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Amministratore di fatto: la prova nei reati tributari

La Corte di Cassazione conferma la condanna di un imputato quale amministratore di fatto di società cartiere, chiarendo che la gestione condivisa in una frode fiscale è sufficiente a provarne il ruolo. La sentenza viene però annullata parzialmente, con una riduzione della confisca disposta, poiché l’imputato era stato assolto per alcuni dei reati contestati. La Corte stabilisce che la qualifica di amministratore di fatto in una società schermo si prova attraverso il ruolo di organizzatore del sistema fraudolento.

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Pubblicato il 8 gennaio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale

Amministratore di Fatto e Società Cartiere: Le Ultime dalla Cassazione

La figura dell’amministratore di fatto è centrale nel diritto penale tributario, specialmente nei complessi schemi di frode fiscale che utilizzano società “schermo” o “cartiere”. Una recente sentenza della Corte di Cassazione (n. 41232/2024) offre chiarimenti cruciali su come si determina questa responsabilità e quali sono i limiti della confisca in caso di assoluzione parziale. Analizziamo insieme questo caso per comprendere le sue implicazioni pratiche.

I Fatti del Processo

Il caso riguarda un soggetto condannato in appello per aver agito come amministratore di fatto di diverse società cartiere. Queste società erano parte di un meccanismo fraudolento finalizzato all’evasione dell’IVA, attraverso l’emissione di fatture per operazioni inesistenti. Sebbene il sistema fosse stato ideato e organizzato da un’altra persona, l’imputato svolgeva un ruolo chiave, gestendo attivamente i rapporti commerciali e le transazioni delle società schermo.

L’imputato ha presentato ricorso in Cassazione contestando tre punti principali:
1. La sua qualifica di amministratore di fatto, sostenendo di essere stato un mero esecutore di direttive altrui.
2. La mancata revoca della confisca per i reati dai quali era stato assolto in appello.
3. L’insussistenza del dolo specifico del reato di emissione di fatture false, poiché i destinatari erano a loro volta partecipi del sodalizio criminale e non “terzi” estranei.

La Responsabilità dell’Amministratore di Fatto nelle Società Schermo

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il motivo relativo alla qualifica di amministratore di fatto. Secondo i giudici, per provare tale ruolo in una società cartiera (un ente privo di reale autonomia operativa), non è necessario dimostrare un inserimento organico tradizionale (gestione di dipendenti, fornitori, ecc.).

La prova si traduce, invece, nel dimostrare il ruolo di ideatore o, come in questo caso, di co-gestore del sistema fraudolento. Anche se un altro soggetto era la mente dell’operazione, l’imputato agiva come suo “braccio destro”, gestendo in autonomia e in accordo con il complice tutte le transazioni commerciali che costituivano il cuore dell’attività illecita delle cartiere. La sua costante interfaccia con gli acquirenti e la gestione dei metalli preziosi oggetto delle transazioni fittizie erano elementi sufficienti a dimostrare un potere gestorio concreto e non meramente esecutivo.

Il Dolo Specifico nell’Emissione di Fatture False tra Complici

La Corte ha rigettato anche la tesi difensiva sul dolo specifico. Il reato di emissione di fatture per operazioni inesistenti (art. 8, D.Lgs. 74/2000) richiede la finalità di consentire a “terzi” l’evasione fiscale. La difesa sosteneva che tale finalità mancasse, poiché i destinatari delle fatture erano essi stessi membri dell’associazione criminale.

La Cassazione ha chiarito che questa circostanza è irrilevante. Le società acquirenti, pur partecipando alla frode, mantengono una loro autonoma individualità giuridica e fiscale. Pertanto, l’emissione di fatture false a loro nome era inequivocabilmente finalizzata a consentire a questi soggetti (“terzi” dal punto di vista giuridico) di evadere le imposte. Il reato si configura, quindi, pienamente.

Le Motivazioni della Corte di Cassazione

Le motivazioni della Corte si fondano su principi consolidati. Per l’amministratore di fatto, si ribadisce che la prova della sua posizione in una società “schermo” risiede nel ruolo ricoperto all’interno del meccanismo fraudolento. La gestione condivisa dell’attività illecita, anche in presenza di un ideatore principale, è sufficiente a integrare la responsabilità penale. La Corte ha ritenuto coerente la ricostruzione dei giudici di merito, secondo cui l’imputato non era un semplice esecutore ma un co-gestore del sistema.

Sul dolo specifico, la Corte ha applicato un’interpretazione rigorosa del concetto di “terzietà”, affermando che l’appartenenza allo stesso sodalizio criminale non annulla la distinta soggettività giuridica delle società coinvolte. L’intento di favorire l’evasione di queste ultime è quindi pienamente sussistente.

L’unico punto accolto è stato quello relativo alla confisca. La Corte di Appello, pur avendo assolto l’imputato da alcuni capi di imputazione, non aveva ridotto proporzionalmente l’importo dei beni confiscati. La Cassazione ha quindi annullato senza rinvio la sentenza su questo specifico punto, revocando la confisca per gli importi relativi ai reati per cui è stata pronunciata l’assoluzione. Questa decisione sottolinea il principio di stretta correlazione tra la condanna e la misura patrimoniale applicata.

Le Conclusioni

La sentenza offre due importanti insegnamenti. In primo luogo, consolida un approccio sostanzialistico nella valutazione della figura dell’amministratore di fatto nei reati tributari: ciò che conta è il potere gestorio effettivamente esercitato all’interno dello schema illecito, a prescindere da nomine formali. In secondo luogo, riafferma il principio per cui la confisca deve essere strettamente legata ai reati per cui è stata accertata la responsabilità. Un’assoluzione, anche parziale, deve necessariamente comportare una riconsiderazione delle misure ablative, garantendo la proporzionalità della sanzione patrimoniale.

Chi è considerato amministratore di fatto in una società cartiera?
È considerato amministratore di fatto colui che, anche in assenza di una nomina formale, partecipa attivamente alla gestione del meccanismo fraudolento per cui la società è stata creata. Non è necessario provare una gestione aziendale completa (es. rapporti con dipendenti o fornitori), ma è sufficiente dimostrare il suo ruolo di ideatore, organizzatore o co-gestore del sistema illecito.

L’emissione di fatture false a un’altra società partecipe della stessa frode costituisce reato?
Sì. Secondo la Corte, il reato sussiste perché le società destinatarie delle fatture, pur essendo parte dello stesso sodalizio criminale, mantengono una propria e autonoma individualità giuridica. Pertanto, sono considerate “terzi” ai fini della norma, e la finalità di consentire loro l’evasione fiscale integra il dolo specifico richiesto dal reato.

Cosa succede alla confisca se l’imputato viene assolto da alcuni capi d’accusa?
La confisca deve essere ridotta. La Corte ha stabilito che la misura patrimoniale deve essere direttamente collegata ai reati per i quali è stata pronunciata una condanna. Se l’imputato viene assolto per alcuni reati, gli importi confiscati relativi a tali accuse devono essere revocati, annullando la sentenza su quel punto.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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