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Additivi alimentari: ricorso inammissibile

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della titolare di una macelleria, condannata per l’utilizzo di additivi alimentari non consentiti (anidride solforosa) nelle salsicce. Il ricorso è stato respinto perché basato su contestazioni di fatto, non valutabili in sede di legittimità. La Suprema Corte ha quindi confermato la condanna, condannando la ricorrente anche al pagamento delle spese processuali e di una somma alla Cassa delle ammende.

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Pubblicato il 5 gennaio 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale

Additivi Alimentari Illegali: la Cassazione Conferma la Condanna per una Macelleria

L’uso corretto degli additivi alimentari è un tema cruciale per la sicurezza dei consumatori e un punto di attenzione costante per gli operatori del settore. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione (n. 39789/2024) ha ribadito la severità della legge in materia, dichiarando inammissibile il ricorso della titolare di una macelleria condannata per aver utilizzato anidride solforosa, un additivo non consentito, nella preparazione di salsicce. Questa decisione sottolinea i rigidi confini del giudizio di legittimità e le conseguenze per chi non rispetta le normative sulla preparazione degli alimenti.

I Fatti del Processo

Il caso ha origine da una sentenza del Tribunale di Bari, che aveva riconosciuto una commerciante colpevole della contravvenzione prevista dalla legge sulla disciplina igienica degli alimenti (L. 283/1962). La colpa specifica era aver messo in vendita salsicce contenenti anidride solforosa, un additivo la cui presenza non è ammessa in quel tipo di preparato di carne. Per questa violazione, le era stata inflitta una pena di 400 euro di ammenda.

L’imputata aveva impugnato la decisione, presentando un appello che è stato successivamente convertito in ricorso per cassazione. Nelle sue difese, contestava l’affermazione di responsabilità, argomentando sulla specifica tipologia di preparato di carne utilizzato. In via subordinata, chiedeva l’applicazione della causa di non punibilità per particolare tenuità del fatto (art. 131-bis c.p.) e la concessione della pena minima.

La Decisione della Corte sull’Uso degli Additivi Alimentari

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso interamente inammissibile. Questa decisione non entra nel merito della colpevolezza o innocenza, ma si concentra sulla correttezza formale e sostanziale dei motivi di ricorso presentati. Secondo i giudici supremi, le questioni sollevate dalla ricorrente erano di natura prettamente fattuale e, come tali, non potevano essere discusse in sede di legittimità.

Di conseguenza, la condanna inflitta dal Tribunale di Bari è diventata definitiva. Oltre a ciò, la ricorrente è stata condannata al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di tremila euro alla Cassa delle ammende, una sanzione accessoria tipica dei casi di inammissibilità del ricorso.

Le Motivazioni della Decisione

La Corte ha basato la propria decisione di inammissibilità su diversi punti chiave. In primo luogo, la censura principale, relativa alla responsabilità penale, è stata giudicata di “carattere evidentemente fattuale”. Il ricorso, infatti, non si confrontava adeguatamente con la solida motivazione della sentenza del Tribunale, che aveva analizzato in dettaglio la normativa di riferimento, inclusa quella comunitaria sugli additivi alimentari, concludendo che la presenza di anidride solforosa nelle salsicce integrava pienamente il reato contestato. Il Tribunale aveva anche fatto riferimento a una nota del Ministero della Salute e a consolidata giurisprudenza della stessa Corte di Cassazione in casi identici.

Anche le ulteriori richieste, come l’applicazione della non punibilità per tenuità del fatto, sono state ritenute inammissibili perché proposte “in termini di fatto”, ovvero chiedendo alla Cassazione una nuova valutazione del merito della vicenda, compito che spetta esclusivamente ai giudici di primo e secondo grado.

Conclusioni: Limiti al Ricorso in Cassazione e Normativa sugli Alimenti

Questa ordinanza offre due importanti lezioni. La prima riguarda i limiti del giudizio in Cassazione: la Suprema Corte non è un terzo grado di giudizio dove si possono ridiscutere i fatti, ma un organo che garantisce l’uniforme e corretta applicazione della legge. I ricorsi che tentano di ottenere un nuovo esame del merito sono destinati all’inammissibilità.

La seconda lezione, di natura pratica, è un monito per tutti gli operatori del settore alimentare. La normativa sugli additivi alimentari è rigorosa e non ammette deroghe. L’utilizzo di sostanze non autorizzate, anche se in piccole quantità, costituisce reato. La giurisprudenza è ormai consolidata nel sanzionare tali condotte per proteggere la salute pubblica, e le difese basate su mere contestazioni fattuali hanno scarsissime probabilità di successo nelle sedi giudiziarie superiori.

È possibile utilizzare l’anidride solforosa come additivo nelle salsicce fresche?
No, la sentenza conferma che la presenza di anidride solforosa nella salsiccia integra la contravvenzione prevista dalla legge, in quanto si tratta di un additivo alimentare non consentito per quel tipo di preparato di carne.

Perché il ricorso della commerciante è stato dichiarato inammissibile dalla Corte di Cassazione?
Il ricorso è stato dichiarato inammissibile perché le censure sollevate erano di natura fattuale (relative alla tipologia del preparato di carne e alla valutazione della responsabilità), questioni che non possono essere riesaminate in sede di legittimità dalla Corte di Cassazione, la quale giudica solo sulla corretta applicazione della legge.

Cosa succede quando un ricorso per cassazione viene dichiarato inammissibile?
Quando un ricorso è dichiarato inammissibile, la condanna diventa definitiva. Inoltre, il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di denaro in favore della Cassa delle ammende, come avvenuto in questo caso con una sanzione di tremila euro.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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