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Abnormità dell’ordinanza: la Cassazione chiarisce

La Corte di Cassazione ha dichiarato l’abnormità dell’ordinanza di una Corte d’Appello che, applicando la Riforma Cartabia, aveva trasferito al giudice civile la decisione sulle restituzioni e il risarcimento del danno. La Suprema Corte ha chiarito che la nuova norma (art. 573 comma 1-bis c.p.p.) si applica solo ai procedimenti in cui la costituzione di parte civile è avvenuta dopo il 30 dicembre 2022. L’applicazione retroattiva di tale norma configura un’abnormità strutturale, portando all’annullamento del provvedimento.

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Pubblicato il 26 gennaio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Abnormità dell’Ordinanza: La Cassazione e la Riforma Cartabia

Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha affrontato il delicato tema della successione delle leggi processuali, chiarendo i confini applicativi della Riforma Cartabia riguardo alle impugnazioni per i soli interessi civili. La pronuncia si è concentrata sul concetto di abnormità dell’ordinanza, sanzionando la decisione di un giudice d’appello che aveva erroneamente applicato le nuove norme a un procedimento in cui la parte civile si era costituita prima della loro entrata in vigore.

I Fatti del Caso: Un Rinvio Contestato

Il caso trae origine dall’appello proposto da una parte civile avverso una sentenza di primo grado. La Corte d’Appello, investita della questione ai soli fini civili, ha deciso di non pronunciarsi nel merito, disponendo invece la prosecuzione del giudizio davanti al giudice civile competente. Questa decisione si basava sull’applicazione del nuovo art. 573, comma 1-bis, del codice di procedura penale, introdotto dalla Riforma Cartabia (d.lgs. n. 150/2022).

Tuttavia, la parte civile aveva formalizzato la sua costituzione nel procedimento penale in data ampiamente antecedente al 30 dicembre 2022, data di entrata in vigore della citata riforma. Per questo motivo, il difensore della parte civile ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo l’abnormità dell’ordinanza emessa dalla Corte territoriale.

La Decisione della Cassazione sull’Abnormità dell’Ordinanza

La Suprema Corte ha accolto il ricorso, dichiarando l’ordinanza impugnata abnorme e annullandola senza rinvio, con trasmissione degli atti alla sezione penale della Corte d’Appello per la prosecuzione del giudizio. La decisione si fonda su un principio di diritto già sancito dalle Sezioni Unite della stessa Corte.

L’Insegnamento delle Sezioni Unite

Con la sentenza n. 38481 del 2023, le Sezioni Unite hanno stabilito un chiaro criterio temporale: l’art. 573, comma 1-bis, c.p.p., si applica esclusivamente alle impugnazioni relative a giudizi in cui la costituzione di parte civile è intervenuta in epoca successiva al 30 dicembre 2022. Per tutti i procedimenti in cui la parte civile si era già costituita prima di tale data, continua a valere il regime precedente, che affida al giudice penale dell’impugnazione la competenza a decidere anche sugli effetti civili.

Abnormità Strutturale e Funzionale

La Cassazione ha ribadito che l’abnormità dell’ordinanza può manifestarsi sotto due profili:
1. Strutturale: quando l’atto, per la sua singolarità, si pone completamente al di fuori del sistema processuale.
2. Funzionale: quando l’atto, pur non essendo estraneo al sistema, provoca una stasi insuperabile del processo, impedendone la prosecuzione.

Nel caso di specie, l’ordinanza è stata ritenuta affetta da abnormità strutturale. Il giudice d’appello, infatti, ha esercitato un potere (quello di rimettere le parti davanti al giudice civile) che, secondo la corretta interpretazione fornita dalle Sezioni Unite, non gli era stato conferito dalla legge per quel procedimento specifico.

Le Motivazioni

La motivazione della Cassazione è netta: non si tratta di un semplice errore interpretativo, ma dell’esercizio di un potere inesistente al momento della decisione. La Corte territoriale, applicando retroattivamente una norma processuale, ha emesso un provvedimento che non trova fondamento nell’ordinamento per il caso concreto. Questo vizio, definito ‘strutturale’, rende l’atto radicalmente incompatibile con i principi del processo, giustificandone l’annullamento. Il provvedimento abnorme, infatti, non è semplicemente un atto errato, ma un atto che ‘devia’ dal percorso legale previsto, creando una situazione patologica che solo l’intervento del giudice di legittimità può sanare.

Conclusioni

Questa sentenza riafferma un principio fondamentale del diritto transitorio: le nuove norme processuali, specialmente quelle che modificano la competenza e le regole del giudizio, non possono essere applicate retroattivamente, a meno che non sia espressamente previsto. La decisione chiarisce che l’erronea applicazione di queste norme può sfociare in una abnormità dell’ordinanza, un vizio grave che comporta l’annullamento dell’atto. Per gli operatori del diritto, ciò significa prestare la massima attenzione alla data di costituzione della parte civile per individuare correttamente il regime processuale applicabile alle impugnazioni per i soli interessi civili.

Quando si applica la nuova regola dell’art. 573 comma 1-bis c.p.p. (Riforma Cartabia) che trasferisce l’azione civile al giudice civile?
La nuova regola si applica esclusivamente ai giudizi nei quali la costituzione di parte civile è avvenuta in data successiva al 30 dicembre 2022, data di entrata in vigore della disposizione.

Cosa si intende per ‘abnormità dell’ordinanza’ in questo contesto?
Si intende un provvedimento che, sebbene in astratto previsto dalla legge, viene emesso al di fuori dei casi consentiti, configurando l’esercizio di un potere inesistente per il caso specifico. Nel caso analizzato, la Corte d’Appello ha applicato la nuova norma a un procedimento a cui, per ragioni temporali, non era applicabile.

Qual è la conseguenza di un’ordinanza dichiarata abnorme dalla Cassazione?
La Corte di Cassazione annulla l’ordinanza abnorme senza rinvio e dispone la trasmissione degli atti al giudice che avrebbe dovuto decidere. In questo caso, gli atti sono stati ritrasmessi alla sezione penale della Corte d’Appello per la decisione nel merito dell’impugnazione civile.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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