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Appello imputato detenuto: domicilio e Cartabia

La Corte di Cassazione, con la sentenza 24902/2024, chiarisce le regole per l’appello dell’imputato detenuto. L’obbligo di eleggere domicilio, introdotto dalla Riforma Cartabia a pena di inammissibilità, non si applica se lo stato di detenzione è noto al giudice. Tuttavia, se l’imputato è detenuto per altra causa e tale condizione non risulta agli atti, l’elezione di domicilio è necessaria, pena l’inammissibilità dell’impugnazione. Il caso analizzato conferma la decisione di inammissibilità per un appello privo di tale indicazione.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Appello Imputato Detenuto: Quando Serve l’Elezione di Domicilio?

La Riforma Cartabia ha introdotto nuove e stringenti regole per la presentazione delle impugnazioni, tra cui l’obbligo di depositare una dichiarazione o elezione di domicilio. Una recente sentenza della Corte di Cassazione (n. 24902/2024) fa luce su un aspetto cruciale: come si applica questa norma in caso di appello di un imputato detenuto? La risposta non è univoca e dipende da una circostanza fondamentale: la conoscenza dello stato di detenzione da parte del giudice.

I Fatti del Caso

Un imputato, condannato in primo grado per truffa e ricettazione, presentava appello tramite il suo difensore. La Corte d’Appello, tuttavia, dichiarava l’impugnazione inammissibile. Il motivo? L’atto di appello era privo dell’elezione di domicilio per le notificazioni, un requisito introdotto a pena di inammissibilità dall’art. 581, comma 1-ter, del codice di procedura penale a seguito della Riforma Cartabia.

La difesa ricorreva in Cassazione, sostenendo che tale obbligo non potesse applicarsi all’imputato, poiché egli si trovava detenuto presso una casa circondariale. Secondo il legale, in questi casi le notifiche devono sempre essere eseguite personalmente nel luogo di detenzione, rendendo superflua l’elezione di domicilio.

La Questione Giuridica: L’appello dell’imputato detenuto e l’obbligo di domicilio

Il cuore della questione risiede nel coordinamento tra due norme: l’art. 581, comma 1-ter, c.p.p., che impone l’elezione di domicilio per l’appello, e l’art. 156 c.p.p., che disciplina le notifiche all’imputato detenuto, prevedendo la consegna a mani proprie presso l’istituto di detenzione. L’obbligo introdotto dalla Riforma Cartabia si applica sempre o subisce un’eccezione per chi si trova in stato di restrizione della libertà personale?

Le Motivazioni della Cassazione

La Corte di Cassazione offre una soluzione articolata, distinguendo tre diverse ipotesi per l’appello dell’imputato detenuto.

1. Imputato detenuto per lo stesso procedimento

Se l’imputato è detenuto per la stessa causa per cui presenta appello, l’obbligo di elezione di domicilio non si applica. Le notifiche, inclusa quella del decreto di citazione a giudizio in appello, devono seguire la regola speciale dell’art. 156 c.p.p., ovvero la consegna personale nel luogo di detenzione.

2. Imputato detenuto per altra causa (nota al giudice)

Anche se la detenzione deriva da un procedimento diverso, se questa condizione è nota al giudice che procede, l’obbligo di eleggere domicilio viene meno. La conoscenza dello stato detentivo da parte dell’autorità giudiziaria impone di procedere con le modalità di notifica previste per i detenuti, garantendo la conoscenza effettiva dell’atto.

3. Imputato detenuto per altra causa (non nota al giudice)

Questa è l’ipotesi decisiva nel caso di specie e rappresenta un’importante precisazione. Se lo stato di detenzione per un’altra causa non è noto al giudice (ovvero non risulta dagli atti del procedimento), le regole ordinarie tornano ad applicarsi. In questo scenario, la notifica deve avvenire presso il domicilio dichiarato o eletto. Di conseguenza, l’atto di appello deve contenere, a pena di inammissibilità, la dichiarazione o elezione di domicilio prevista dall’art. 581, comma 1-ter, c.p.p.

Nel caso esaminato, la sentenza di primo grado attestava che l’imputato era giudicato in stato di libertà. Né nell’atto di appello, né in altra sede, era stata comunicata al giudice la sua successiva detenzione per altra causa. Pertanto, in assenza di tale informazione, la Corte d’Appello ha correttamente applicato la sanzione dell’inammissibilità.

Le Conclusioni

La sentenza consolida un principio di fondamentale importanza pratica per la difesa. L’obbligo di elezione di domicilio, introdotto dalla Riforma Cartabia, non è un mero formalismo. Per l’appello dell’imputato detenuto, diventa cruciale verificare cosa risulta agli atti del giudice. Se la detenzione non è formalmente nota, il difensore ha l’onere di inserire nell’atto di impugnazione l’elezione di domicilio o, in alternativa, di indicare specificamente lo stato di detenzione del proprio assistito. In caso contrario, il rischio è la declaratoria di inammissibilità dell’appello, con conseguente grave pregiudizio per il diritto di difesa.

L’imputato detenuto deve sempre eleggere domicilio per presentare appello dopo la Riforma Cartabia?
No. Se è detenuto per lo stesso procedimento o per un’altra causa che sia nota al giudice che procede, l’obbligo non sussiste, poiché le notificazioni devono essere effettuate personalmente nel luogo di detenzione.

Cosa succede se un imputato è detenuto per un’altra causa e il giudice non lo sa?
In questo caso, l’obbligo di eleggere domicilio previsto dall’art. 581, comma 1-ter c.p.p. si applica pienamente. La mancata elezione di domicilio nell’atto di appello ne comporta l’inammissibilità.

Perché la conoscenza dello stato di detenzione da parte del giudice è così importante?
Perché determina le modalità di notificazione da seguire. Se lo stato di detenzione è noto al giudice, si applicano le regole speciali dell’art. 156 c.p.p. (notifica in carcere). Se invece non è noto, si seguono le forme ordinarie, che rendono indispensabile l’elezione di domicilio per la validità dell’impugnazione.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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