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Terzo elemento salariale e anzianità di servizio

La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della domanda di alcuni lavoratori volta a ottenere il riconoscimento del terzo elemento salariale. I dipendenti, inizialmente assunti con contratto di formazione e lavoro poi convertito in tempo indeterminato, lamentavano l’esclusione da tale beneficio economico previsto da un accordo collettivo del 1997. La Corte ha stabilito che il terzo elemento salariale non è legato all’anzianità di servizio ma costituisce una quota fissa della retribuzione, rendendo legittima la limitazione del diritto ai soli lavoratori già in forza a tempo indeterminato al momento della stipula dell’accordo.

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Pubblicato il 1 aprile 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Terzo elemento salariale: il punto della Cassazione

Il riconoscimento del terzo elemento salariale rappresenta spesso un terreno di scontro tra datori di lavoro e dipendenti, specialmente quando si tratta di interpretare la portata dei contratti collettivi in relazione ai periodi di formazione. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha chiarito i confini di questo emolumento, analizzando se il periodo trascorso in regime di formazione e lavoro debba essere computato ai fini della sua erogazione.

La natura del terzo elemento salariale

Il caso nasce dal ricorso di alcuni lavoratori di un’azienda di trasporti che chiedevano l’accertamento del diritto a percepire il cosiddetto terzo elemento salariale, come rideterminato da un accordo collettivo di settore. I ricorrenti sostenevano che la limitazione di tale beneficio ai soli dipendenti già a tempo indeterminato al momento della firma dell’accordo costituisse una discriminazione. Secondo la loro tesi, il periodo di formazione avrebbe dovuto essere considerato utile ai fini dell’anzianità necessaria per accedere al trattamento economico sostitutivo.

Il conflitto tra anzianità e autonomia retributiva

La questione centrale riguarda la natura giuridica dell’emolumento. Se una voce retributiva è strettamente legata all’anzianità di servizio, il periodo di formazione e lavoro deve essere obbligatoriamente computato in caso di conversione del contratto. Tuttavia, se la contrattazione collettiva definisce tale voce come un elemento autonomo e fisso, slegato dalla progressione temporale della carriera, le parti sociali possono legittimamente limitarne l’accesso a determinate categorie di lavoratori in forza a una certa data.

La decisione della Suprema Corte

I giudici di legittimità hanno respinto le pretese dei lavoratori, seguendo un orientamento ormai consolidato. La Corte ha evidenziato che il terzo elemento salariale nel settore dei trasporti è configurato come una quota fissa della retribuzione concordata a livello territoriale. Non trattandosi di un’indennità che trova titolo nell’anzianità di servizio, non scatta l’automatismo del computo del periodo di formazione previsto dalla legge.

Inoltre, la Corte ha precisato che tale interpretazione non contrasta con la normativa comunitaria sui contratti a tempo determinato. Gli Stati membri e le parti sociali conservano infatti un margine di discrezionalità nell’applicazione di determinati trattamenti economici a rapporti di formazione professionale iniziale, purché non vi sia una discriminazione irragionevole.

Le motivazioni

Le motivazioni della sentenza risiedono nell’analisi tecnica delle fonti collettive. La Corte ha accertato che l’istituto in questione non era collegato alla maturazione dell’anzianità, ma rappresentava un elemento retributivo autonomo. Poiché i lavoratori in questione non percepivano tale emolumento sin dall’assunzione (a differenza di altri casi giurisprudenziali citati), la soppressione o la mancata attribuzione del nuovo trattamento non ha violato alcun diritto quesito né principi imperativi di non discriminazione. La distinzione operata dall’accordo collettivo è stata quindi ritenuta coerente con la natura specifica della voce salariale.

Le conclusioni

Le conclusioni tratte dalla Cassazione confermano la legittimità delle clausole dei contratti collettivi che subordinano l’erogazione di determinati benefici economici alla tipologia contrattuale in essere al momento della stipula, purché tali benefici non siano legati all’anzianità. Per le aziende e i lavoratori, questo significa che la verifica della busta paga deve sempre passare per un’analisi rigorosa della natura di ogni singola voce retributiva prevista dagli accordi sindacali. La trasformazione di un contratto di formazione in tempo indeterminato garantisce la continuità dell’anzianità per gli effetti legali, ma non estende automaticamente diritti contrattuali definiti come autonomi e indipendenti dal tempo di servizio.

Il periodo di formazione conta per il terzo elemento salariale?
No, se il contratto collettivo definisce tale voce come un elemento retributivo autonomo e non legato alla maturazione dell’anzianità di servizio.

Cosa succede se il contratto di formazione viene convertito?
L’anzianità viene computata per gli effetti legali, ma per i benefici contrattuali occorre verificare se l’accordo collettivo richiede il possesso del tempo indeterminato a una data specifica.

Perché l’esclusione dal beneficio non è considerata discriminatoria?
Perché la natura dell’emolumento è slegata dall’anzianità e la normativa europea concede discrezionalità nel regolare i trattamenti economici dei rapporti di formazione iniziale.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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