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Uso aziendale e superminimo: la Cassazione decide

Una società di telecomunicazioni ha impugnato la decisione che riconosceva a una dipendente il diritto al mantenimento del superminimo individuale, basandosi sulla configurazione di un uso aziendale. La Corte d’Appello aveva stabilito che l’attribuzione generalizzata e costante del beneficio per tredici anni impedisse l’assorbimento dello stesso nei rinnovi contrattuali. La Corte di Cassazione, ravvisando questioni di particolare rilevanza nomofilattica sul rapporto tra uso aziendale e facoltà di recesso, ha disposto il rinvio alla pubblica udienza per un esame approfondito.

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Pubblicato il 23 marzo 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Uso aziendale e superminimo: le nuove frontiere della Cassazione

Il tema dell’uso aziendale rappresenta uno dei nodi più complessi del diritto del lavoro moderno, specialmente quando si intreccia con la gestione dei superminimi individuali. Recentemente, la Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso emblematico che vede contrapposti una grande azienda e una dipendente in merito alla natura non assorbibile di alcuni benefici retributivi.

Il caso: superminimo e prassi aziendali

La vicenda nasce dal ricorso di una lavoratrice che contestava l’assorbimento del proprio superminimo individuale a seguito di nuovi accordi aziendali. La Corte d’Appello aveva dato ragione alla dipendente, rilevando come l’attribuzione del beneficio fosse avvenuta in modo generalizzato e spontaneo per oltre tredici anni. Tale continuità, secondo i giudici di merito, aveva dato vita a un vero e proprio uso aziendale, rendendo il beneficio parte integrante del trattamento economico e non unilateralmente revocabile o assorbibile senza un comportamento concludente specifico.

La decisione della Suprema Corte

Investita della questione, la Sezione Lavoro della Corte di Cassazione ha analizzato i motivi di ricorso presentati dalla società, la quale sosteneva la legittimità del recesso dall’uso aziendale tramite un nuovo accordo collettivo. Data la complessità della materia e il potenziale impatto su numerosi rapporti di lavoro, il Collegio ha ritenuto che la causa non potesse essere decisa in camera di consiglio.

La rilevanza della pubblica udienza

La Corte ha ravvisato un interesse nomofilattico superiore. Questo significa che la decisione finale dovrà servire da guida per casi simili in tutto il territorio nazionale. Il rinvio alla pubblica udienza permetterà un confronto più ampio tra le parti e il Pubblico Ministero, focalizzandosi sulla disdettabilità dell’uso aziendale e sui limiti del potere di recesso del datore di lavoro.

Le motivazioni

Le motivazioni del rinvio risiedono nella necessità di chiarire definitivamente il confine tra la libertà organizzativa dell’impresa e la tutela dei diritti acquisiti dai lavoratori tramite prassi consolidate. La Corte intende approfondire se un accordo aziendale successivo possa legittimamente travolgere un uso aziendale formatosi nel tempo, specialmente quando questo riguarda elementi centrali della retribuzione come il superminimo. Il Collegio sottolinea che il mero inadempimento o una nuova contrattazione non equivalgono automaticamente a un recesso rituale da una prassi consolidata.

Le conclusioni

Le conclusioni di questa ordinanza interlocutoria aprono la strada a una sentenza che farà scuola. La decisione di trattare il caso in udienza pubblica conferma che l’uso aziendale non è una semplice concessione di grazia, ma un elemento contrattuale che richiede procedure rigorose per essere modificato. Per le aziende, questo implica la necessità di una gestione estremamente cauta delle prassi retributive, mentre per i lavoratori rappresenta una conferma della stabilità dei benefici acquisiti nel tempo attraverso la consuetudine aziendale.

Quando un beneficio economico diventa un uso aziendale?
Un beneficio diventa uso aziendale quando viene concesso in modo generalizzato, costante e spontaneo dal datore di lavoro per un lungo periodo, entrando a far parte del contratto individuale.

Il datore di lavoro può eliminare unilateralmente un uso aziendale?
No, il recesso da un uso aziendale richiede procedure specifiche o accordi collettivi chiari, non essendo sufficiente il semplice inadempimento o una decisione unilaterale non motivata.

Cosa succede se il superminimo è considerato frutto di un uso aziendale?
In questo caso, il superminimo può diventare non assorbibile dai futuri aumenti dei contratti collettivi, garantendo al lavoratore il mantenimento del livello retributivo superiore raggiunto.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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