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Sostituzione del dirigente: niente stipendio pieno per i ritardi

Un dirigente amministrativo ha svolto per oltre quattro anni l’incarico temporaneo di direttore di una struttura complessa presso un’azienda sanitaria locale. Il lavoratore ha richiesto le differenze retributive per lo svolgimento di mansioni superiori, lamentando il superamento dei limiti temporali previsti dal contratto collettivo. La Corte d’Appello ha accolto la domanda, ma la Corte di Cassazione ha ribaltato la decisione. I giudici di legittimità hanno chiarito che la sostituzione del dirigente non configura lo svolgimento di mansioni superiori, poiché la dirigenza sanitaria e amministrativa appartiene a un ruolo unico. Di conseguenza, non si applica l’articolo 2103 del codice civile e al lavoratore spetta unicamente la specifica indennità sostitutiva prevista dal contratto collettivo, anche in caso di sforamento dei termini temporali della sostituzione.

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Pubblicato il 15 luglio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Riferimento Ordinanza di Cassazione Civile Sez. Lavoro Num. 18891 Anno 2023 (Cass. civ. sez. lavoro n. 18891/2023)

Sostituzione del dirigente e mansioni superiori nella sanità

Nel settore sanitario pubblico, la sostituzione del dirigente che si protrae oltre i limiti temporali stabiliti dalla contrattazione collettiva non fa scattare automaticamente il diritto a ricevere lo stipendio pieno della qualifica superiore. Questo importante principio di diritto è stato riaffermato dalla Corte di Cassazione, che ha fatto chiarezza sui confini del trattamento economico applicabile ai dipendenti della dirigenza amministrativa e medica. La questione centrale riguarda l’applicabilità delle tutele previste per i lavoratori comuni in caso di svolgimento di mansioni superiori, un tema che spesso genera contenziosi complessi tra le amministrazioni pubbliche e i propri collaboratori.

Il caso del dirigente amministrativo facente funzioni

La vicenda trae origine dal ricorso di un dipendente di un’Azienda Sanitaria Locale, inquadrato come responsabile di una struttura semplice. A seguito della cessazione del rapporto di lavoro del direttore titolare, l’amministrazione ha affidato al dipendente l’incarico provvisorio di direzione di una struttura complessa. Tale incarico, inizialmente previsto per la durata di sei mesi, è stato prorogato e rinnovato più volte, protraendosi di fatto per oltre quattro anni senza soluzione di continuità. Il lavoratore ha quindi adito le vie legali per richiedere l’accertamento dello svolgimento di mansioni superiori e la condanna dell’azienda al pagamento delle differenze retributive, in particolare per le voci relative all’indennità di struttura complessa e alla retribuzione di posizione. Sebbene la Corte d’Appello avesse inizialmente accolto le richieste del lavoratore, ritenendo applicabili le regole generali del codice civile sul diritto alla retribuzione proporzionata, l’azienda sanitaria ha proposto ricorso dinanzi alla Suprema Corte.

Il nodo delle mansioni superiori nella dirigenza

La difesa dell’azienda sanitaria si è basata sulla corretta interpretazione delle norme del contratto collettivo nazionale di lavoro. Secondo la disciplina di settore, la sostituzione temporanea di un dirigente non può essere equiparata allo svolgimento di mansioni superiori nel senso tradizionale del termine. Nella dirigenza pubblica, infatti, vige il principio del ruolo unico, che impedisce la configurabilità di un vero e proprio passaggio a mansioni superiori tra diversi incarichi dirigenziali. Il contratto collettivo prevede già una specifica indennità sostitutiva per compensare il maggior carico di responsabilità derivante dalla reggenza temporanea di un ufficio vacante. Questa indennità ha natura omnicomprensiva e ristora interamente il professionista per l’attività prestata, escludendo la possibilità di rivendicare l’intero trattamento economico del dirigente sostituito.

Le motivazioni della sentenza sulla sostituzione del dirigente

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso dell’azienda sanitaria, evidenziando che la sostituzione del dirigente nell’ambito del servizio sanitario nazionale non configura mai lo svolgimento di mansioni superiori. I giudici hanno chiarito che questa regola si applica non solo alla dirigenza medica, ma anche a quella professionale, tecnica e amministrativa, in virtù dell’omogeneità delle rispettive discipline contrattuali. Il superamento del termine di sei o dodici mesi previsto per la sostituzione temporanea svolge unicamente una funzione di stimolo per l’amministrazione affinché avvii tempestivamente le procedure concorsuali per la copertura del posto vacante. Tuttavia, l’eventuale ritardo o l’omesso rispetto di tali termini non può legittimare il lavoratore a richiedere il trattamento economico accessorio del sostituito. L’indennità sostitutiva specificamente prevista dalla contrattazione collettiva deve ritenersi pienamente remunerativa e conforme ai principi costituzionali di giusta retribuzione.

Le conclusioni sul diritto alle differenze retributive nella sostituzione del dirigente

La decisione della Suprema Corte ha sancito la cassazione della sentenza d’appello, rinviando la causa a un nuovo collegio per una nuova valutazione conforme ai principi espressi. In conclusione, la sostituzione del dirigente non attribuisce al sostituto il diritto a percepire le differenze retributive basate sul trattamento accessorio del titolare, anche qualora l’incarico si sia protratto ben oltre i limiti temporali concordati. Il lavoratore ha diritto esclusivamente all’indennità sostitutiva prevista dal contratto collettivo, la quale esclude qualsiasi altra pretesa economica aggiuntiva. Questa pronuncia tutela l’organizzazione delle aziende sanitarie e ribadisce la specificità del rapporto di lavoro dirigenziale rispetto alla disciplina comune del lavoro subordinato.

Cosa succede se la sostituzione temporanea di un dirigente supera i dodici mesi?
Il superamento dei limiti temporali non dà diritto a percepire lo stipendio del dirigente sostituito ma consente solo di ottenere l’indennità sostitutiva prevista dal contratto collettivo.

Si applica l’articolo 2103 del codice civile sulle mansioni superiori ai dirigenti sanitari?
No, l’articolo 2103 del codice civile non si applica alla dirigenza sanitaria e amministrativa poiché i dirigenti appartengono a un ruolo unico.

Quale compenso spetta al dipendente che sostituisce temporaneamente un dirigente?
Al dipendente spetta esclusivamente l’indennità sostitutiva prevista dalla contrattazione collettiva per compensare la temporanea assunzione di maggiori responsabilità.

Termini giuridici

Mansioni superiori
Svolgimento di compiti lavorativi che appartengono a un livello di inquadramento più alto rispetto a quello di assunzione.
Indennità sostitutiva
Somma di denaro aggiuntiva prevista dal contratto collettivo per compensare temporaneamente chi sostituisce un collega assente.
Struttura complessa
Unità organizzativa di livello dirigenziale elevato all'interno delle aziende sanitarie.
Rinvio
Decisione con cui la Cassazione annulla una sentenza e rimanda la causa a un altro giudice per un nuovo esame.
Onnicomprensività della retribuzione
Principio secondo cui lo stipendio dei dirigenti copre tutte le funzioni e i compiti loro affidati, senza compensi extra automatici.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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