LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Tempo di viaggio come orario di lavoro: l’Azienda deve pagare

L’Azienda ha impugnato la sentenza che dichiarava illegittimo l’accordo aziendale istitutivo di una franchigia non retribuita sui tempi di viaggio dei dipendenti. I tecnici, privi di sede fissa, utilizzavano l’auto aziendale dotata di terminale per ricevere le istruzioni e geolocalizzarsi prima del primo intervento. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, stabilendo che il tempo di viaggio per raggiungere i clienti costituisce a tutti gli effetti orario di lavoro. I lavoratori, durante lo spostamento, sono infatti soggetti al potere direttivo del datore di lavoro e non possono disporre liberamente del proprio tempo. Di conseguenza, la Suprema Corte ha confermato il diritto dei dipendenti a ricevere le differenze retributive per le ore di viaggio precedentemente escluse dal computo. Il principio sancito tutela il tempo di viaggio come orario di lavoro per i lavoratori itineranti.

Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 16 luglio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Aggiungi LexCED alle tue fonti preferite su Google

Riferimento Ordinanza di Cassazione Civile Sez. Lavoro Num. 27008 Anno 2023 (Cass. civ. sez. lavoro n. 27008/2023)

Il tempo di viaggio come orario di lavoro per i tecnici itineranti

L’Azienda ha cercato di escludere dal computo dello stipendio i minuti impiegati dai dipendenti per raggiungere il primo cliente della giornata. Un importante provvedimento della Corte di Cassazione ha chiarito che il tempo di viaggio come orario di lavoro deve essere pienamente riconosciuto e retribuito per tutti i lavoratori che non hanno una sede fissa. La vicenda nasce dal ricorso di una grande società di telecomunicazioni contro la decisione dei giudici di merito. Questi ultimi avevano dichiarato del tutto nullo un accordo aziendale che imponeva una franchigia (un periodo di tempo non pagato) di quindici o trenta minuti per gli spostamenti giornalieri dei tecnici. Il datore di lavoro pretendeva di non pagare questa frazione temporale, considerandola un semplice trasferimento privato.

Quando il tragitto casa-lavoro diventa attività lavorativa

I lavoratori coinvolti svolgevano mansioni di assistenza tecnica direttamente sul territorio presso i clienti finali. L’Azienda forniva loro un veicolo di servizio e un terminale elettronico portatile per visualizzare le attività da svolgere. I dipendenti partivano direttamente dalla propria abitazione per raggiungere il primo luogo di intervento e rientravano al proprio domicilio dopo l’ultimo appuntamento. L’accordo sindacale interno stabiliva che i primi minuti di questo tragitto fossero a carico del dipendente. I giudici hanno invece accertato che i tecnici non potevano utilizzare quel tempo per scopi personali o ricreativi. Essi erano costantemente geolocalizzati e ricevevano disposizioni di lavoro tramite il dispositivo aziendale già durante il viaggio. Questo elemento dimostra la sottomissione del dipendente alle direttive aziendali fin dall’inizio dello spostamento.

Le motivazioni della sentenza sul tempo di viaggio come orario di lavoro

Le motivazioni della sentenza sul tempo di viaggio come orario di lavoro si fondano sulla tutela del lavoratore itinerante. La Corte di Cassazione ha spiegato che il tempo impiegato per gli spostamenti costituisce lo strumento necessario per l’esecuzione delle prestazioni tecniche presso i clienti. Durante il tragitto, i dipendenti sono a disposizione del datore di lavoro (eterodirezione) e non possono dedicarsi ai propri interessi personali o familiari. I giudici hanno applicato i principi della normativa europea in materia di orario di lavoro. Secondo questa disciplina, il lavoratore che inizia la propria attività direttamente dal domicilio deve essere considerato in servizio attivo fin dal momento in cui sale a bordo del mezzo aziendale. L’accordo collettivo che escludeva tale periodo tramite una franchigia è stato quindi ritenuto nullo perché violava norme imperative di legge non derogabili dalle parti.

Le conclusioni sul caso specifico

Le conclusioni sul caso specifico confermano la vittoria dei lavoratori e il rigetto definitivo del ricorso presentato dall’Azienda. La Suprema Corte ha stabilito che la società deve pagare tutte le differenze retributive accumulate negli anni a causa dell’applicazione della franchigia illegittima. Questo provvedimento rafforza i diritti dei lavoratori mobili e impedisce alle imprese di utilizzare la contrattazione aziendale per ridurre i diritti minimi garantiti dalla legge nazionale ed europea. Il tempo speso per viaggiare su disposizione del datore di lavoro, con strumenti aziendali e senza libertà personale, deve essere sempre pagato come lavoro straordinario o ordinario. La decisione rappresenta un precedente fondamentale per tutto il settore dei servizi tecnici a domicilio.

Il tempo impiegato per raggiungere il primo cliente da casa è considerato orario di lavoro?
Sì, se il lavoratore non ha una sede fissa, utilizza un mezzo aziendale ed è soggetto alle direttive del datore di lavoro durante il tragitto.

Un accordo sindacale aziendale può escludere il tempo di viaggio dalla retribuzione?
No, gli accordi collettivi non possono violare le norme di legge che tutelano l’orario di lavoro minimo e la salute dei dipendenti.

Quali elementi dimostrano che il tempo di viaggio deve essere pagato?
L’uso di un veicolo aziendale obbligatorio, la geolocalizzazione attiva e la ricezione di istruzioni operative tramite terminale prima di partire.

Termini giuridici

Eterodirezione
La sottoposizione del lavoratore alle direttive, alle decisioni organizzative e al controllo costante del datore di lavoro.
Franchigia
In ambito lavorativo, una quota di tempo stabilita da un accordo che viene posta a carico del dipendente e non viene retribuita.
Trasfertista
Il lavoratore che non ha un luogo di lavoro fisso o abituale e svolge la propria attività in luoghi sempre diversi.
Soccombenza
La situazione in cui si trova la parte che perde la causa in tribunale, con il conseguente obbligo di pagare le spese del giudizio.
Norma imperativa
Una regola di legge obbligatoria che i privati non possono modificare o ignorare, nemmeno tramite accordi sindacali.

Provvedimenti correlati

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.
02.37901052
8:00 – 20:00 (Lun - Sab)