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Apologia di fascismo: quando è reato per la Cassazione

La Corte di Cassazione conferma la condanna per un gruppo di persone che avevano tenuto un corteo commemorativo dei “Fasci di combattimento”. La sentenza chiarisce che l’apologia di fascismo integra il reato previsto dalla Legge Mancino quando la condotta, per contesto e modalità, crea un pericolo concreto di diffusione di idee fondate sull’odio razziale e la violenza, distinguendolo dal reato previsto dalla Legge Scelba, che riguarda il pericolo di ricostituzione del partito fascista.

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Pubblicato il 16 febbraio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale

Apologia di fascismo: quando una manifestazione diventa reato?

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 26019 del 2023, è tornata a pronunciarsi su un tema delicato e sempre attuale: i confini del reato di apologia di fascismo. La vicenda riguarda un corteo commemorativo organizzato nel centro di Milano, che ha portato alla condanna dei partecipanti. Questa decisione offre un’importante chiave di lettura per comprendere quando una manifestazione, anche se commemorativa, supera il limite della libera espressione del pensiero e diventa un illecito penale, basandosi sul concetto di “pericolo concreto”.

I Fatti: La Commemorazione del Centenario

Nel marzo 2019, un gruppo di circa dodici persone sfilava per le vie del centro storico di Milano per commemorare il centenario della fondazione dei “Fasci di combattimento”. Durante il corteo, i partecipanti esponevano uno striscione, tenevano in mano una rosa, alzavano il braccio destro e gridavano per tre volte il motto “Eia Eia Alalà”.
L’intera manifestazione è stata filmata e pubblicata sulla pagina Facebook di un’organizzazione giovanile, accompagnata da un post che ne chiariva l’intento: non “sterile nostalgismo ma vera e propria dichiarazione di intenti”. I partecipanti venivano quindi condannati in primo e secondo grado per aver violato la Legge Mancino.

La Decisione della Corte e l’Apologia di Fascismo

I ricorrenti si sono rivolti alla Corte di Cassazione, sostenendo che la loro condotta non costituisse reato in quanto priva di un effettivo pericolo per l’ordine democratico. La Suprema Corte, tuttavia, ha rigettato i ricorsi, confermando le condanne.
Il punto centrale della decisione è l’affermazione che il reato contestato ai sensi della Legge Mancino è un reato di “pericolo concreto”. Ciò significa che, per arrivare a una condanna, il giudice deve accertare che la condotta, nel contesto specifico in cui è avvenuta, avesse la capacità reale di diffondere idee fondate sull’odio e la discriminazione razziale o etnica.

Le Motivazioni: Pericolo Concreto e Distinzione tra Leggi

La Corte ha sviluppato la sua argomentazione su due pilastri fondamentali: la distinzione tra Legge Mancino e Legge Scelba e la valutazione del pericolo concreto nel caso di specie.

Legge Mancino vs. Legge Scelba: Due Tutele Diverse per l’apologia di fascismo

Un aspetto cruciale chiarito dalla Cassazione è la differenza tra i due principali strumenti normativi contro l’apologia di fascismo.
La Legge Scelba (l. 645/1952) tutela l’ordinamento democratico dal pericolo della ricostituzione del partito fascista*. Richiede quindi un pericolo concreto che tali manifestazioni possano portare alla rinascita del movimento.
La Legge Mancino (l. 205/1993), applicata in questo caso, ha un obiettivo diverso: proteggere l’ordine pubblico e la dignità della persona dalla diffusione di idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale ed etnico*. Le due norme non sono in rapporto di specialità, ma tutelano beni giuridici distinti.

L’Importanza del “Pericolo Concreto” nella Condotta

La Corte ha ritenuto che la condotta degli imputati integrasse un pericolo concreto per diverse ragioni contestuali:
1. Il luogo pubblico: Il corteo si è svolto nelle vie del centro storico di Milano, accessibili a un numero indiscriminato di persone.
2. Il contesto rievocativo: La manifestazione celebrava la nascita dei Fasci di combattimento, un momento fondativo dell’ideologia fascista.
3. Gesti e simboli: Il grido “Eia Eia Alalà”, proprio delle squadre d’azione, e il gesto del braccio teso sono stati riconosciuti come simboli inequivocabili dell’ideologia fascista.
4. La propaganda sui social media: La pubblicazione del video su Facebook, con un post che esplicitava la finalità di proselitismo (“dichiarazione di intenti”), ha dimostrato la volontà di diffondere tali idee a un pubblico più vasto, amplificandone la pericolosità.

Le Conclusioni: Implicazioni Pratiche della Sentenza

La sentenza ribadisce un principio fondamentale: le manifestazioni commemorative non sono di per sé reato, ma lo diventano quando travalicano la semplice rievocazione storica per trasformarsi in uno strumento di propaganda e proselitismo di ideologie discriminatorie e violente. La valutazione non è astratta, ma ancorata alle circostanze specifiche del caso. Il contesto, le modalità espressive, l’intento dei partecipanti e l’uso di piattaforme di diffusione come i social media sono tutti elementi che il giudice deve considerare per accertare se l’apologia di fascismo abbia creato quel pericolo concreto per i valori di pacifica convivenza e dignità umana tutelati dalla Legge Mancino.

Una manifestazione commemorativa del fascismo è sempre reato?
No, non lo è automaticamente. Diventa reato quando, per le modalità, il contesto e lo scopo, crea un pericolo concreto di diffusione di idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale ed etnico, come stabilito dalla Legge Mancino.

Qual è la differenza tra la Legge Scelba e la Legge Mancino in tema di apologia di fascismo?
La Legge Scelba punisce le manifestazioni che creano un pericolo concreto di ricostituzione del partito fascista. La Legge Mancino, applicata in questo caso, punisce quelle che creano un pericolo concreto di diffusione di idee discriminatorie e violente, tutelando l’ordine pubblico e la dignità della persona.

Il “saluto romano” o gesti simili sono sufficienti per una condanna?
Il gesto in sé deve essere valutato nel contesto. In questo caso, il gesto di alzare il braccio, unito al grido “Eia Eia Alalà”, alla commemorazione specifica e alla successiva propaganda sui social media, è stato considerato parte di una condotta complessiva idonea a integrare il reato per il suo pericolo concreto.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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