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Appello cautelare: sì a nuove prove. La Cassazione

La Corte di Cassazione ha annullato un’ordinanza del Tribunale del Riesame che aveva negato la revoca di una misura cautelare in carcere per associazione di tipo mafioso. Il motivo è che il Tribunale si era rifiutato di valutare nuove prove (dichiarazioni di un collaboratore di giustizia) presentate dalla difesa durante l’appello cautelare. La Suprema Corte, richiamando una recente sentenza delle Sezioni Unite, ha stabilito che nell’appello cautelare è possibile produrre nuovi elementi probatori, purché pertinenti ai motivi di impugnazione. Di conseguenza, il caso è stato rinviato al Tribunale per una nuova valutazione che tenga conto di tali prove.

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Pubblicato il 28 novembre 2025 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Appello cautelare: sì a nuove prove. La Cassazione

Una recente sentenza della Corte di Cassazione (n. 24287/2024) ha riaffermato un principio cruciale in materia di libertà personale: la possibilità di presentare nuove prove anche nel corso di un appello cautelare. Questa decisione, che risolve un precedente contrasto giurisprudenziale, sottolinea la necessità che la valutazione del giudice sia sempre ancorata alla realtà probatoria attuale. Analizziamo insieme la vicenda e le importanti conclusioni della Suprema Corte.

I Fatti del Caso

La vicenda processuale riguarda un individuo sottoposto alla misura della custodia cautelare in carcere con l’accusa di partecipazione a un’associazione di tipo mafioso (art. 416-bis c.p.). La difesa aveva presentato un’istanza per la revoca o la sostituzione della misura, ma questa era stata respinta dal Giudice per le indagini preliminari. Contro tale decisione, era stato proposto appello al Tribunale del Riesame.

Durante il giudizio d’appello, la difesa aveva prodotto nuovi e importanti elementi: i verbali delle dichiarazioni di un nuovo collaboratore di giustizia. Secondo la difesa, tali dichiarazioni scagionavano l’indagato, o comunque ne ridimensionavano drasticamente il ruolo, indebolendo il quadro accusatorio. Tuttavia, il Tribunale del Riesame si era rifiutato di prendere in considerazione questi nuovi verbali, ritenendoli inammissibili perché non erano stati allegati all’atto di appello originario, ma solo a una memoria successiva. Di conseguenza, l’appello era stato rigettato, confermando la detenzione in carcere.

L’Appello Cautelare e l’Ammissibilità delle Nuove Prove

Il cuore della questione portata all’attenzione della Cassazione era proprio questo: è possibile produrre ‘nova probatori’ (nuovi elementi di prova) nel corso di un appello cautelare? Per molto tempo, la giurisprudenza è stata divisa. Un orientamento più restrittivo sosteneva che, a causa dell’effetto devolutivo, il giudice dell’appello potesse decidere solo sulla base degli atti già a disposizione del primo giudice, senza poter acquisire nuovi elementi. Un altro orientamento, invece, riteneva che il giudice dell’appello ereditasse tutti i poteri del primo giudice, compresa la possibilità di valutare elementi sopravvenuti.

La difesa dell’indagato ha contestato la decisione del Tribunale del Riesame, sostenendo che le nuove dichiarazioni erano strettamente connesse ai motivi dell’appello (la carenza di gravità indiziaria) e avrebbero dovuto essere valutate.

La Decisione della Cassazione e il Richiamo alle Sezioni Unite

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della difesa, annullando l’ordinanza del Tribunale del Riesame e rinviando il caso per un nuovo esame. La Suprema Corte ha basato la sua decisione su una fondamentale sentenza delle Sezioni Unite (n. 15403/2023, Galati), che ha risolto il precedente contrasto giurisprudenziale.

Le Sezioni Unite hanno stabilito che nel giudizio di appello cautelare le parti possono produrre nuovi elementi probatori. Questo principio si fonda sull’esigenza di garantire che le misure restrittive della libertà personale siano sempre adeguate alla situazione probatoria effettiva e attuale.

Le Motivazioni

La Cassazione ha spiegato che l’intero sistema cautelare si regge sul principio del costante adeguamento della misura alla realtà dei fatti. Precludere al giudice dell’appello la valutazione di nuove prove sarebbe illogico e contrario alla ragionevole durata della restrizione della libertà personale. Si tradurrebbe, infatti, nell’imposizione di riattivare l’intero iter procedurale (presentando una nuova istanza di revoca al primo giudice) anche quando le parti hanno già a disposizione gli elementi nuovi e rilevanti. L’appello proposto dall’indagato contestava proprio la solidità del quadro indiziario, e le nuove dichiarazioni si inserivano perfettamente in questa linea difensiva, mirando a dimostrare l’estraneità dell’indagato al clan. Pertanto, il Tribunale del Riesame aveva il dovere di valutarle per verificare se, alla luce di queste, il grave quadro indiziario fosse venuto meno.

Conclusioni

La sentenza in commento rappresenta un’importante affermazione dei diritti di difesa nel procedimento cautelare. Stabilisce in modo chiaro che il giudice dell’appello non può ignorare elementi di prova sopravvenuti e rilevanti solo perché prodotti dopo l’atto di impugnazione iniziale. La valutazione sulla libertà personale deve essere dinamica e completa. Per effetto di questa decisione, il Tribunale del Riesame dovrà ora procedere a un nuovo esame dell’istanza, tenendo in debita considerazione i verbali delle dichiarazioni del nuovo collaboratore, per decidere nuovamente sulla richiesta di revoca o sostituzione della misura cautelare.

È possibile presentare nuove prove durante un appello cautelare?
Sì. La Corte di Cassazione, richiamando una sentenza delle Sezioni Unite, ha affermato che nel giudizio di appello cautelare le parti possono produrre nuovi elementi probatori, nel rispetto del contraddittorio e purché siano pertinenti ai motivi contenuti nell’atto di appello.

Per quale motivo la Corte di Cassazione ha annullato la decisione del Tribunale del Riesame?
La decisione è stata annullata perché il Tribunale del Riesame si è illegittimamente rifiutato di prendere in considerazione nuove prove (i verbali delle dichiarazioni di un collaboratore di giustizia) presentate dalla difesa. Queste prove erano state ritenute inammissibili solo perché prodotte con una memoria successiva all’atto di appello.

Cosa succede adesso nel procedimento?
Il provvedimento è stato annullato con rinvio. Ciò significa che il Tribunale del Riesame di Catanzaro dovrà riesaminare l’istanza di revoca o sostituzione della misura cautelare, questa volta tenendo conto e valutando anche le dichiarazioni del collaboratore di giustizia prodotte dalla difesa.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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