio di fondamentale importanza pratica: il Pubblico Ministero può sempre proporre appello avverso il provvedimento del giudice che disponga un sequestro preventivo per un importo inferiore a quello richiesto. Questa interpretazione garantisce coerenza al sistema delle impugnazioni cautelari reali e assicura che l’organo dell’accusa possa far valere pienamente le proprie ragioni quando ritiene che una misura cautelare sia stata ingiustamente limitata nella sua efficacia.

Il Pubblico Ministero può appellare un decreto di sequestro preventivo che accoglie la sua richiesta solo in parte?
Sì. La Corte di Cassazione ha stabilito che un provvedimento che accoglie la richiesta di sequestro per un importo inferiore a quello domandato è, per la parte non concessa, un rigetto parziale. Come tale, è appellabile dal Pubblico Ministero ai sensi dell’art. 322-bis del codice di procedura penale.

Perché un accoglimento parziale è considerato un rigetto appellabile?
Perché la natura di un atto processuale si valuta dalla sua sostanza e dai suoi effetti, non dalla sua denominazione formale. Un provvedimento che concede meno di quanto richiesto ha l’effetto sostanziale di negare la restante parte della misura. Il PM ha un interesse giuridicamente rilevante a impugnare questa decisione per ottenere la piena tutela cautelare richiesta.

Qual è la differenza tra appello cautelare e ricorso per cassazione in questo contesto?
L’appello cautelare (art. 322-bis c.p.p.) è il rimedio previsto per contestare nel merito le ordinanze di rigetto (totale o parziale) di una richiesta di sequestro. Il ricorso per cassazione (art. 325 c.p.p.) è generalmente esperibile contro i provvedimenti che dispongono il sequestro, ma per soli vizi di legittimità. La Corte ha chiarito che nel caso di rigetto parziale lo strumento corretto è l’appello.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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