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Trattamento di fine rapporto: no ai vigili del fuoco volontari

Un vigile del fuoco volontario ha richiesto il pagamento del Trattamento di fine rapporto per i periodi di servizio temporaneo prestati presso il Comando Provinciale. La Corte d’Appello aveva accolto la domanda, ritenendo il rapporto di natura subordinata. Il Ministero dell’Interno ha proposto ricorso in Cassazione. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, stabilendo che il rapporto tra l’Amministrazione e i vigili del fuoco volontari non costituisce un rapporto di impiego, ma un mero rapporto di servizio di natura funzionale. Di conseguenza, a questi soggetti non spetta il Trattamento di fine rapporto, poiché la legge elenca in modo tassativo le sole indennità loro dovute, escludendo la liquidazione di fine servizio. La Cassazione ha deciso nel merito, revocando il decreto ingiuntivo originario.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Civile Sez. L Num. 19523 Anno 2023
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Pubblicato il 17 giugno 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Riferimento Ordinanza di Cassazione Civile Sez. Lavoro Num. 19523 Anno 2023 (Cass. civ. sez. lavoro n. 19523/2023)

Il caso del vigile volontario e la richiesta del Trattamento di fine rapporto

Un vigile del fuoco volontario ha richiesto il pagamento del Trattamento di fine rapporto per l’attività di servizio temporaneo prestata presso un Comando Provinciale. Il lavoratore riteneva che la sua attività, pur se discontinua, avesse tutte le caratteristiche di un lavoro subordinato. Per questo motivo, egli ha ottenuto un decreto ingiuntivo contro il Ministero dell’Interno per ricevere le somme maturate a titolo di liquidazione. La Corte d’Appello ha inizialmente dato ragione al vigile volontario, equiparando il suo servizio a un normale impiego dipendente.

Il Ministero dell’Interno ha impugnato questa decisione davanti alla Corte di Cassazione. L’amministrazione ha sostenuto che il personale volontario non è legato da un contratto di lavoro subordinato. Di conseguenza, secondo la tesi ministeriale, a questi soggetti non spetta il Trattamento di fine rapporto. La questione centrale riguarda quindi la reale natura giuridica del legame che unisce i vigili del fuoco volontari all’amministrazione pubblica durante i richiami in servizio.

La differenza tra rapporto di impiego e rapporto di servizio

La giurisprudenza distingue in modo netto il rapporto di impiego pubblico dal semplice rapporto di servizio. Il rapporto di impiego comporta l’inserimento stabile e continuativo del lavoratore nell’organizzazione della Pubblica Amministrazione. Al contrario, il rapporto di servizio si realizza quando un cittadino svolge funzioni pubbliche su base volontaria e temporanea. Questo legame ha una natura esclusivamente funzionale e non crea un vincolo di dipendenza strutturale.

I vigili del fuoco volontari intervengono solo in caso di necessità e per periodi limitati nel corso dell’anno. La loro attività risponde a esigenze straordinarie ed eccezionali che non hanno il carattere della continuità. L’amministrazione richiama questi soggetti in modo discrezionale in base alle concrete necessità di soccorso. Questa temporaneità esclude la nascita di un vero e proprio rapporto di lavoro subordinato a tempo determinato.

Perché i volontari non possono ottenere il Trattamento di fine rapporto

La legge stabilisce regole specifiche per il trattamento economico dei vigili del fuoco volontari. Il legislatore riconosce a questo personale un compenso commisurato alla retribuzione iniziale dei dipendenti di ruolo di pari qualifica. Inoltre, la normativa prevede il pagamento delle indennità di missione e dei compensi per il lavoro straordinario. Questa elencazione dettagliata ha un valore molto preciso per gli interpreti del diritto.

La presenza di un elenco così specifico di spettanze economiche esclude l’applicazione automatica di altri istituti tipici del lavoro subordinato. Il Trattamento di fine rapporto non figura tra le voci economiche espressamente previste dalla legge per i volontari. Se il legislatore avesse voluto equiparare totalmente le due categorie, non avrebbe avuto bisogno di specificare le singole indennità spettanti. La mancata menzione della liquidazione di fine servizio conferma l’intenzione di escludere tale beneficio per i rapporti di mero servizio.

Le motivazioni della Cassazione sul Trattamento di fine rapporto

I giudici di legittimità hanno accolto il ricorso del Ministero dell’Interno basandosi su una solida ricostruzione normativa e costituzionale. La Corte Costituzionale ha già chiarito in passato che il legame dei vigili volontari con l’amministrazione è una dipendenza puramente funzionale. I richiami temporanei non costituiscono un rapporto di impiego e non violano le norme europee sul lavoro a termine. L’accordo quadro europeo sui contratti a tempo determinato si applica solo ai lavoratori con un vero contratto di assunzione.

La Cassazione ha ribadito che l’esclusione del rapporto di impiego impedisce la maturazione del Trattamento di fine rapporto. La legge esclude espressamente i richiami in servizio dei vigili volontari dalla disciplina dei contratti a termine comuni. Pertanto, i giudici non possono estendere analogicamente le tutele del lavoro subordinato a una relazione che la legge definisce in modo diverso. La specificità delle funzioni di soccorso pubblico giustifica questa differenza di trattamento giuridico ed economico.

Le conclusioni della sentenza e gli effetti pratici

La Corte di Cassazione ha annullato la decisione della Corte d’Appello e ha deciso la causa nel merito. I giudici hanno revocato definitivamente il decreto ingiuntivo ottenuto dal vigile volontario e hanno respinto la sua domanda di pagamento. Questa decisione stabilisce un principio chiaro per tutto il settore del soccorso pubblico. I vigili del fuoco volontari non hanno diritto a percepire il Trattamento di fine rapporto al termine dei loro periodi di richiamo in servizio.

La sentenza conferma la legittimità della distinzione tra personale permanente e personale volontario discontinuo. Gli effetti pratici sono immediati per l’amministrazione pubblica, che non dovrà erogare somme a titolo di liquidazione per queste prestazioni temporanee. I giudici hanno comunque deciso di compensare le spese di giudizio tra le parti. Questa scelta deriva dalla complessità della materia e dal mutamento degli orientamenti giurisprudenziali nel corso del tempo.

I vigili del fuoco volontari hanno diritto al trattamento di fine rapporto?
No, la Corte di Cassazione ha stabilito che i vigili del fuoco volontari non hanno diritto al trattamento di fine rapporto poiché il loro legame con l’amministrazione è un rapporto di servizio temporaneo e non un rapporto di impiego subordinato.

Quali compensi spettano ai vigili del fuoco volontari durante i richiami in servizio?
Ai vigili del fuoco volontari spettano unicamente il trattamento economico iniziale previsto per i dipendenti di ruolo di pari qualifica, l’indennità di missione e i compensi per le prestazioni di lavoro straordinario.

Qual è la differenza tra rapporto di impiego e rapporto di servizio per la pubblica amministrazione?
Il rapporto di impiego comporta un inserimento stabile e continuativo nell’organizzazione pubblica, mentre il rapporto di servizio consiste in una collaborazione temporanea e funzionale per lo svolgimento di compiti specifici senza vincolo di subordinazione.

Termini giuridici

Trattamento di fine rapporto
La somma di denaro dovuta al lavoratore subordinato al momento della cessazione del rapporto di lavoro.
Rapporto di servizio
Un legame temporaneo e funzionale con la Pubblica Amministrazione che non comporta l'inserimento stabile nell'organico.
Decreto ingiuntivo
Un provvedimento rapido con cui il giudice ordina al debitore di pagare una somma di denaro su richiesta del creditore.
Decisione nel merito
La pronuncia con cui la Cassazione risolve direttamente la controversia senza rinviare la causa a un altro giudice.
Compensazione delle spese
La decisione del giudice che impone a ciascuna parte di pagare i propri costi di difesa senza rimborsi reciproci.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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