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Stabilizzazione: no automatismo per i co.co.co.

Un gruppo di rilevatori ha agito contro un Ente Nazionale di Ricerca per ottenere il riconoscimento della subordinazione e la conseguente stabilizzazione. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto delle domande, evidenziando che la stabilizzazione nel settore pubblico non può prescindere da procedure selettive concorsuali. La decisione ribadisce che il mero svolgimento di attività lavorativa, anche se continuativa, non garantisce l’accesso automatico al ruolo senza il rispetto dei requisiti previsti dalla legge e dalla Costituzione.

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Pubblicato il 29 marzo 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Stabilizzazione nel pubblico impiego: i limiti per i collaboratori

La questione della stabilizzazione dei lavoratori precari presso le Pubbliche Amministrazioni rappresenta un tema centrale del diritto del lavoro moderno. Recentemente, la Corte di Cassazione si è pronunciata sul ricorso di numerosi rilevatori che chiedevano la trasformazione del proprio rapporto di collaborazione in lavoro subordinato a tempo indeterminato.

Il caso dei rilevatori precari

I lavoratori avevano prestato servizio per anni presso un prestigioso Ente Nazionale di Ricerca attraverso contratti di collaborazione coordinata e continuativa e contratti a progetto tramite società esterne. La richiesta principale riguardava l’accertamento della natura subordinata del rapporto e il diritto alla stabilizzazione prevista dalle leggi finanziarie del 2007 e 2008.

La decisione della Suprema Corte

La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando quanto già stabilito nei gradi di merito. Il punto cardine della decisione risiede nell’impossibilità di bypassare il principio del concorso pubblico per l’accesso agli impieghi nelle amministrazioni dello Stato. I giudici hanno chiarito che le norme sulla stabilizzazione sono di natura eccezionale e tassativa.

Subordinazione e onere della prova

Per quanto riguarda la riqualificazione del rapporto, la Corte ha rilevato l’assenza di elementi tipici della subordinazione, come l’eterodirezione e l’inserimento gerarchico. Le direttive impartite dall’ente erano di carattere generale e non interferivano con l’autonomia organizzativa dei singoli rilevatori. Senza la prova di un effettivo potere disciplinare e direttivo, la domanda di subordinazione non può trovare accoglimento.

Le motivazioni

Le motivazioni della sentenza si fondano sulla corretta interpretazione dell’Art. 97 della Costituzione. La Corte ha precisato che la stabilizzazione non è un automatismo derivante dalla semplice durata del rapporto precario. Essa richiede che il lavoratore sia stato originariamente assunto tramite procedure selettive. Inoltre, lo svolgimento di fatto di prestazioni subordinate, se non formalizzate in un precariato già riconosciuto, non permette l’accesso alle procedure speciali di reclutamento, che servono a sanare situazioni già inquadrate come contratti a termine.

Le conclusioni

In conclusione, la Cassazione riafferma che il sistema delle assunzioni pubbliche deve garantire trasparenza e merito. La stabilizzazione dei collaboratori esterni (co.co.co.) è possibile solo se prevista da norme specifiche e in presenza di requisiti rigorosi, tra cui la partecipazione a selezioni pubbliche. In assenza di tali presupposti, il lavoratore non può vantare un diritto soggettivo all’assunzione a tempo indeterminato, né può richiedere il risarcimento del danno comunitario se non viene prima accertata l’illegittimità della reiterazione dei contratti subordinati.

Un collaboratore esterno può ottenere la stabilizzazione automatica?
No, la stabilizzazione nella Pubblica Amministrazione richiede il rispetto di requisiti tassativi e il superamento di procedure selettive pubbliche.

Quali elementi escludono la subordinazione per un rilevatore?
L’assenza di orari fissi, la mancanza di un potere disciplinare diretto e l’autonomia nell’organizzazione dell’attività lavorativa escludono il vincolo di subordinazione.

Cosa succede se il contratto di collaborazione è nullo?
La nullità può comportare il diritto al trattamento retributivo per le prestazioni svolte, ma non garantisce la trasformazione del rapporto in un impiego pubblico di ruolo.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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