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Somministrazione irregolare: licenziamento inefficace

La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 29316/2023, ha stabilito un principio cruciale in materia di somministrazione irregolare di manodopera. In un caso di illecita interposizione, il licenziamento intimato dal datore di lavoro formale (il somministratore) è stato dichiarato giuridicamente inefficace. La Corte ha chiarito che l’atto di licenziamento non rientra negli “atti di gestione del rapporto” che, per legge, si estendono al datore di lavoro effettivo (l’utilizzatore). Di conseguenza, il rapporto di lavoro prosegue con l’utilizzatore finché non è quest’ultimo a interromperlo legittimamente.

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Pubblicato il 18 febbraio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Somministrazione Irregolare: Il Licenziamento del Datore Fittizio è Inefficace

Nel complesso mondo del diritto del lavoro, la somministrazione irregolare rappresenta una delle patologie più insidiose, dove un lavoratore, formalmente assunto da un’impresa, presta di fatto la sua attività per un’altra. Una recente sentenza della Corte di Cassazione (n. 29316/2023) fa luce su un aspetto cruciale: chi ha il potere di licenziare in questi scenari? La risposta della Corte è netta e a tutela del lavoratore: l’atto di recesso del datore di lavoro fittizio è privo di effetti giuridici.

I Fatti del Caso

Un lavoratore veniva assunto da una società (la “Somministratrice”) per poi essere impiegato stabilmente presso un’altra grande azienda (la “Utilizzatrice”). A seguito del licenziamento comunicatogli dalla Somministratrice, il lavoratore si rivolgeva al tribunale per far accertare l’esistenza di un rapporto di lavoro subordinato direttamente con l’Utilizzatrice, data la natura illecita dell’interposizione di manodopera.

Nei primi due gradi di giudizio, i giudici, pur riconoscendo l’esistenza di una somministrazione irregolare e quindi di un rapporto di lavoro con l’Utilizzatrice, avevano ritenuto valido ed efficace il licenziamento. La loro interpretazione si basava su una norma che estende all’utilizzatore gli effetti degli atti di gestione compiuti dal somministratore. Di conseguenza, secondo le corti di merito, anche il licenziamento rientrava in tali atti. Il lavoratore, non condividendo questa conclusione, ha proposto ricorso in Cassazione.

La Decisione della Corte di Cassazione

La Suprema Corte ha ribaltato completamente la prospettiva dei giudici di merito, accogliendo il ricorso del lavoratore. Gli Ermellini hanno cassato la sentenza d’appello e rinviato la causa a un nuovo esame, basandosi su un principio di diritto fondamentale e recentemente chiarito.

Le Motivazioni della Decisione sulla somministrazione irregolare

Il cuore della decisione risiede nell’interpretazione dell’articolo 38, comma 3, del D.Lgs. 81/2015. Questa norma prevede che, in caso di somministrazione illecita, “tutti gli atti compiuti o ricevuti dal somministratore nella costituzione o gestione del rapporto si intendono come compiuti o ricevuti” dall’utilizzatore.

La questione centrale era: il licenziamento può essere considerato un “atto di gestione”?

La Cassazione ha risposto negativamente, richiamando un suo precedente intervento “nomofilattico” (Cass. n. 10694/2023), che ha fornito un’interpretazione autentica della norma. La Corte ha specificato che la legge (in particolare l’art. 80-bis del D.L. 34/2020) ha chiarito con effetto retroattivo che il licenziamento non è un atto di “gestione” del rapporto di lavoro, bensì un atto che ne determina la fine. La gestione presuppone la continuità del rapporto, mentre il licenziamento ne è la negazione.

Pertanto, la facoltà di licenziare spetta unicamente al datore di lavoro effettivo, ovvero colui che ha concretamente utilizzato e diretto la prestazione lavorativa. L’atto di recesso proveniente da un soggetto che è solo un datore di lavoro fittizio, uno schermo formale, è giuridicamente inesistente e non può produrre alcun effetto estintivo sul rapporto di lavoro reale.

Le Conclusioni

Le implicazioni di questa sentenza sono di vasta portata. Viene rafforzata la tutela del lavoratore vittima di somministrazione irregolare, impedendo che possa essere licenziato da un soggetto che non ha mai esercitato un reale potere direttivo su di lui. Il rapporto di lavoro instaurato di fatto con l’utilizzatore non può essere interrotto da un atto proveniente da un terzo (il somministratore). Per il lavoratore, questo significa che il suo rapporto di lavoro continua a tutti gli effetti con l’azienda utilizzatrice, fino a quando non sia quest’ultima a porvi legittimamente fine. Questa decisione rappresenta un importante baluardo contro l’uso distorto degli istituti di flessibilità e riafferma il principio che il potere di risolvere un contratto spetta solo a chi ne è la parte sostanziale.

In caso di somministrazione irregolare, il licenziamento comunicato dal datore di lavoro formale (il somministratore) è valido?
No. La Corte di Cassazione ha stabilito che il licenziamento non rientra tra gli “atti di gestione del rapporto” e, pertanto, quello intimato dal somministratore fittizio è inefficace nei confronti del lavoratore e del reale datore di lavoro (l’utilizzatore).

Cosa si intende per “atti di gestione del rapporto” secondo la legge?
La sentenza chiarisce, sulla base di una norma di interpretazione autentica, che gli “atti di costituzione e di gestione del rapporto” non includono l’atto di licenziamento, il quale è un atto risolutivo, e non gestionale, del rapporto di lavoro.

Qual è la conseguenza per il lavoratore se il licenziamento è dichiarato inefficace?
La conseguenza è che il rapporto di lavoro si considera legalmente ancora in essere con il datore di lavoro effettivo (l’utilizzatore), come se il licenziamento non fosse mai avvenuto, fino a quando non venga legittimamente interrotto da quest’ultimo.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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