L’esposizione prolungata a fibre tossiche durante l’attività lavorativa garantisce speciali benefici previdenziali. La legge riconosce la rivalutazione contributiva per amianto per permettere ai dipendenti danneggiati di incrementare i versamenti utili alla pensione e maturare prima i requisiti di uscita. Tuttavia, questo beneficio fondamentale non dura all’infinito. Il dipendente deve attivarsi con tempestività per non perdere i vantaggi economici previsti dall’ordinamento.
Un lavoratore del settore marittimo ha prestato servizio a bordo di navi a contatto con polveri nocive. Nel 2005 ha presentato all’ente infortunistico una specifica domanda per attestare l’ambiente a rischio. Soltanto nel 2015, a dieci anni di distanza, l’interessato ha inoltrato la richiesta di accredito contributivo all’ente di previdenza. Quest’ultimo ha respinto la pretesa eccependo la prescrizione decennale (l’estinzione del diritto per mancato utilizzo entro dieci anni). I giudici hanno dovuto stabilire l’esatto momento iniziale di decorrenza del termine.
Consapevolezza del rischio e decorrenza del termine
Il ricorrente sosteneva che il termine di dieci anni dovesse decorrere dal pensionamento o dallo sbarco definitivo dalla nave. La difesa evidenziava inoltre dubbi burocratici passati sulle competenze dell’ente assicuratore.
La giurisprudenza di legittimità adotta una linea interpretativa rigorosa. Il beneficio dell’accredito maggiorato costituisce un diritto autonomo rispetto al trattamento pensionistico effettivo. Il lavoratore può e deve far valere tale posizione indipendentemente dalla data del collocamento a riposo.
La prescrizione decennale inizia a decorrere non appena la persona acquisisce la piena consapevolezza dell’avvenuta esposizione. La presentazione della prima istanza amministrativa costituisce la prova inconfutabile di tale conoscenza. Da quel preciso istante il dipendente ha l’onere di esercitare i propri diritti previdenziali senza attendere la fine della carriera lavorativa.
Le motivazioni della sentenza sulla rivalutazione contributiva per amianto
I giudici di legittimità hanno respinto le doglianze del lavoratore, dichiarando inammissibile il ricorso. La valutazione della consapevolezza dell’esposizione professionale rientra tra gli accertamenti di fatto riservati ai giudici di merito. La Suprema Corte non può riesaminare tali elementi fattuali in assenza di vizi decisivi del testo.
La Corte ha ribadito che la domanda del 2005 dimostrava chiaramente la cognizione del pericolo da parte dell’operaio. L’inerzia durata oltre un decennio ha comportato l’estinzione del diritto per compiuta prescrizione. L’eventuale incertezza normativa iniziale non sospende il termine legale per agire.
Le conclusioni sul beneficio previdenziale
Il giudizio si chiude con la perdita definitiva del diritto al ricalcolo della pensione per il lavoratore marittimo. Il ricorrente deve inoltre sostenere le spese legali del grado di giudizio e versare un ulteriore importo a titolo di contributo unificato.
La decisione offre una guida pratica per chi lavora in ambienti pericolosi. L’istanza verso l’istituto previdenziale non deve attendere il momento del pensionamento. L’avvio delle prime pratiche di riconoscimento fa scattare immediatamente il cronometro dei dieci anni. Una mossa tardiva cancella irrimediabilmente i vantaggi accumulati.
Da quale momento decorre la prescrizione per i benefici contributivi da amianto?
Il termine decennale di prescrizione decorre dal giorno in cui il lavoratore acquisisce la consapevolezza della propria esposizione qualificata, evento che spesso coincide con la data di presentazione della prima domanda di certificazione all’INAIL.
Bisogna attendere la pensione per chiedere l’accredito dei contributi per esposizione ad amianto?
No, il diritto alla rivalutazione contributiva è autonomo rispetto al diritto alla pensione e può essere esercitato dal lavoratore anche durante l’attività lavorativa attiva, senza attendere il pensionamento.
Cosa accade se passano più di dieci anni tra la domanda INAIL e la domanda all’INPS?
Se decorrono oltre dieci anni senza atti interruttivi tra la consapevolezza dell’esposizione e la richiesta all’INPS, il diritto alla maggiorazione contributiva si estingue per prescrizione.